Ultimissime AISE Agenzia Internazionale Stampa Estero

IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

mercoledì 18 gennaio 2012

Il principio dell'oltre ogni ragionevole dubbio

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Sulla regola dell’«oltre il ragionevole dubbio», formalizzata nell’art. 533 c.p.p. per effetto della L. 46/2006 (cd. Legge Pecorella), in modo da condizionare la pronunciabilità delle sentenze di condanna, si è da ultimo pronunciata la Cassazione con la sentenza n. 931 del 13 gennaio 2012. Detta regola impone di pronunciare condanna quando il dato probatorio acquisito lascia fuori solo eventualità remote, pur astrattamente formulabili e prospettabili come possibili in rerum natura, ma la cui concreta realizzazione nella fattispecie in esame non trova il benché minimo riscontro nelle emergenze processuali, ponendosi al di fuori dell’ordine naturale delle cose e della normale razionalità umana. Viene così cristallizzato il principio di civiltà giuridica secondo cui deve pervenirsi ad una pronuncia di condanna solo quando si abbia la «certezza processuale» che, esclusa l’interferenza di decorsi alternativi, la condotta sia attribuibile all’agente come fatto proprio.
Secondo i giudici di Cassazione il principio dell’«al di là di ogni ragionevole dubbio», pur se non più accompagnato dalla regola dell’inappellabilità delle sentenze assolutorie, espunta dalla sentenza della Consulta 36/2007, presuppone comunque che, in mancanza di elementi sopravvenuti, l’eventuale rivisitazione in senso peggiorativo compiuta in appello sullo stesso materiale probatorio già acquisito in primo grado ed ivi ritenuto inidoneo a giustificare una pronuncia di colpevolezza sia sorretta da argomenti dirimenti e tali da evidenziare oggettive carenze o insufficienze della decisione assolutoria che deve quindi, rivelarsi, a fronte di quella riformatrice, non più sostenibile neppure nel senso di lasciare in piedi residui ragionevoli dubbi sull’affermazione di colpevolezza. Gli ermellini precisano, pertanto, come non basti, per la riforma caducatrice di un’assoluzione, una mera diversa selezione e valutazione del materiale probatorio, caratterizzata da pari o addirittura minore plausibilità rispetto alla valutazione operata dal primo giudice, occorrendo piuttosto una forza persuasiva superiore, tale da far venire del tutto meno quella situazione di «ragionevole dubbio» che ha impedito di pronunciare sentenza di condanna. La condanna, invero, presuppone la certezza della colpevolezza, mentre l’assoluzione non presuppone la certezza dell’innocenza ma la mera non certezza della colpevolezza.
Nello specifico caso portato all’attenzione della Corte, questa ha riconosciuto come il giudice di secondo grado, nel riformare la sentenza di assoluzione impugnata, non abbia rispettato i criteri sopra indicati, omettendo di dissipare nella relativa pronuncia di condanna i dubbi sulla colpevolezza dell’imputato ragionevolmente rilevati dal primo giudice. Ciò che ha indotto all’accoglimento del ricorso proposto.



Principio dell’oltre il ragionevole dubbio: dalla Cassazione penale i criteri interpretativi
(
di: Anna Costagliola - www.diritto.it - Pubblicato in Sentenze - Data di pubblicazione: 18/01/2012)

Coloro che hanno cambiato casacca

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I parlamentari che hanno cambiato gruppo, dall'inizio della legislatura, sono 144.
Gli ultimi: Stefania Craxi, dal PdL al Misto, e Renato Cambursano, dall'Idv al Misto.
E' un fenomeno che riguarda tutti i partiti!
C'è chi li ha persi (PdL -79, Pd -24, Idv -10, Ln -1) e chi li ha guadagnati (Responsabili +35, Fli +32, Misto + 23, Udc +5).

giovedì 12 gennaio 2012

E' morto Rosario Spatola, ma nessuno lo sapeva!

La Procura lo ha scoperto solo ora. Dopo appena 4 anni !

