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mercoledì 28 settembre 2011

Al via il 15° Censimento della popolazione in Italia

Terzo censimento dei cittadini italiani residenti all’estero

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Dal 12 Settembre le famiglie che abitano in Italia hanno cominciato a ricevere nelle cassette postali i questionari del 15° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni 2011, che si svolge nell’anno in cui si celebra il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Ha preso così avvio la rilevazione che l’Istat effettua ogni 10 anni per conteggiare la popolazione e conoscere le sue caratteristiche, nonché per aggiornare e revisionare le anagrafi comunali, così da determinare la popolazione legale necessaria a fini giuridici generali ed elettorali. Inoltre, il Censimento raccoglie informazioni sulla quantità e le caratteristiche strutturali delle abitazioni e degli edifici. Un’operazione che il 9 ottobre, data di riferimento del Censimento 2011, scatterà una fotografia a oltre 25 milioni di famiglie, quasi 61 milioni di cittadini, italiani e stranieri, residenti in 8.092 Comuni italiani.
Tra le principali innovazioni del 15° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni c’è l’invio per posta del questionario che, fino all’edizione precedente, veniva consegnato dai rilevatori comunali direttamente casa per casa.
Grazie all’impiego delle Liste anagrafiche comunali, ciascun intestatario del foglio di famiglia riceverà all’indirizzo di residenza – risultante in anagrafe alla data del 31 dicembre 2010 – un plico contenente il questionario, la guida per la sua compilazione e tutte le informazioni su come restituirlo. Altra importante novità del Censimento è la possibilità offerta alle famiglie di compilare e restituire il questionario via Internet collegandosi al sito http://censimentopopolazione.istat.it/ e inserendo la propria password di accesso (stampata sul questionario). La restituzione via web del modello servirà a snellire e semplificare le operazioni di compilazione e ridurre i tempi di rilascio dei risultati.
Qualora la famiglia preferisca compilare il questionario cartaceo, potrà restituirlo agli uffici postali o ai Centri di raccolta allestiti dai Comuni.
Per la prima volta, inoltre, una legge europea rende obbligatorio il Censimento in tutti i Paesi dell’Unione, fissando regole comuni relative all’anno di riferimento, al campo di osservazione, alle definizioni, alle classificazioni e alle variabili da rilevare. L’obiettivo è quello di garantire una migliore comparabilità dei risultati.
Rispetto al Censimento 2001, sono state inserite alcune domande nuove che riservano particolare attenzione all’ambiente: nel questionario 2011, infatti, si trovano quesiti sul tipo di combustibile o di energia usati per il sistema di riscaldamento delle abitazioni e sull’eventuale presenza di impianti a energia rinnovabile o di aria condizionata.
Un’attenzione particolare è stata posta anche alla tecnologia, con una domanda sulla disponibilità di cellulari e connessione a Internet. Sono, inoltre, presenti quesiti sulle difficoltà incontrate - per problemi di salute - nello svolgere alcune attività della vita quotidiana (presenti soltanto nel questionario in forma completa).
Tutte le informazioni raccolte dal Censimento sono garantite dalla legge sotto il profilo della tutela e della riservatezza, principi che l’Istat rispetta rigidamente e assicura in occasione di ogni rilevazione, applicando le disposizioni del Codice in materia di protezione dei dati personali (legge n. 196 del 2003).
La compilazione dei questionari potrà avvenire via Internet o sul modello cartaceo non prima del 9 ottobre, data di riferimento del Censimento; a partire dal 9 ottobre e fino al 20 novembre sarà possibile riconsegnare i modelli. (Per tutte le informazioni si veda "http://www.istat.it/it/archivio/38062".
Anche gli italiani residenti all’estero verranno censiti il 9 ottobre. Tale operazione si chiama “rilevazione” ed è disciplinata da due atti normativi: la legge 470 del 1988 e la modifica operata dalla legge 104 del maggio 2002. La rilevazione del 2011 costituisce il 3° Censimento dei cittadini italiani residenti all’estero.
In considerazione della notevole intensità dei flussi migratori di nostri connazionali, numerosi sono stati i tentativi di definire la consistenza della presenza italiana nel mondo. Attualmente, la determinazione del numero dei cittadini italiani residenti all’estero discende dall’elaborazione dei dati provenienti dagli schedari consolari. Ecco perché il Ministero degli Affari Esteri ha già da tempo impartito precise istruzioni alla rete diplomatico-consolare per la revisione e la bonifica dei dati degli schedari. L’occasione del censimento è infatti di particolare importanza per il MAE, in quanto consentirà di avere un’immagine piuttosto articolata delle collettività all’estero, su cui basare la pianificazione futura delle varie attività di competenza di questo Ministero.

