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giovedì 31 dicembre 2009

Solo la follia di Silvio può cambiare l’Italia!

Il ministro Bondi: "A sinistra vince l’odio. Ridono del Premier, ma rispetto a lui sono tutti nani. Per sabotare le riforme Repubblica scopre il conservatorismo".
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Ministro Bondi, dica la verità: il «partito dell’amore» è farina del suo sacco.
«Assolutamente no. Lo stupore che la frase di Berlusconi ha suscitato dimostra che ancora si sa poco delle idee che nutrono l’impegno del presidente del Consiglio».
L’amore è un inedito in politica. Come si applica?
«L’amore è un aspetto essenziale della cultura di Berlusconi. Il premier è una personalità di successo innanzitutto perché afferma dentro di sé il pensiero positivo, senza lasciare il più piccolo spazio alle passioni negative, per riprendere un concetto di Benedetto Spinoza».
Beh, con “i comunisti” un po’ ce l’ha su...
«Chi conosce Berlusconi sa che non è minimamente sfiorato dall’odio anche verso il peggior avversario. Anche il più piccolo rancore, infatti, lo indebolirebbe, inquinando l’afflato positivo della vita, quella “follia” che rende possibile realizzare i nostri sogni più profondi».
Ministro, la derideranno.
«Vedo già coloro che sorridono. Pensano di essere intelligenti, ma non lo sono: continuano a non capire e a sottovalutare Berlusconi».
Come ha vissuto l’aggressione al Premier?
«Ero a due passi da lui. Quando l’ho visto insanguinato e ho incrociato lo sguardo terrorizzato di Tremonti, ho pensato al peggio. Avevo provato un’emozione così forte solo quando al Teatro Manzoni di Milano, alla presentazione dei candidati alle Europee, svenne sul palco. Ebbi un tuffo al cuore, ricordando le immagini di Enrico Berlinguer mentre terminava un comizio».
E invece Berlusconi spiazza tutti da 15 anni. Nel ’94 quando scese in campo tutti risero e lui vinse le elezioni. Dal predellino annunciò il Pdl, tutti risero ma un mese dopo il Pdl era cosa fatta. Vincerà anche ora?
«I giudizi che esprimo io su Berlusconi sono niente rispetto ai meriti che gli storici gli riconosceranno».
Ora viene l’elenco delle imprese, vero?
«Ha impedito agli eredi del Pci di conquistare il potere attraverso la scorciatoia giudiziaria; ha sdoganato la destra italiana; ha assecondato l’evoluzione della Lega da movimento secessionista a partito di governo; ha realizzato un partito unitario dei moderati. Ora è impegnato in due grandi sfide: la modernizzazione dell’Italia e la pace politica. Al suo confronto, tutti gli altri esponenti politici sono nani».
Nani?
«Politicamente si intende».
Chi sono gli iscritti al partito dell’amore?
«Sono pochi. Chi ha trascorso gran parte della propria vita nelle organizzazioni politiche difficilmente ha mantenuto uno spirito puro».
Quindi hanno tutti la tessera del partito dell’odio.
«Sono la maggioranza, prevalentemente a sinistra: i moderati, storicamente, non conoscono l’odio politico».
Fini dove si colloca?
«Fini è un uomo in ricerca, che si pone interrogativi nuovi, dopo una lunga esperienza in un partito emarginato come erede del fascismo. Da questo punto di vista lo ammiro e ritengo possa dare un contributo importante al Pdl».
E la magistratura, che ruolo giocherà in questa fase?
«In tutti i Paesi civili il giudice è una figura che rifugge dalla notorietà e ha una coscienza sofferta delle proprie responsabilità. In Italia questo ruolo sacro è quasi completamente perduto, a vantaggio dell’“imperialismo giuridico”, per citare Violante. La prima riforma è ritornare ad uno stile sobrio, misurato, davvero indipendente dei magistrati».
Ma lei è ottimista o pessimista sul 2010 anno delle riforme?
«Sono realista e prudente. Non bisogna illudersi e illudere, creare euforia, per poi ripiombare nel solito copione del conflitto più esasperato. Dipenderà dalla volontà dei principali leader, soprattutto della sinistra».
Il Pd è spaccato fra guerra e pace.
«Il Pd soffre le conseguenze di una crisi di leadership, riflesso di una grave e prolungata crisi di identità. In generale, l’atteggiamento sulle riforme è duplice. C’è chi, nel Pdl, crede che farle col Pd significhi accettare compromessi tali da snaturarle. E c’è dall’altra parte chi, come Repubblica, pur di sabotarle giunge a teorizzare il valore del conservatorismo, nella convinzione che il centrodestra voglia solo smantellare la Costituzione».
Non se ne esce.
«Se vogliamo davvero realizzare le riforme con una comune assunzione di responsabilità, si possono decidere insieme i tempi, i binari, l’agenda delle priorità».
Tradotto?
«Superando il clima di contrapposizione, sarà forse possibile trovare un compromesso accettabile per tutti».
Lei ha detto di sé che esistono due Bondi, il buono e il cattivo. Oggi è colomba o falco?
«C’è un solo Bondi. Io sono un militante di partito: come tale perseguo gli interessi del partito, prima Forza Italia ora Pdl, con assoluta lealtà al leader. Queste doti consentono di raggiungere accordi anche con gli avversari nell’interesse del Paese. La lealtà non è in antitesi con l’intelligenza politica».
A proposito di intelligenza politica. L’Udc si sta alleando un po’ col Pdl un po’ col Pd.
«Il torto più grande dell’Udc è di non avere una politica. Attendere che l’attuale sistema politico crolli e rimetta in gioco un partito di centro è una illusione e la rinuncia ad avere un progetto politico attraente per gli elettori».
Casini torna a casa.«Avrebbe dovuto entrare nel Pdl. Ora è tardi. Ma non è tardi ricercare un rapporto di collaborazione, nell’ambito della propria autonomia. Questa strada è obbligata: il Pdl è il partito di maggioranza relativa e rimarrà tale nel futuro; entrambi facciamo parte del Ppe. E, come dimostra l’esperienza della Puglia, il Pd non può essere un interlocutore affidabile. L’ho detto al mio amico Casini: sostenete Emiliano per mantenere fede all’accordo con D’Alema, ma dimenticate che Vendola è molto meglio di Emiliano».
Questa è una notizia: Bondi tifa Vendola.
«Da un punto di vista umano, Emiliano è l’esempio di un totale involgarimento della politica».
Dice Casini che il Pdl è succube della Lega.
«Con la Lega sarà necessario stabilire un rapporto federativo, come segno di una omogeneità programmatica forte col Pdl».
Non è già così?
«Oggi c’è un’alleanza di governo. Serve un grado di unità più alto, con organismi comuni di consultazione».
Dedicare una via a Craxi è un primo passo verso la riconciliazione nazionale o è una provocazione?
«È un atto che in nessun Paese normale sarebbe oggetto di polemiche». (Paola Setti - il Giornale.it)

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