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Era stato citato come teste d'accusa nel processo per l'uccisione di Mauro Rostagno. Ma oggi il Pm Francesco Del Bene, in apertura d'udienza, ha comunicato che il pentito Rosaria Spatola è morto, senza specificare quando. Solo nel tardo pomeriggio si è accertato che la morte del collaboratore di giustizia, classe 1949, allontanato dal servizio di protezione, condannato e quasi dimenticato, in realtà risale a quattro anni fa, il 10 agosto 2008. Ma nessuno ne sapeva niente. Un "difetto di comunicazione", come si sono affrettati a puntualizzare dalla Procura. L'ennesimo colpo di teatro che ha avuto come un protagonista un uomo che non finiva mai di stupire. A sentire lui la mafia e la politica inquinata non avevano segreti. Ma i veri pentiti importanti, a cominciare da Giovanni Brusca, hanno detto di non averlo mai conosciuto. Spatola aveva riempito verbali su tante vicende nel corso di una collaborazione a fasi altalenanti cominciata con Paolo Borsellino, al tempo in cui il magistrato ucciso nella strage di via D'Amelio dirigeva la Procura di Marsala. Fin quando parlava di storie minori e di traffici di droga era considerato attendibile. Ma poi Spatola allargò l'orizzonte delle rivelazioni occupandosi delle storie più oscure e parlando di un sistema di relazioni tra la mafia, la politica e la massoneria. Quando la sua attendibilità fu messa in ombra dai magistrati, e da Borsellino per primo, Spatola decise di alzare il tiro. Accusò Bruno Contrada di avere avuto rapporti con il boss Rosario Riccobono e vari politici, tra cui l'ex ministro Calogero Mannino, assolto dopo 17 anni dall'accusa di mafia.Trovò un momento di notorietà con alcune clamorose interviste televisive. E finì per diventare un caso quando il pm Francesco Taurisano, con cui il pentito aveva continuato a parlare, denunciò la scomparsa dai suoi cassetti di verbali di Spatola e di un'altra discussa pentita trapanese, Giacoma Filippello. Ma a sua volta Taurisano fu sanzionato dal Csm con l'ammonimento, seguito da un trasferimento, per non avere trasmesso ad altri magistrati competenti i verbali di Spatola.La cronaca ha registrato altre "rivelazioni" di Spatola sul caso Messina (relazioni tra mafia e magistrati), sull'uccisione nel 1985 di Graziella Campagna, una ragazza di 17 anni eliminata come teste scomoda, e su tante altre storie. Ma con una credibilità che ormai non veniva quasi più riconosciuta. Del resto era stato lui stesso, nel primo interrogatorio reso a Paolo Borsellino, a tratteggiare la sua 'caratura'. "La mia attività principale è la truffa", aveva ammesso aggiungendo di essersi deciso a collaborare, perché temeva di essere ucciso. "Ho venduto per 115 milioni ad alcuni mafiosi - spiegò - dei lingotti che erano di piombo dorato". Il 22 dicembre del 1989 Borsellino mette a verbale che Spatola non è mafioso: il padre del "pentito" era maresciallo di polizia e la mafia non arruola neppure parenti di vigili urbani. Solo dopo oltre un anno di fronte ad altri giudici Spatola sosterrà di essere stato affiliato da una cosca attiva in Svizzera. Un'altra balla raccontata da un pentito "piccolo piccolo" passato dalla ribalta delle cronache giudiziarie all'oblio. Fino alla morte, scoperta con quattro anni di ritardo.
(Il Giornale di Sicilia)