Il primo Censimento della popolazione risale al 1861, anno dell’unificazione del Paese nel Regno d’Italia, quando gli italiani erano 26 milioni e trecentomila.Da allora sono state realizzate 14 rilevazioni, di cui l’ultima risale al 2001. Con il Censimento 2011, e una popolazione che supera i 60 milioni, si arriva a 15. Dal 1861 le tornate censuarie si sono susseguite ogni dieci anni con le eccezioni del 1891, per le difficoltà finanziarie in cui versava il Paese, e del 1941, a causa della guerra. Un’altra eccezione è il Censimento del 1936, svolto a soli cinque anni dal precedente a seguito di una riforma legislativa del 1930 che ne aveva modificato la periodicità, subito dopo riportata a cadenza decennale e rimasta invariata fino a oggi.
Il 2° Censimento dei cittadini italiani residenti all’estero si è svolto in data 21 marzo 2003, a seguito dell’approvazione della legge 104 del 2002 che stabilisce l’utilizzo dei dati degli schedari consolari per la rilevazione dei cittadini all’estero.

Per ulteriori informazioni, consultare il sito dell’ISTAT all’indirizzo http://censimentopopolazione.istat.it/.
(Agenzia Inform)

lunedì 19 settembre 2011

La missione impossibile del Cavaliere

Pubblichiamo l'editoriale di Giuliano Ferrara comparso sul Giornale
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Berlusconi incastrato: Non ha commesso reati ma un errore politico. Si scusi per ripartire, ma resista e contrattacchi
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Tecnicamente Berlusconi è incastrato. Quel che emerge dalle intercettazioni non è reato, non è un crimine, ma è peggio: è un devastante errore politico. Un uomo di stato non deve parlare con un telefonino peruviano, non deve maneggiare i liquidi in quantità sconsiderate, non deve trovarsi in mezzo a piccole intermediazioni con aziende pubbliche, non deve imbarcare una compagnia di giro rutilante sugli aerei di stato, non deve fare in prima persona quel che l’amicizia il diletto o l’imbarazzante condizione di sorvegliato speciale gli suggerisce, e per giunta non deve a nessun costo essere esposto in questi comportamenti davanti a tutti. Incastrato. È la parola giusta, di verità, che chi ama Berlusconi e lo sostiene con consapevolezza politica, e perfino amicizia personale, non deve nascondere. Né a sé stesso né ai lettori né a lui.
Dunque se ne deve andare? Subito? Difendersi da privato cittadino o da deputato? Deve farlo nell’interesse della maggioranza che lo ha eletto e poi lo ha sostenuto in Parlamento, nell’interesse del suo partito e del suo paese, soprattutto del suo paese? La mia risposta è “no”, non deve. C’è qualcosa di importante e dignitoso che gli resta da fare. Deve andare dai magistrati e dir loro la verità, che non è una verità criminale. Si è divertito in modo imprudente, ma si è solo divertito. E quando una ragazza ha insistito un po’ troppo, le ha detto che “a tempo perso” faceva il primo ministro. Ridendo, con l’autoironia che è sua, con la percezione da monello del fatto che la faccenda stava diventando un po’ imbarazzante, perché poi lui, sì, se la godeva come desiderava e voleva, il che è insindacabile, ma aveva molte altre cose da fare, e le faceva.
