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giovedì 14 gennaio 2010

PdL: Un patto per una maggiore concertazione

Due ore di faccia a faccia tra il Premier e il Presidente della Camera. La Russa assicura: "D'ora in poi ci sarà una maggiore concertazione". Bocciata la posizione dell'Udc: "E' inaccettabile". Sul tavolo le candidature per le regionali e i sottosegretari.

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E' arrivato il momento della vertà. E' durato circa due ore il pranzo a Montecitorio fra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e il premier Silvio Berlusconi. All’incontro era presente anche il coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa,che lasciando l'incontro ha assicurato: "D'ora in poi ci sarà una maggiore concertazione". "Ci sono ragioni per essere soddisfatti dell’incontro, che non è stato di maniera - ha spiegato La Russa - sia Fini che Berlusconi non hanno nascosto l’esistenza di problemi, sviluppando un ragionamento su un piano di cordialità senza nascondersi".
Un atteso faccia a faccia La Russa è convinto che "si sia trovato il modo per ovviare ai problemi, alle questioni o, come preferisco chiamarli io e non loro, alle incomprensioni". L’atteso faccia a faccia è arrivato dopo mesi di frizioni fra i due leader e servirà ad affrontare i nodi politici nel partito e nella maggioranza, anche in vista delle prossime elezioni regionali. Una ricognizione a 360 gradi su giustizia, equilibri nel Pdl, agenda di governo, regionali, innesti al governo di nuovi sottosegretari (si è parlato di Daniela Santanchè e dell’ex aennino Andrea Augello) alleanze con l’Udc e molto altro ancora. "Ci sarà un maggior coinvolgimento, compatibilmente con il suo ruolo, per il presidente Fini nella struttura rappresentativa del partito", ha spiegato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al termine del pranzo. Questo si tradurrà, ha aggiunto il coordinatore del Pdl, anche in più "incontri tra i due co-fondatori del Pdl", ma soprattutto "un impegno per una maggiore concertazione".
Il fuoco amico Nell'incontro di oggi sia il presidente della Camera sia il premier hanno parlato delle polemiche che hanno reso più tesi i rapporti fra i due leader, causati anche dal cosiddetto "fuoco amico" e dai danni che ha provocato. "Si è parlato del fuoco amico e del danno che il fuoco amico può fare", ha detto la Russa ribadendo che nel loro incontro di oggi Fini e Berlusconi "non hanno nascosto l’esistenza di questioni o problemi da affrontare".
I rapporti con l'Udc Tra i temi dell’incontro anche la linea dell’Udc alle regionali: "Fini e Berlusconi sono concordi nel contestare la linea dell’Udc, la politica del doppio forno per noi è inaccettabile". "Per quanto riguarda le conseguenze di una distanza maggiore o meno rispetto all’Udc, la discussione è rimasta aperta - ha spiegato La Russa - per Fini non necessariamente occorre essere drastici verso l’alleanza con l’Udc". Lorenzo Cesa ha risposto a stretto giro: "E' logico che Berlusconi e Fini ritengano inaccettabile la linea dell’Udc, sennò sarebbero nostri iscritti, anche per noi è profondamente sbagliata la linea del Pdl, che ha appaltato il nord alla Lega". "Se non fosse cosi, non saremmo all’opposizione. Dov’è la novità?", ha insistito il segretario centrista. Comunque, ha concluso Cesa, "se i candidati del Pdl non vogliono accordarsi con noi non c’è problema: ne parleremo venerdì 22 alla riunione della Costituente di Centro convocata da Savino Pezzotta".
Mesi di rapporti tesi A parte la parentesi umanamente significativa della visita di Fini al San Raffaele di Milano, dove Berlusconi era ricoverato dopo l’aggressione in piazza Duomo, l’ultimo teso faccia a faccia tra di due co-fondatori del Pdl risale a due mesi fa. Allora si sfiorò la rottura, prima del compromesso siglato a denti stretti sul processo breve dopo un incontro dai toni accesi. Subito dopo, il grande freddo del fuori onda rubato a Pescara al presidente della Camera, l’aut aut del premier che a Fini chiese di spiegare il senso delle parole di biasimo bisbigliate confidenzialmente all’orecchio di un magistrato durante un convegno, la gelida replica della terza carica dello Stato: "nulla da chiarire". Intanto, Fini rivendicava il diritto di incidere sulle politiche del Pdl e di essere coinvolto nelle decisioni di governo e maggioranza, mentre i finiani facevano circolare voci circa ipotetiche scissioni, gruppi parlamentari autonomi e possibili ’associazionì dentro i gruppi parlamentari del Pdl per dare visibilità ai fedelissimi del presidente della Camera e ai loro contributi programmatici. "Non c’è nessuna competizione con nessuno", ammorbidiva i toni il premier, senza mutare la sostanza delle cose: di fatto Berlusconi e Fini non si parlavano più, nessun emissario tentava ormai neppure di caldeggiare il chiarimento, i conflitti erano all’ordine del giorno: cittadinanza, caso Cosentino, giustizia, equilibri nella gestione del Pdl, abuso della decretazione d’urgenza da parte del governo a danno del Parlamento, bilanciamento delle posizioni nella maggioranza rispetto alla Lega.