domenica 1 gennaio 2012

Messaggio fine anno del Presidente Napolitano

Palazzo del Quirinale, 31/12/2011
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Buona sera e buon anno. E innanzitutto, grazie. E' un grazie che debbo a tanti di voi, a tanti italiani, uomini e donne, di tutte le generazioni e di ogni parte del paese, per il calore con cui mi avete accolto ovunque mi sia recato per celebrare la nascita dell'Italia unita e i suoi 150 anni di vita. Grazie per la partecipazione sentita e significativa a quelle celebrazioni, per lo spirito di iniziativa che si è acceso nelle più diverse istituzioni e comunità, accompagnando uno straordinario risveglio di memoria storica e di mobilitazione civile, e portando le celebrazioni del Centocinquantenario a un successo, per quantità e qualità, superiore anche alle previsioni più ottimistiche.Il mio è, in sostanza, un grazie per avermi trasmesso nuovi e più forti motivi di fiducia nel futuro dell'Italia. Che fa tutt'uno con fiducia in noi stessi, per quel che possiamo sprigionare e far valere dinanzi alle avversità : spirito di sacrificio e slancio innovativo, capacità di mettere a frutto le risorse e le riserve di un'economia avanzata, solida e vitale nonostante squilibri e punti deboli, di un capitale umano ricco di qualità e sottoutilizzato, di un'eredità culturale e di una creatività universalmente riconosciute.Non mi nascondo, certo, che nell'animo di molti, la fiducia che ho sentito riaffiorare e crescere nel ricordo della nostra storia rischia di essere oscurata, in questo momento, da interrogativi angosciosi e da dubbi che possono tradursi in scoraggiamento e indurre al pessimismo. La radice di questi stati d'animo, anche aspramente polemici, è naturalmente nella crisi finanziaria ed economica in cui l'Italia si dibatte.Ora, è un fatto che l'emergenza resta grave : è faticoso riguadagnare credibilità, dopo aver perduto pesantemente terreno ; i nostri Buoni del Tesoro - nonostante i segnali incoraggianti degli ultimi giorni - restano sotto attacco nei mercati finanziari ; il debito pubblico che abbiamo accumulato nei decenni pesa come un macigno e ci costa tassi di interesse pericolosamente alti. Lo sforzo di risanamento del bilancio, culminato nell'ultimo, così impegnativo decreto approvato giorni fa dal Parlamento, deve perciò essere portato avanti con rigore. Nessuna illusione possiamo farci a questo riguardo. Ma siamo convinti che i frutti non mancheranno. I sacrifici non risulteranno inutili. Specie se l'economia riprenderà a crescere : il che dipende da adeguate scelte politiche e imprenditoriali, come da comportamenti diffusi, improntati a laboriosità e dinamismo, capaci di produrre coesione sociale e nazionale.Parlo dei sacrifici, guardando specialmente a chi ne soffre di più o ne ha più timore. Nessuno, oggi - nessun gruppo sociale - può sottrarsi all'impegno di contribuire al risanamento dei conti pubblici, per evitare il collasso finanziario dell'Italia. Dobbiamo comprendere tutti che per lungo tempo lo Stato, in tutte le sue espressioni, è cresciuto troppo e ha speso troppo, finendo per imporre tasse troppo pesanti ai contribuenti onesti e per porre una gravosa ipoteca sulle spalle delle generazioni successive. Nella seconda metà del Novecento, il benessere collettivo è giunto a livelli un tempo impensabili portando l'Italia nel gruppo delle nazioni più ricche. Ma a partire dagli anni Ottanta, la spesa pubblica è cresciuta in modo sempre più incontrollato, e ormai insostenibile. E c'è anche chi ne ha tratto e continua a trarne indebito profitto : a ciò si legano strettamente fenomeni di dilagante corruzione e parassitismo, di diffusa illegalità e anche di inquinamento criminale. Né, quando si parla di conti pubblici da raddrizzare, si può fare a meno di mettere nel mirino l'altra grande patologia italiana : una massiccia, distorsiva e ingiustificabile evasione fiscale. Che ci si debba impegnare a fondo per colpire corruzione ed evasione fiscale, è fuori discussione. Sapendo che è un'opera di lunga lena, che richiede accurata preparazione di strumenti efficaci e continuità : ed è quanto si richiede egualmente per un impegno di riduzione delle disuguaglianze, di censimento delle forme di ricchezza da sottoporre a più severa disciplina, di intervento incisivo su posizioni di rendita e di privilegio.Ma mentre è giusto, anzi sacrosanto, fare appello perché si agisca in queste direzioni, è necessario riconoscere come si debba senza indugio procedere alla puntuale revisione e alla riduzione della spesa pubblica corrente : anche se ciò comporta rinunce dolorose per molti a posizioni acquisite e a comprensibili aspettative.Per procedere con equità si deve innanzitutto stare attenti a non incidere su già preoccupanti situazioni di povertà, o a non aggravare rischi di povertà cui sono esposti oggi strati più ampi di famiglie, anche per effetto della crescita della disoccupazione, soprattutto giovanile. Ma più in generale occorre definire nuove forme di sicurezza sociale che sono state