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domenica 6 giugno 2010

Il Punto dell'On.le Marco Zacchera del PdL

n. 325 del 6 Giugno 2010
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SEMPLIFICAZIONI
Ben vengano le più volte annunciate semplificazioni che permettano la nascita e la vita delle piccole e medie imprese di ogni tipo, ma speriamo veramente che - per una volta - alle promesse seguano i fatti. Sempre più spesso, infatti, è proprio nell’affrontare i problemi concreti di ogni giorno per tantissime persone che – nonostante tutto - hanno ancora la voglia di darsi economicamente da fare che si scopre e si conferma troppo spesso che, al di là degli slogan e delle parole, voler investire è diventata una colpa, una sfida, un dramma, qualche volta un calvario.
Assisto quotidianamente a negozi che non possono aprire per mille vincoli e controlli, a imprese che non possono espandersi per “conferenze dei servizi” con ritmi infiniti: aAziende che vorrebbero ingrandirsi e magari anche assumere, ma sono sottoposti a vincoli immani. Avete idea di quanti cavilli può scoprire – per esempio - una ASL per obbligarvi a lavori di nessuna utilità pratica nel momento in cui volete aprire una qualsiasi attività? Si è calcolato quanti milioni di bagni inutili sono stati realizzati in Italia o di rubinetti “a norma”? E quanto ci vuole per farsi autorizzare una tramezza in carto-gesso (ovviamente ignifuga, lavabile, ecc.ecc.?) Quante volte metrature e altezze minime nei centri storici diventano un dramma? Il circuito è infernale: chi comincia di solito ha pochi soldi ma ha delle idee e vuol fare, ma deve prendere in affitto dei locali e sistemarli se vuole aprire. Ma subito la cosa si complica, gli si rompono le scatole su tutto e si ritarda. Il tempo passa tra perizie e i progetti tecnici di conformità, gli allacciamenti, le norme energetiche e sanitarie. Intanto non si parte e quindi non incassa, ma devi pagare i locali, le attrezzature, le caparre e quindi non incassando vai in rosso. Ecco quindi che le banche chiudono la borsa, i soldi finiscono e magari si entra nel giro dell’usura per non perder tutto.
Guai poi a contare su un finanziamento pubblico promesso, giusto, documentato, obbiettivo: mesi e mesi di incerta attesa (dopo aver affrontato tutte le spese per la trafila burocratica per accedere al finanziamento) tra “ammissione” e liquidazione e magari alla fine ti dicono candidamente “Lei ha ragione, tutto perfettamente a posto, ma la legge non è più finanziata”. Nel frattempo al Ministero o in Regione i fondi sono infatti andati “in perizione” e per averli si riapre la procedura del gioco dell’oca. Nel frattempo non hai neppure aperto, o lo hai fatto in qualche modo e puoi aver già chiuso od essere fallito.
Se hai avuto anche solo una scadenza non onorata - magari per non aver pagato una rata dell’auto o di un macchinario che ancora non hai neppure usato - sei “segnalato” alla centrale rischi e immediatamente il muro bancario diventa impenetrabile, non importa se magari non hai pagato pochi euro per mille e doverose ragioni. Provate a non voler più pagare una bolletta che “automaticamente” vi addebitano ingiustamente sulla carta di credito, magari per un numero telefonico che da un anno non avete più: provate! Tante volte basterebbe un po’ di buonsenso, un maggior impegno degli enti, un “silenzio-assenso” con date certe e autocertificazioni su tutto…Ma spesso non c’è nulla da fare, tutti ti dicono “peccato, però!” Intanto la tua azienda è andata a gambe all’aria per la gioia dei burocrati europei di “Basilea 2” che lo stipendio l’hanno sempre assicurato. E così l’Italia si ferma…
GAZA E ISRAELE
Sono un amico di Israele “ senza ‘se’ e senza ‘ma’ ” e proprio perché lo difendo da anni non posso che criticare il metodo con cui è stata portata avanti l’azione militare nei confronti dei “pacifisti” che si avvicinavano alle coste di Gaza alcuni giorni fa.
Una azione che innanzitutto ha portato alla grave perdita di vite umane che vanno comunque ricordate con rispetto ma anche perchè ha steso un’ombra sulle forze armate israeliane che in passato si erano distinte – anche attraverso le loro unita di elite – in iniziative estremamente mirate e con significative minime conseguenze collaterali.
Sono convinto che il governo di Tel Aviv ha preso e prenderà i dovuti provvedimenti, così come ampia è stata la condanna di una larga parte della stessa opinione pubblica israeliana, una opinione pubblica (ricordiamocelo..) che è libera nello scrivere, nel pensare e nel discutere, ben diversamente da quella della gran parte dei paesi arabi dove la democrazia non esiste.