Berlusconi deve scuse formali, non per il gusto delle belle donne (“che sono care”, come diceva nel documentario Silvio forever! Con bella e simpatica improntitudine italiana, condivisa dal resto della vecchia nazione maschia), non per quello, ma per la situazione in cui si è cacciato, aiutato dalla sua folle giocosità, da una punta di innocentemanonimpeccabilesciatteria, dalla solita corte che i grandi si portano sempre appresso. Le cose specifiche per cui deve scusarsi le ho elencate all’inizio di questo articolo, che non avrei mai voluto scrivere (come chi legge immagina da sé). Le scuse ci vogliono, l’interrogatorio va reso, e non a Palazzo Chigi ma a Napoli. Con o senza avvocati. Berlusconi non è un gangster, non deve nascondersi dietro il collegio dei bravi avvocati che fanno di tutto per preservarlo di fronte all’accanimento che lo colpisce: è stato per quasi due decenni il capo degli italiani, di un’Italia diversa da quella che c’era sempre stata, un dandy colpito dall’invidia puritana ma anche un uomo di idee e di fatti incancellabili, ha meriti e responsabilità storiche, pubbliche, che non può nascondere sotto la sabbia della mera difesa della vita privata. Deve essere umano come lo è sempre stato. Sa di avere sbagliato, deve scusarsi.
Poi, il contrattacco. Gli italiani saranno anche cinici ma non sono stupidi. Sanno che la vita privata è grigioscura. Sanno che se Agnelli, Carli, Colombo e molti altri eminenti protagonisti della nostra storia, come è avvenuto per Martin Luther King e per John Kennedy, fossero stati sottoposti allo screening barbarico, oltre che grottesco, toccato a Berlusconi, nessuno sarebbe sopravvissuto per la monumentalizzazione in memoriam. Sanno che nel modo in cui è trattato Berlusconi, da un pugno di magistrati e dai mass media, c’è qualcosa di atroce, di losco, di civilmente irresponsabile, di antinazionale, di sommamente ingiusto. Un grande imprenditore e impresario coraggioso, pieno di idee e di fuoco nella pancia, ha conquistato la guida dello stato, ed è questo il peccato originale che l’Italia parruccona non gli ha mai perdonato. E in questo la maggioranza degli italiani sente di essere stata manipolata e ingannata.
L’ultimo inganno sarebbe darla vinta ai suoi avversari e nemici. C’è una soluzione sana, seria, politicamente credibile e responsabile per interrompere la legislatura o formare un nuovo governo che sappia fare alcune cose recenti fatte dall’armata Berlusconi, come la nomina di Draghi a Francoforte, quella di Saccomanni alla Banca d’Italia, una manovra di argine finanziario al disastro internazionale della “comunità di debito” chiamata Europa (banche tedesche comprese)? C’è gente in grado di affrontare con forza questioni drammatiche e urgenti come il mercato del lavoro, i livelli abnormi di spesa pubblica improduttiva, il bisogno di misure per la crescita economica capaci di scardinare assetti corporativi e sindacali arcaici? Non c’è.
Eliminato Berlusconi personalmente, posto che Berlusconi accetti di andarsene senza un’ordalia elettorale che oggi nessuno vuole, le soluzioni possibili, interne alla maggioranza o di unità nazionale, non danno alcuna garanzia di riuscita, di significato. Eppoi, questo è il punto decisivo, l’Italia non deve festeggiare la liberazione da Berlusconi e dal berlusconismo in nome di disvalori belluini come quelli che hanno portato a centinaia di migliaia di intercettazioni usate come arma impropria di lotta politica, alla esibizione di un tredicenne nel ruolo di Torquemada in uno stadio di Milano, e alla trasformazione di peccati personali in reati pubblici, la via più sicura verso l’ingiustizia e l’asservimento a una morale insincera, più fatua e dannosa di qualsiasi telefonata tra il premier e Tarantini.
Fatte le sue scuse, ammessi i suoi errori, umano e vero, Berlusconi deve resistere e contrattaccare....
© - FOGLIO QUOTIDIANO