finora trascurate a favore di una copertura pensionistica più alta che in altri paesi o anche di provvidenze generatrici di sprechi.Bisogna dunque ripensare e rinnovare le politiche sociali e anche, muovendo dall'esigenza pressante di un elevamento della produttività, le politiche del lavoro : per la fondamentale ragione che il mondo è cambiato, che l'epicentro della crescita economica - e anche di quella demografica - si è spostato lontano dall'Europa, e non solo il nostro paese, ma il nostro continente vedono ridursi il loro peso e i loro mezzi, e debbono rivedere il modo di concepire e distribuire il proprio benessere, e concentrare i loro sforzi nel guadagnare nuove posizioni e opportunità nella competizione globale. Senza mettere in causa la dimensione sociale del modello europeo, il rispetto della dignità e dei diritti del lavoro.Mi si consenta una piccola digressione personale : vengo da una lontana, lunga esperienza politica concepita e vissuta nella vicinanza al mondo del lavoro, nella partecipazione alle sue vicende e ai suoi travagli. Mi sono formato, da giovane, nel rapporto diretto, personale con la realtà delle fabbriche della mia Napoli, con quegli operai e lavoratori. E' un sentimento e un'emozione che ho visto rinnovarsi in me ogni volta che ho visitato da Presidente una fabbrica, incontrandone le maestranze. Comprendo dunque, e sento molto, in questo momento, le difficoltà di chi lavora e di chi rischia di perdere il lavoro, come quelle di chi ha concluso o sta per concludere la sua vita lavorativa mentre sono in via di attuazione o si discutono ancora modifiche del sistema pensionistico. Ma non dimentico come nel passato, in più occasioni, sia stata decisiva per la salvezza e il progresso dell'Italia la capacità dei lavoratori e delle loro organizzazioni di esprimere slancio costruttivo, nel confronto con ogni realtà in via di cambiamento, e anche di fare sacrifici, affermando in tal modo, nello stesso tempo, la loro visione nazionale, il loro ruolo nazionale.Non è stato forse così negli anni della ricostruzione industriale, dopo la liberazione del paese? Non è stato forse così in quel terribile 1977, quando c'era da debellare un'inflazione che galoppava oltre il 20 per cento e da sconfiggere l'attacco criminale quotidiano e l'insidia politica del terrorismo brigatista?Guardiamo dunque con questa consapevolezza alle grandi prove che abbiamo davanti : come superare i rischi più gravi di crisi finanziaria per il nostro paese, e come reagire alle minacce incombenti di recessione. L'Italia può e deve farcela ; la nostra società deve uscirne più severa e più giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più coesa.Rigore finanziario e crescita. Crescita più intensa e unitaria, nel Nord e nel Sud, da mettere in moto con misure finalizzate alla competitività del sistema produttivo, all'investimento in ricerca e innovazione e nelle infrastrutture, a un fecondo dispiegarsi della concorrenza e del merito. E' a queste misure che ha annunciato di voler lavorare il governo, nel dialogo con le parti sociali e in un rapporto aperto col Parlamento. Obbiettivo di fondo : più occupazione qualificata per i giovani e per le donne. Si è diffusa, ormai, la convinzione che dei sacrifici siano inevitabili per tutti : ma la preoccupazione maggiore che emerge tra i cittadini, è quella di assicurare un futuro ai figli, ai giovani. E' questo obbiettivo che può meglio motivare gli sforzi da compiere : è questo l'impegno cui non possiamo sottrarci.Perseguire questi obbiettivi, uscire dalle difficoltà in cui non solo noi ci troviamo è impossibile senza un più coerente sforzo congiunto al livello europeo. E' comprensibile che anche in Italia si manifesti oggi insoddisfazione per il quadro che presenta l'Europa unita. Ma ciò non deve mai tradursi in sfiducia verso l'integrazione europea. Quel che abbiamo costruito, insieme, tenacemente, è stato decisivo per garantirci sempre di più pace e unità nel nostro continente, progresso in ogni campo, crescente benessere sociale, salvaguardia e affermazione nel mondo dei nostri comuni interessi e valori europei.E oggi, ben più di cinquant'anni fa, solo uniti potremo ancora progredire e contare come europei in un quadro mondiale radicalmente cambiato. All'Italia tocca perciò levare la sua voce perché si vada avanti verso una più conseguente integrazione europea, e non indietro verso anacronistiche chiusure e arroganze nazionali. Occorrono senza ulteriori indugi scelte adeguate e solidali per bloccare le pressioni speculative contro i titoli del debito di singoli paesi come l'Italia, perché il bersaglio è l'Europa, ed europea dev'essere la risposta.Risposta in termini di stabilità finanziaria e insieme di rilancio dello sviluppo. E non ci siamo. Particolarmente sottovalutata è la prospettiva della recessione, con tutte le sue conseguenze. In quanto all'Italia, è tempo che da parte di tutti in Europa si prendano sul serio e si apprezzino le dimostrazioni che il nostro paese ha dato e si appresta a dare, pagando