E’ stato un grave errore tattico agire in quella maniera sottovalutandone le conseguenze ed i rischi. Questo tragico episodio ha intanto portato nuovamente all’attenzione dell’opinione pubblica la drammatica situazione nella striscia di Gaza che non può continuare ad incancrenirsi all’infinito senza una vera svolta e soluzione “politica”. Per farlo va garantita la sicurezza di Israele, ma anche ricordato con forza che non esiste una leadership palestinese con la quale discutere e che abbia un minimo di credibilità. Tra Hamas e OLP è in atto da anni una guerra civile interna lastricata di cadaveri di cui quasi tutti sono all’oscuro, così come molti “pacifisti” che mentre reclamano (giustamente) migliori condizioni di vita per i palestinesi dimenticano di chiedere alle stesse autorità palestinesi un po’ di unità di intenti, il ripudio del terrorismo e il rispetto di un minimo di diritti umani.
DI PIETRO
Il Tonino nazionale è proprio un personaggio: urla con tutti, soprattutto quando qualcuno comincia a fargli delle domande imbarazzanti sulla sua laurea, sui suoi trascorsi, sulle sue frequentazioni, sui regali e regalini che ho ottenuto in carriera, sul modo perlomeno disinvolto di gestire le finanze del suo partito, su certi immobili che scottano.Toccatelo, e Di Pietro invocherà le Caste e la censura, i poteri forti, Berlusconi, ecc.ecc. … Ma risposte su di lui proprio non ne dà.
TRE NOTE (STONATE) IN FINANZIARIA
Nella nuova legge finanziaria ci sono molte cose buone, ma altre sembrano buttate giù di fretta, senza ragionare sulle conseguenze, oppure si notano già troppe marce indietro, rischiano di vanificare sprechi e risparmi. Qualche esempio?
1) Il prof. Salvatore Zecchini, presidente dell’ “Istituto per la Promozione industriale”, giustamente si lamenta da Helsinki - dov’era per un convegno internazionale - di aver appreso solo leggendo i giornali della soppressione del suo Ente nelle pieghe della recente manovra finanziaria. “Cosa devo dire adesso ai miei quasi 300 dipendenti?” E’ un problema, come lo è però anche capire cosa servissero 300 dipendenti in un Ente di cui pochi conoscevano l’esistenza e soprattutto l’utilità visto che l’IPI dovrebbe come fine istituzionale “ Trovare le strategie per ottimizzare risorse e incentivi pubblici a favore delle imprese”. Oltre che (leggo sul suo sito) “ In quanto struttura in house del Ministero, la sua azione si inquadra a supporto dell’intero processo sotteso all’intervento pubblico di settore, sia nell’ambito della definizione delle politiche che in quello dell’assistenza tecnica alla programmazione e attuazione dei programmi e degli interventi.” (??!!). Il tutto svolto nella sede di Roma e nella succursale di Napoli. Il problema è che se questo Istituto è una succursale ministeriale temo che i 300, forse non più “giovani e forti”, ce li ritroveremo comunque per anni a spese della pubblica amministrazione… Quanti degli "Enti Inutili" si trovano in queste condizioni? Possibile che non si riesca a vedere nella pancia delle sigle quelle che servono e quelle che sono nidi di spreco? Chiarezza, mai.
2) Stupendo: con la nuova manovra finanziaria viene abolito il “gettone di presenza” dei consiglieri comunali che – per un piccolo capoluogo come Verbania – era di circa 30 euro netti a seduta di consiglio o commissione, in media 80 euro al mese.
Bene? Mica tanto: oggi i consiglieri potrebbero in alternativa pretendere “Fino al 20% dell’indennità lorda del sindaco” ovvero circa 800 euro al mese. Nel caso di specie io il sindaco lo faccio gratis stante l’indennità parlamentare e quindi si potrebbe sostenere che il 20% di zero è sempre zero, ma resta il fatto che questo 20% è comunque una riduzione rispetto al 33% in vigore fino ad oggi. Ergo, ci sono comuni in Italia dove fare il consigliere comunale è una vera e propria professione, indipendentemente dalle condizioni economiche dell’ente. Piacerebbe sapere quali e quanti siano questi comuni, in quali regioni e per quali importi, e magari (come avveniva a Taranto) se il comune - che pur pagava profumatamente consiglieri comunali e circoscrizionali - non fosse in completo dissesto finanziario…
3) Partiti Politici: alla fine la montagna partorisce il topolino? Per i partiti politici la riduzione dei fondi pubblici non sarà del 50% come paventato all’inizio, ma solo del 10%. Una vergogna visto che a parte la pacchia dei giornali di partito che non legge quasi nessuno (o di ex partiti: c’è ancora “La voce repubblicana” debitamente sovvenzionata) tutti i partiti politici hanno speso somme folli e relativamente inutili in campagne elettorali costosissime e che obbiettivamente potevano essere molto più contenute. Capisco eventuali debiti pregressi e cautelati presso le banche con i presunti introiti futuri, ma una energica cura dimagrante è assolutamente necessaria anche perché le strutture di partito come quelle di una volta non ci sono più e comunque una maggiore austerity è obbiettivamente necessaria. Il tutto senza dimenticare che gli italiani in più referendum hanno detto “no” al finanziamento pubblico e l’attuale sistema è un’autentica “furbata” per dribblare la legge e soprattutto la volontà della gente. Non si può chiedere sacrificio al prossimo e dimenticarlo di farlo a casa propria!
UN SALUTO E BUONA SETTIMANA A TUTTI ! MARCO ZACCHERA

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