Lo scontro sui giudici Fino allo scontro aperto quando il premier, al congresso del Ppe a Bonn, lanciò l’ennesima controffensiva contro giudici, Corte Costituzionale, definendo di "sinistra" anche il Quirinale. "Chiarisca, non fa fare bella figura al Paese", intimò stavolta Fini. "Nulla da chiarire, sono stanco delle ipocrisie", fu la secca replica del premier. Domani Berlusconi e Fini tornano a parlarsi in un clima completamente diverso, sicuramente non ostile e certo favorito dalla nuova stagione politica seguita all’incidente che ha costretto il premier, dopo l’aggressione a Milano, ad una lunga convalescenza, alla pausa forzata dall’attività politica, all’idea di rilanciare una stagione di riforme istituzionali, su su fisco e giustizia. Anche se, dopo lo stop al decreto 'blocca processi', è ancora una volta evidente la distanza tra i due leader sull’ultimo di questi temi.
(Il Giornale)
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Silvio e Gianfranco al bivio. È il momento della chiarezza
La Russa e Letta hanno fatto i pontieri. Ma adesso ci vuole una chiave d’intesa
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Lui no. Lui non lo incontra. Si chiama Lorenzo Tomassini ed è il capogruppo del Pdl al comune di Bologna. Domani Gianfranco Fini sarà lì, in una libreria Coop a presentare Il futuro della libertà. Tomassini fa sapere all’Ansa che non andrà ad ascoltarlo: «L’ho sempre fatto, ma ora non condivido le sue proposte politiche, portate avanti con tanta ostinazione. Molti cittadini la pensano come me e io non voglio fare lo struzzo. Le gente ce lo chiede a tutte le riunioni che facciamo: dove vuole arrivare Fini? Come finirà questa storia?».Questo è il clima, il segno che resta sulla pelle di questa lunga stagione di sguardi freddi e fuorionda, di «lui è morto» e di «non lo guarderò più in faccia», di silenzi e incomprensioni, di mediatori e mestatori, di sirene centriste e ragioni bipolari. È il lento inverno di Berlusconi e Fini, che sembrava non passare e ora, forse, è a un bivio, a un incrocio di sguardi, a qualcosa di nuovo. Silvio e Gianfranco oggi, più o meno mezz’ora dopo l’una, si guarderanno in faccia, senza mangiare, senza contorni, ma solo per capire tutto quello che sta succedendo e magari metterci una pietra sopra. Non è la prima volta che lo fanno. Non sempre ha funzionato, ma ormai non ci sono tante alternative. Si arriva a un punto in un rapporto in cui davanti c’è solo un sì o un no, tirare a campare non serve, i tira e molla snervano il mondo. È il momento della chiarezza.Berlusconi e Fini ci proveranno, sul serio. Il lavoro dei pontieri, degli ambasciatori, nei giorni di Natale, dopo l’aggressione del Duomo, con il premier sanguinante e un clima meno da guerra civile, è servito. Tanto ha fatto Gianni Letta, giocando di sponda con il Quirinale. Berlusconi ha parlato di amore. Fini ha lasciato dietro le quinte Granata e Briguglio, affidando il lavoro diplomatico a La Russa, che in questo momento occupa nel Pdl una sorta di terra di nessuno, lì dove è più facile parlare di tregua. È lui che ha dissodato il terreno. E qualche pietra è stata tolta.Non parleranno di grandi sistemi. È chiaro che Berlusconi vuole una stagione di riforme, tutte, compresa e soprattutto la giustizia. È chiaro che Fini cerca un ruolo, un futuro, un peso politico, un’identità. Non vuole morire berlusconiano. Ma non è da qui che si parte. Questo è un punto di arrivo. È quello che accadrà un giorno, quando la lunga transizione troverà un porto, una quiete. Prima ci sono i piccoli passi. Questioni pratiche.Ecco allora le elezioni, quelle vicine, le regionali. Berlusconi e Fini cominceranno a parlare di questo, scriveranno sulla carta i nomi di tutti i candidati, daranno un nome alle caselle incerte e magari anche con chi allearsi. Il premier non nasconderà il fastidio per il Casini ballerino e il presidente della Camera dirà: lascialo ballare, adesso non è un problema. Berlusconi sente l’aria della campagna elettorale. È un’emozione che ama. È il suo gioco. In questo davvero è diverso dal Fini di questi ultimi anni, l’uomo delle istituzioni, l’uomo in blu, che qualche volta si concede una gita fuori porta in jeans.E poi c’è il governo. Che fare dei sottosegretari? Ce ne sono almeno due nuovi da battezzare. Berlusconi vuole la Santanchè e lo dice. Fini si irrigidisce. L’angolo della bocca si sposta verso il basso, un gesto veloce alla cravatta. È palese che non la vuole. Ma non è qui per mettere veti. Non s’impunta. Non ne fa una questione di onore e di orgoglio. Fa solo presente al suo interlocutore che anche Augello merita una poltrona. Gianfranco lo ha messo fuori gioco nel Lazio, per dare spazio alla Polverini.