prezzi non lievi, della sua adesione a principi di stabilità finanziaria e di disciplina di bilancio, nonché del suo impegno per riforme strutturali volte a suscitare una più libera e intensa crescita economica. Abbiamo solo da procedere nel cammino intrapreso, anche per far meglio sentire, in seno alle istituzioni europee - in condizioni di parità - il nostro contributo a nuove, meditate decisioni ed evoluzioni dell'Unione.In questo senso sta svolgendo il suo mandato il governo Monti, la cui nascita ha costituito il punto d'arrivo di una travagliata crisi politica di cui il Presidente del Consiglio, on. Berlusconi, poco più di un mese fa, ha preso responsabilmente atto. Si è allora largamente convenuto che il far seguire precipitosamente, all'apertura della crisi di governo, uno scioglimento anticipato delle Camere e il conseguente scontro elettorale, avrebbe rappresentato un azzardo pesante dal punto di vista dell'interesse generale del paese. Di qui è venuto quel largo sostegno in Parlamento al momento della fiducia al governo, con una scelta di cui va dato merito a forze già di maggioranza e già di opposizione.E' importante ora che l'Italia possa contare su una fase di stabilità e di serenità politica. Ciò non toglie che ogni partito mantenga la sua fisionomia e si caratterizzi in Parlamento con le sue proposte rispetto all'azione che l'esecutivo deve portare avanti. Soprattutto, un vasto campo è aperto per l'iniziativa dei partiti e per la ricerca di intese tra loro sul terreno di riforme istituzionali da tempo mature. Queste sono necessarie anche per creare condizioni migliori in vista di un più costruttivo ed efficace svolgimento della democrazia dell'alternanza nello scenario della nuova legislatura dopo il ritorno alle urne.Mi auguro che i cittadini guardino con attenzione, senza pregiudizi, alla prova che le forze politiche daranno in questo periodo della loro capacità di rinnovarsi e di assolvere alla funzione insostituibile che gli è propria di prospettare e perseguire soluzioni per i problemi di fondo del paese. Non c'è futuro per l'Italia senza rigenerazione della politica e della fiducia nella politica.Solo così ci porteremo, nei prossimi anni, all'altezza di quei problemi di fondo che sono ardui e complessi e vanno al di là di pur scottanti emergenze. Avvertiamo quotidianamente i limiti della nostra realtà sociale, confrontandoci con la condizione di quanti vivono in gravi ristrettezze, con le ansie e le incertezze dei giovani nella difficile ricerca di una prospettiva di lavoro. E insieme avvertiamo i limiti del nostro vivere civile, confrontandoci con l'emergenza della condizione disumana delle carceri e dei carcerati, o con quella del dissesto idrogeologico che espone a ricorrenti disastri il nostro territorio, o con quella di una crescente presenza di immigrati, con i loro bambini, che restano stranieri senza potersi, nei modi giusti, pienamente integrare. Ci si pongono dunque acute necessità di scelte immediate e di visioni lungimiranti. Occorre una nuova "forza motivante" perché si sprigioni e operi la volontà collettiva indispensabile ; occorrono coraggio civile e sguardo rivolto "con speranza fondata verso il futuro". Questo ci hanno detto nei giorni natalizi alte voci spirituali. Esse si sono in effetti rivolte al più vasto mondo in cui si collocano i travagli della nostra Italia e della nostra Europa. Un mondo nel quale sono emerse di recente nuove correnti e forze portatrici di aspirazioni alla libertà e alla giustizia, ma anche difficoltà e tensioni, e ancora feroci repressioni. Mentre restano aperti antichi focolai di contrapposizione e di conflitto, e si manifestano ciechi furori religiosi, fino a dar luogo a orribili stragi di comunità cristiane. L'Italia non può restare, e non resta, estranea a ogni possibile iniziativa di pace e umanitaria : come dice la nostra partecipazione - anche con dolorosi sacrifici di giovani vite - a quelle missioni militari e civili internazionali che vedono migliaia di nostri connazionali farsi onore. Nel salutarli e ascoltarli in occasione del Natale, ho colto accenti confortanti di alto senso di responsabilità e di forte vocazione al servizio del bene comune.Sono accenti che colgo, qui in Italia, in tante occasioni di incontro con le molteplici espressioni dell'universo della solidarietà, del volontariato, dell'impegno civile. Sono accenti che trovo in lettere toccanti che mi vengono indirizzate da persone anziane, da giovani e ragazzi, da uomini e donne che raccontano i loro propositi operosi e le loro esperienze. Lasciatemi dunque ripetere : la fiducia in noi stessi è il solido fondamento su cui possiamo costruire, con spirito di coesione, con senso dello stare insieme di fronte alle difficoltà, dello stare insieme nella comunità nazionale come nella famiglia.E allora apriamoci così al nuovo anno : facciamone una grande occasione, un grande banco di prova, per il cambiamento e il nuovo balzo in avanti di cui ha bisogno l'Italia.A voi tutti, con affetto, buon 2012 !




