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giovedì 22 aprile 2010

Gianfranco Fini: Contrordine, non ce ne andiamo

Tremaglia, Di Biagio e Angeli fra i finiani
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I finiani, riuniti nella sala Tatarella della Camera hanno firmato uno a uno il documento che si riconosce in Gianfranco Fini come rappresentante della componente interna al PdL. Nel documento si spiega che viene data fiducia a Fini per esporre i temi avanzati in questi giorni alla direzione nazionale del partito. 36 deputati e 14 senatori, hanno firmato il documento. Fra questi l'On. Mirko Tremaglia, l'On. Aldo Di Biagio, responsabile del settore italiani nel mondo del partito, e l'On. Giuseppe Angeli, eletto in Sud America. Ma in 76 scrivono un contro Documento degli ex di An contrari alla proposta politica di Fini: 42 deputati e 33 senatori, oltre al Sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Tra i firmatari Maurizio Gasparri Ignazio La Russa, Altero Matteoli e Giorgia Meloni. "Siamo fermamente convinti - scrivono gli anti-finiani - che il PdL rappresenti una scelta giusta e irreversibile. Vogliamo contribuire ulteriormente a rafforzare il PdL, restando all’interno del Partito. L’unità del PdL, il bipolarismo, il rafforzamento della democrazia interna, i valori della destra, la modernizzazione dell’Italia attraverso una forte agenda di riforme, sono obiettivi e contenuti che quanti provengono dall’esperienza di An, decisiva per l’affermazione del centrodestra e per la nascita del PdL, ritengono prioritarie ed essenziali". E Berlusconi riunisce i coordinatori. Immediata contromossa del Premier in vista della direzione del PdL di giovedì. Iniziato a palazzo Grazioli il vertice tra Silvio Berlusconi i vertici del PdL e lo stato maggiore leghista. "Non credo che sia una cosa che si può ipotizzare, non ha alcun senso". Così uno dei partecipanti al vertice PdL-Lega a palazzo Grazioli riassume il giudizio dato "dai più" sull’ipotesi che Fini formi una corrente nel PdL. "Le richieste dei finiani sembrano abbastanza confuse e annacquate in un documento che non pare straordinario". All’osservazione dei cronisti che facevano notare come non si potesse impedire la costituzione di una corrente, la stessa fonte replica: "Non gli si può impedire nulla, neanche di andarsene...". E alla domanda se Berlusconi avesse personalmente espresso un proprio giudizio, la risposta della fonte è stata negativa. La posizione del premier è quella di "wait and see" in attesa della direzione di giovedì. Tensione tra i finiani Farefuturo proclama che "disobbedire è morale". Ma tra i finiani, sull'orlo della "scissione morbida" all'interno del Pdl, ci sono parecchie divergenze di vedute. Roberto Menia che accusa platealmente Italo Bocchino in Transatlantico, Amedeo Laboccetta che rilascia dichiarazioni di fuoco sempre contro il vicepresidente dei deputati PdL: il clima tra i finiani, a pochi minuti dalla riunione in sala Tatarella, non è proprio quello di una rimpatriata tra vecchi amici. (L'Italiano)
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PdL, in direzione il duello con Fini
Berlusconi: "Correnti sono metastasi"
Silvio Berlusconi replica deciso alla "fronda" di Gianfranco Fini: definisce "metastasi" le correnti e se il cofondatore del Pdl decidesse per lo strappo, se cioè si arrivasse a una scissione governo andrebbe avanti lo stesso. Nussuno spazio per l'ipotesi di strategie del lororamento da qui alla fine della legislatura. La replica del premier alla terza carica dello stato arriva in serata a margine della cerimonia per il 62/o anniversario della nascita dello Stato di Israele dove è presente anche Fini (tra i due c'è una stretta di mano), che però va via prima che Berlusconi si conceda alle domande dei cronisti.
Tutti presenti alla Direzione del PdL. Il tam tam si è diffuso nel pomeriggio tra i parlamentari del PdL di Camera e Senato: in Direzione nazionale bisogna essere tutti presenti perché c’è la possibilità che si votino dei documenti. Nel corso dell’incontro a Palazzo Grazioli con i vertici del PdL, è stato proprio Berlusconi a spiegare che proporrà un documento in cui si specifichi che le regole interne vanno rispettate. Tradotto: quando la maggioranza decide, la minoranza si adegua. "Non sono io ad aver posto dei problemi e dunque non sono io a dover dare risposte - ha detto il premier - semmai è Fini che ha sollevato delle questioni, io ascolterò e replicherò sulla base di ciò che dirà". Poi ha rilanciato: "Le correnti sono metastasi nei partiti".
Berlusconi incontra i suoi. Il Premier ha spiegato che nel corso della direzione nazionale intende parlare del tema che gli sta più a cuore e cioè le riforme, che la maggioranza intende realizzare entro la fine della legislatura: "Io parlerò di questo, ha spiegato il Cavaliere, se qualcuno vuole porre altre questioni è liberissimo di farlo, e se lo farà eventualmente replicherò". Nessuna intenzione di farsi logorare per i prossimi tre anni tra discussioni e distinguo, il premier ha spiegato che il suo obiettivo è governare per i prossimi tre anni e "realizzare le riforme per cui gli italiani ci hanno votato". In più di una occasione, il Cavaliere avrebbe ribadito di non avere alcuna intenzione di ritrovarsi nella situazione del 2004 quando "siamo rimasti al governo, ma non siamo più riusciti a governare". "La direzione sarà la celebrazione della vittoria elettorale - ha spiegato Berlusconi - quanto il governo ha fatto in questi anni e quanto farà in futuro".
