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domenica 25 luglio 2010

I democratici licenziano il migliore: Veronesi

L’ex ministro dell’Ulivo accetta dal governo la guida dell’agenzia nucleare e il Pd gli impone di dimettersi da senatore. Lo scienziato a muso duro: "Nessun problema, me ne vado". Ormai siamo alle epurazioni per "collaborazionismo"
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Per il nucleare, è pronto a dire addio al Pd e al seggio di Palazzo Madama. L’oncologo e senatore Um­berto Veronesi lo ha chiarito ie­ri, dopo giorni di polemiche e di ultimatum da parte di espo­nent­i del partito che lo ha volu­to candidato alle ultime elezio­ni: «Nessun problema: sull’in­compatibilità avevo deciso pri­ma che il partito si esprimesse. Se accetto il ruolo lascio la cari­ca di senatore». Se dunque si concretizzerà, da parte del go­verno, la proposta di nomina­re Ve­ronesi alla presidenza del­la neonata Agenzia per la Sicu­rezza sul nucleare, lui si dimet­terà da parlamentare, come gli è stato chiesto dal Pd. Ma qualcosa, al partito di Bersani, il professore la manda a dire,in un’intervista a Repub­blica : «Io sono a favore del nu­cleare da sempre. Non da oggi, non da pochi mesi», e dunque chi lo ha candidato non può ora cadere dalle nuvole per la sua disponibilità. E poi «pensa­vo che la sinistra, storicamen­te impegnata nella protezione della salute, trovasse congenia­le alla sua cultura il fatto di­met­tere come responsabile della si­curezza una persona che la rap­presenta. Invece non è stato co­sì ». Anzi, l’ala ecologista del partito è insorta, chiedendogli di avere il «buongusto» di an­darsene se aveva intenzione di accettare l’incarico. Mentre da varie parti gli è arrivata l’accu­sa velata di «tradimento». Vero­nesi tiene a precisare che accet­tare l’incarico non equivale a vendersi al nemico, anche per­ché l’agenzia deve studiare la sicurezza del nucleare e non «decidere se e dove le centrali vanno costruite», dunque «la mia posizione nell’Agenzia non avrebbe niente a che vede­re con la politica energetica del Paese: peccato che qual­che collega del Pd non lo abbia voluto capire». Veronesi è comunque pron­to alle dimissioni dal Senato. E questo nonostante non sia ob­bligato a farlo, visto che nella legge istitutiva dell’Agenzia è stata inserita una norma che sancisce uno stretto regime di incompatibilità con il manda­to­parlamentare per tutti i com­ponenti del Consiglio del­l’Agenzia tranne uno: il presi­dente, appunto. Una «norma ad personam», ha denunciato il Pd. E un «tentativo di giocar­ci in casa» da parte della mag­gioranza, mettendo a capo del­­l’Agenzia un fiore all’occhiello rubato allo schieramento op­posto. «Per Berlusconi - nota il parlamentare Ermete Realacci - sarebbe un gran coup de théâtre , quello che non gli è riu­scito con la Marcegaglia o con Montezemolo, tanto più in un momento in cui la politica nu­cleare del governo è in impas­se ». Dietro la scelta di Veronesi (di cui si parla addirittura co­me possibile Nobel per la medi­cina) ci sarebbero anche la spinta del Quirinale verso una scelta «bipartisan» e di garan­zia, e il lavorio diplomatico di Gianni Letta. Anche se in una parte del Pdl c’è una fronda an­ti- Veronesi, che avanza il no­me del senatore berlusconia­no (nonchè ingegnere nuclea­re) Guido Possa. In casa Pd, dopo la polemica degli scorsi giorni, ci si è resi conto del passo falso. Il segreta­rio Bersani si è affrettato ad in­contrare l’oncologo, e ieri il suo portavoce Stefano Di Tra­glia ha assicurato che Bersani «non ha mai posto la questio­ne delle dimissioni», che c’è «massimo rispetto» per le scel­te di Veronesi e che quella del Pd non è una «contrarietà ideo­logica al nucleare», semmai una valutazione di «scarsa cre­dibilità dei piani del governo». (Il Giornale)
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Parla l'oncologo Umberto Veronesi, Senatore del Pd, ed invia una lettera al Corriere della Sera: Ecco le cinque ragioni per cui potrei dire sì all'Agenzia sul nucleare
Caro direttore,