sabato 31 dicembre 2011

E' morto Mirko Tremaglia

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E’ morto Mirko Tremaglia, padre degli Italiani nel Mondo!
Un condottiero che portò le sue truppe (gli emigrati) ad innumerevoli vittorie. Dall’anagrafe consolare al voto all’estero, attraverso due riforme costituzionali e tante leggi ordinarie, sono conquiste che portano la sua firma.
Da Ministro per gli Italiani nel Mondo seppe interpretare i sogni ed i desideri dell’altra Italia, e li trasformò ...in tante realtà ed in tantissime nuove speranze.
Gli emigrati italiani si riappropriarono dell’orgoglio di appartenenza. La diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo fu il nuovo credo anche per le nuove generazioni.
I parlamentari nel mondo, di origine italiana (circa 400), risvegliarono in se stessi l’orgoglio delle loro origini, e si trasformarono nel nostro miglior biglietto da visita verso quegli Stati esteri.
L’epoca Tremaglia, fu al tempo stesso il rinascimento ed il risorgimento della nostra vecchia emigrazione.
Ciao Mirko, vecchio Leone, resterai sempre nel cuore di chi come me ha avuto il privilegio di conoscerTi e di vivere con Te gioie e dolori di tante battaglie politiche per il benessere dei nostri Connazionali all'estero!!!