Il futuro del partito. "Non è possibile che ci siano correnti che qualcuno ha definito metastasi dei partiti", ha spiegato Berlusconi ricordando che "il Pdl è un movimento che nasce dal popolo, non è un partito con le correnti che facevano parte dei vecchi partiti". Proprio per questo, ha puntualizzato, "il governo andrà avanti anche nell’eventualità che Gianfranco Fini faccia una scissione dal Pdl". Secondo Berlusconi, infatti, il Popolo della libertà è il partito "più democratico" che ci sia e al suo interno "si discute»". "Quando si arriva a una decisione dove c’è una maggioranza, la minoranza si deve adeguare".
La direzione del partito. Nel corso dell’incontro si è discusso anche della scaletta della lunga direzione nazionale, che dovrebbe iniziare la mattina (fra le nove e le 10) e concludersi dopo le 18. Al momento non è ancora stato definito nei dettagli il programma, ma si sta ragionando su una scaletta che prevede una relazione introduttiva affidata al presidente del Consiglio, degli interventi di alcuni ministri e in particolare di quelli responsabili delle materie oggetto delle riforme. È previsto ovviamente un intervento di Fini, e successivamente altri interventi non meglio specificati, presumibilmente dei coordinatori. La direzione nazionale si dovrebbe concludere con una replica finale di Berlusconi.
Il Pdl alla resa dei conti. L’incontro di domani all’Auditorium della Conciliazione è però allargato anche ai gruppi parlamentari di Senato, Camera ed Europarlamento, e a tutti i membri del governo. Organo previsto dall’articolo 18 dello statuto del partito, la direzione nazionale è composta da 120 membri eletti dal congresso a cui vanno aggiunti i membri dell’Ufficio di presidenza e i Responsabili nazionali di settore che fanno arrivare a 171 i membri, più Berlusconi. In base allo statuto, la direzione nazionale "concorre alla definizione delle linee politiche e programmatiche" del Pdl ed è "convocata dal Presidente nazionale di norma una volta al trimestre" anche se può riunirsi "comunque ogni volta ne faccia istanza il 25% dei suoi componenti".
Le precedenti riunioni. In precedenza, la direzione si è già riunita due volte in riunioni lampo: una volta per l’obbligo giuridico di approvare il bilancio e una volta per una brevissima sessione dopo le elezioni europee; in ogni caso, mai per un dibattito politico. La convocazione ufficiale dell’assemblea di domani è stata fatta lo scorso 15 aprile, giorno del pranzo dello "strappo" tra Berlusconi e Fini: all’ordine del giorno ci sono l’analisi del voto e le iniziative per l’attuazione del programma elettorale del prossimo triennio. Lo statuto prevede altri nove organi nazionali: congresso nazionale, presidente nazionale, ufficio di presidenza, comitato di coordinamento con i tre coordinatori, consiglio nazionale, assemblea dei parlamentari nazionali ed europei, segretario amministrativo nazionale, responsabili nazionali di settore e consulte tematiche.
La Russa: era meglio impedirgli di fare presidente Camera. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, uno dei colonnelli storici di Fini, ha le idee chiare: "Penso che l’errore che abbiamo fatto tutti noi ex di An è stato quello di non consigliare a Gianfranco Fini, o quantomeno non contrastare, la sua decisione di fare il presidente della Camera, anziché rimanere nel partito in cui sarebbe stato, con Berlusconi al governo, il numero uno o il numero due". La Russa, intervistato nel corso del programma tv Mattino 5, ha spiegato così la sua teoria: "Fini si è trovato in una condizione di dovere istituzionale che ha incentivato le diversità rispetto a Berlusconi, che gli ha impedito di intervenire nel partito, se non con osservazioni che finivano con essere momenti di rottura".
Pisanu: "La minoranza si può fare". "Non ho sottoscritto alcun documento nè partecipato a incontri riservati degli amici di An perchè, semplicemente, non ne faccio parte. Domani alla direzione del Pdl probabilmente prenderò la parola", ha detto il presidente della commissione Antimafia, Beppe Pisanu. "Nel Pdl - ha spiegato - sono più i motivi di convergenza che quelli di divergenza. Domani alla direzione si chiarirà da tutte le parti che la libertà di discutere non viene meno: si tratta di discutere e di decidere democraticamente. Fini sa che gli italiani non vogliono rinunciare alla democrazia dell’alternanza, è una conquista importante".
Stretta di mano a Villa Miani. Berlusconi e Fini si incontrano a Villa Miani, in occasione della celebrazione del 62° anniversario della nascita dello Stato di Israele. I due leader si scambiano una veloce stretta di mano alle spalle dell’ambasciatore d’Israele a Roma Gideon Meir sul palchetto allestito al centro della sala principale prima dell’inizio degli interventi. Prima di salire sul podio degli oratori il Cavaliere ha incrociato Pier Ferdinando Casini e ha scherzato con lui "spolverando" con un fazzoletto la giacca del leader centrista. Subito dopo il premier è salito sul piccolo palco e ha stretto la mano anche a Piero Fassino. "Ci auguriamo che non possano esserci scissioni, spero proprio non possano esserci, ma in ogni caso il governo andrebbe avanti comunque", dice Silvio Berlusconi lasciando la cerimonia. (Il Giornale)

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