Il dibattito che si è sviluppato intorno all'ipotesi di una mia nomina a Presidente dell'Agenzia per la Sicurezza del nucleare appare confuso su 5 punti fondamentali, che tengo molto a chiarire. Primo, la scelta non è ancora fatta: non ho accettato la proposta di nomina a Presidente, ma la sto attentamente valutando. La decisione che ho preso è che, nel caso in cui accettassi, sicuramente mi dimetterei dal Senato. Lo farei non per motivi partitici, ma perché non potrei conciliare attività scientifica, agenzia e lavori in Senato. Dunque al momento continuo la mia attività senatoriale, all'interno della Commissione Istruzione, Ricerca e Cultura, dove si lavora bene intellettualmente e umanamente. Secondo, ho posto precise condizioni al mio sì: il piano deve essere tecnologicamente avanzato, economicamente sostenibile e professionalmente gestito da figure di alto profilo scientifico e non selezionate in base a logiche di partito. Inoltre il mio ruolo deve garantire ampi margini di libertà di decisione e di azione, e deve essere compatibile con la mia attività clinica, medica e scientifica, che non ho alcuna intenzione di abbandonare. Terzo, le mie competenze in qualità di Presidente sarebbero di coordinamento degli esperti in materia di nucleare (prevalentemente fisici), con una responsabilità diretta circa la sicurezza per la salute della popolazione.
Chi teme la mia mancanza di sapere ed esperienza tecnica sul nucleare va rassicurato: mi occuperò di rischio per la salute e prevenzione, come faccio da sempre, con impegno. Va detto comunque che ho sempre coltivato l'interesse per la fisica (anzi direi che sono un appassionato); non a caso ho ricevuto la Laurea Honoris Causa in Fisica dall'Università di Milano. Quarto, la motivazione del mio profondo interesse per la proposta è che ritengo che la scelta del nucleare sia un Bene per il Paese, che amo e che vorrei vedere sviluppare in linea con gli standard mondiali più avanzati. La mia posizione ha origini scientifiche «storiche» e non è cambiata nel tempo. Gli Stati Uniti e, proprio ai nostri confini, la Francia e la Svizzera (modello di qualità di vita per noi italiani) hanno da anni investito nel nucleare e continuano a sviluppare strategicamente la loro scelta. Come fonte di energia, il nucleare è al momento la meno tossica per l'uomo: il rischio collegato al suo utilizzo è quello di incidente alle centrali di produzione, ed oggi nel mondo è calcolato vicino allo zero. E' dunque l'alternativa più valida al petrolio, che è altamente inquinante ed è causa di conflitti sanguinosi, oltre che di episodi disastrosi per l'ambiente e la salute, come abbiamo vissuto di recente con la vicenda americana della Bp. Quinto ed ultimo punto, la mia eventuale decisione a favore della nomina non cambia il mio pensiero, la mia filosofia e il mio impegno sociale. Sono legato (in alcuni casi anche iniziatore) ai movimenti che sostengono i diritti dei più deboli e dei più poveri, che lottano contro l'ingiustizia sociale, che si impegnano contro gli squilibri economici, l'indigenza e la fame nel mondo, che promuovono la pace e il rispetto dei diritti umani, che agiscono a favore della questione femminile. Questi sono i temi che applicano i valori della Sinistra, a cui ho aderito per tutta la vita, dalla lontana Resistenza, all'incarico come Ministro in un Governo di sinistra, fino al mio recente impegno in Parlamento. Valori che non rinnego e continuerò a trasformare in atti concreti. Per questo, su caloroso invito di Walter Veltroni, nel 2008 ho accettato di candidarmi al Senato e per questo, sono convinto, sono stato eletto a Milano: portare in Parlamento i miei 50 anni di battaglie per la salute, la scienza e la libertà di pensiero e di ricerca. Come ho dichiarato apertamente, non sono mai stato iscritto ad un partito e non mi sono iscritto al Pd. Il mio contributo alla vita dei cittadini e al Paese sono convinto sia, in questo momento, accettare un ruolo di tutela della salute nell'ambito di una scelta nucleare (che strategicamente condivido) comunque già presa dall'attuale Governo. Per questo, se tutte le condizioni che ho indicato saranno rispettate, accetterò la nomina di Presidente dell'agenzia per la sicurezza del nucleare. (Il Corriere della Sera)

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