venerdì 16 dicembre 2011

Compie 80 anni Natale in casa Cupiello

All'inizio atto unico, successo immortale di Eduardo De Filippo

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Sul palcoscenico del cinema-teatro Kursaal c'era la favola comica e malinconica di Luca Cupiello e del suo amatissimo presepe. All'esterno, per le strade di Napoli, c'erano festa e botti, cappone e capitone, quasi che lo spettacolo teatrale continuasse per davvero nella realtà. Cosi nasceva esattamente 80 anni fa (21 dicembre 1931) il primo capolavoro di Eduardo De Filippo, la celebre commedia intitolata 'Natale in casa Cupiello'. E nasceva anche il mito dei tre fratelli attori, Eduardo, Titina e Peppino, eredi artistici nonché figli naturali del grande Eduardo Scarpetta. I tre, dopo alcuni tentativi, avevano fondato la compagnia del 'Teatro Umoristico i De Filippo', una sigla che suscitò subito entusiasmo a Napoli. Basti pensare che il contratto con il Kursaal prevedeva solo nove giorni di repliche, ma poi a furor di popolo i De Filippo restarono in scena per nove mesi.
E quel testo, nato per le esigenze dell'avanspettacolo (ove si alternavano teatro e cinematografo), avrebbe poi accompagnato Eduardo in tutta la sua carriera fino agli ultimissimi anni (1900-1984) e avrebbe segnato più volte anche il Natale televisivo degli italiani. Ma intanto in quello scorcio di anni Trenta avveniva qualcosa di curioso: la commedia cresceva su se stessa. All'inizio era un atto unico (attualmente il secondo), dove il vecchio e un po' traballante Luca Cupiello si trova, senza saperlo, al centro di un litigio fra i suoi familiari, con la figlia Ninuccia che vuol lasciare il marito per un altro uomo: una storia che si svolge nel giorno di Natale ed ha un formidabile contrappunto comico nella confusione mentale e nei buoni sentimenti del protagonista. Questo atto unico ebbe tanto successo che ad un anno di distanza Eduardo decise di farne una commedia in due tempi, che comincia un 23 dicembre con l'antefatto di quel che si era già visto. Aumenta così il contrasto comico fra il fratello e il figlio di Luca, il quale si è venduto i vestiti dello zio malato, convinto che stesse per morire. E si ride ogni volta puntualmente ai bisticci fra Luca Cupiello e il figlio Nennillo, che si stringono nella famosa domanda di Luca: "Nennì, te piace 'o presebbio?'' e nella risposta ostinata e dispettosa del figlio, "non mi piace, non mi piace!".
La commedia a questo punto sarebbe già completa in due atti. Ma passano due anni (1934) e quando già i De Filippo sono famosi in tutta Italia, Eduardo decide di aggiungere un terzo atto contro il parere di tutti, soprattutto del fratello Peppino. Un terzo atto triste e patetico, dove Luca è al letto, circondato da parenti e amici. Farnetica, straparla, scambia l'amante per il marito della figlia e spira sereno e confuso, lasciando gli spettatori con gli occhi umidi. Una commedia, insomma, che sfida consuetudini radicate nel teatro: un copione che fa piangere dopo due atti comici, un finale con un morto in scena che rattrista gli spettatori. Ma è anche un sommesso inno ai valori tradizionali della famiglia, la speranza di un accordo fra le generazioni, l'intreccio realistico fra lacrime e risa e l'avvio di una portentosa carriera per i tre De Filippo, Eduardo, Titina e Peppino.
(di Maurizio Giammusso - ANSA)

domenica 20 novembre 2011

Tipica Fiesta de Matrimonio Venezolano

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QUE VAINA TAN BUENA!!!

Si existe un acontecimiento en Venezuela que marca historia, ése es la celebración del MATRIMONIO: trajes, lentejuelas, escarchas, pestañas postizas, copetes, arroz, fotos, lágrimas, queso, flores, tequeños, Wisky, merengue, centros de mesa y hasta el impelable 'trencito', son elementos que no pueden faltar en este tipo de celebraciones.

Tras la inevitable caravana de automóviles llegan los invitados al lugar del banquete.
En esta parte del ritual siempre hay una señora que le da un coñazo al hijito, acompañado del clásico... '¡¡¡ Si sigues, nos vamos pal carajo YA !!!', y uno que otro invitado barrigón que aprovecha la distracción de la gente ante la llegada de la novia para acomodarse las bolas y arreglarse la corbata.