La via d’uscita dovrebbe essere questa: ok alla Santanchè, ma anche Augello sarà sottosegretario. L’importante è trovare una chiave d’intesa. Le riforme vanno fatte e qui escono fuori i caratteri. Fini chiede cautela. Bisogna sentire sempre il Quirinale. Non tagliare i ponti con l’opposizione. Niente strappi. Cautela. Cautela. Berlusconi ascolta, dice sì, ma non vuole colpi a sorpresa. Né trucchi né inganni. Si lasciano con una parola: fiducia. È l’ultimo tram per il futuro.
(Il Giornale)
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Fini-Berlusconi "patto per maggiore concertazione"
Così La Russa dopo il pranzo di lavoro tra il Premier ed il Presidente della Camera
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Concluso il pranzo con Gianfranco Fini, Silvio Berlusconi torna nella sua residenza di palazzo Grazioli dove ad attenderlo ci sono i tre coordinatori del partito insieme con i due esponenti del PdL pugliese Antonio di Staso e Rocco Palese, in pole per la corsa alla guida della Regione. Un incontro interlocutorio ,quello per scegliere il candidato in Puglia, riferiscono alcuni presenti, ai quali però non sarebbe sfuggito il non buon umore del premier. Rimasto con i suoi fedelissimi Berlusconi avrebbe confidato di non essere molto soddisfatto dell'incontro avuto con il co-fondatore del partito. Non sono né rose, né fiori ma nemmeno rottura, sarebbe stato il commento del Cavaliere ai suoi per sintetizzare il pranzo con il presidente della Camera. Ad informare Fini sulle iniziative del governo sarà Gianni Letta mentre per quanto riguarda le questioni inerenti al partito a relazionare il co-fondatore del Pdl saranno i tre coordinatori. Certo, gli incontri con Fini proseguiranno e la disponibilità non manca, ma la convinzione di Berlusconi è che nel rapporto con il presidente di Montecitorio qualcosa sia definitivamente cambiato. Il Presidente del Consiglio avrebbe confidato ai suoi fedelissimi di non capire alcune prese di posizione dell'ex leader di An, come ad esempio sull'immigrazione. Non credo, è quanto avrebbe detto ai suoi, che Fini cambierà idea. Una irritazione, quella del Cavaliere, che cresce quando si parla di Udc. Quello che Berlusconi vuole evitare, spiegano dal partito, è che gli elettori abbiano l'impressione che il Pdl abbia abbandonato il bipolarismo e per questo l'intenzione è di non dare l'impressione che ci sia un'alleanza con i centristi a livello nazionale. Tutt'al più ci potranno essere accordi locali, e su questo il premier non avrebbe posto alcun veto, lasciando che sia il partito a decidere. Ulteriori perplessità Berlusconi le avrebbe espresse sulle recenti convergenze tra Pier Ferdinando Casini e l'ex leader di An. I dubbi su alcune prese di posizione del presidente della Camera, e che ha detta del premier indeboliscono tutta la coalizione, restano. Ma la linea affidata allo stato maggiore del PdL è quella di mostrare una distensione tra i due in vista dell'imminente campagna elettorale. (Ansa)

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