La novia luce con heroísmo ese artefacto de tortura medieval llamado 'traje de novia', el cual está diseñado para hacerla ver lo menos parecida posible a ella misma, de manera que el novio se pase toda la noche preguntándose... '¿Esta será de verdad Margot?'.

*EMPIEZA LA PROCESIÓN*...

Ya en el banquete toca a los novios, si son de buen linaje, someterse a los rigores del saludo. Allí, marido y mujer en compañía de sus respectivos padres, reciben congratulaciones de quienes van llegando en una especie de 'improvisada alcabala'. La cara de felicidad de los suegros del novio (dueños de la fiesta), ya que lograron casar la carajita.

Luego le corresponde el turno a la sesión de fotos, la cual dura al menos tres horas o setecientos rollos (lo que se cumpla primero).
Primero la foto de los novios, luego la de ellos con los padres, y la de los hermanos, cuñados, primeras esposas de algunos de ellos y el novio de turno de la hermana menor, la foto con la madrina, la foto con la mejor amiga de ella y el mejor amigo de él (que siempre pensaron que se iban a casar, pero él lo que está es pendiente de machucarla en fiestas y reuniones).
Luego vienen los tíos, primos hermanos, segundos y terceros (aunque los estén viendo por primera vez en sus vidas, ya que viven en Caripe y siempre están mamando como para venir de visita); también la foto con el vecino que le cambió los pañales a ella cuando estaba chiquita y la foto con un señor que, aunque no está invitado a este matrimonio, entró a preguntar ... '¿De quién es un Corolla azul, que me está trancando?'. Y lo peor; la abuela y/o abuelo arrechos por que no les tomaron en cuenta para las fotos.

*ENTRE EL CALOR Y EL SABOR*...

Llega la hora del vals. Aquí la novia debe bailar con cada una de las personas antes mencionadas (sin incluir al señor que estaban trancando), y con el viejito amiguísimo de la familia que es más sobón que el coño.

La orquesta, con buen gusto, comisionará al cantante para que felicite al novio, llamándolo por un nombre equivocado y así poder dar comienzo al baile.
Siguiendo al vals, llegará un pasodoble para que no haya un cambio brusco que confunda al viejito (que sigue apretando a la novia más de lo debido).

El comando de mesoneros ubica en las mesas un servicio completo de 'wisky, y por un trago no se preocupe, pues siempre habrá un sujeto categoría 'macho pagador de cuentas' que le preguntará... '¿Cómo lo tomas, mi caballo?', mientras las señoras se abalanzan sobre la mesa de quesos con un plato en cada mano (uno para ella y otro para su consorte, que le dijo... 'Negra, tráeme un poquito e'queso', mientras campaneaba el trago con el dedo).

*MI VIDA POR UN TEQUEÑO*...

En este punto del bonche salen los pasapalos: el sonido de docenas de personas masticando, sólo es aplacado por la orquesta (que por cierto andan ladillados del tío de la novia que bien rascao les ha pedido como siete veces 'Ansiedad' de Chelique Sarabia).

Mientras tanto, bolitas de carne, queso, cachapitas y mini lumpias preparan su salida, y en mitad de la noche se escucha el grito de alguna dama de traje largo y copete quien, emulando a Rodrigo de Triana, logra divisar de primera lo que toda la fiesta espera y en ese momento vocifera con voz aguda...

'¡Llegaron los tequeños!'.

Conmoción y nerviosismo invaden el salón. El mesonero sabe que tiene que amarrarse los pantalones o terminar rodando por el suelo, pues las masas enardecidas se abalanzan sobre él, quien además de cargar la bandeja tiene que esquivar a dos señoras gordas que lo persiguen por todo el salón. De paso, tiene que agacharse para que las niñitas del cortejo (trajes ya negros de tanto arrastrarse), solicitan el preciado pasapalo; asi mismo tiene que atender, el reclamo de los novios que le dicen 'A la mesa aquélla no le has llevado ni un pasapalo'.

El último tequeño de la bandeja siempre es motivo de disputas, miradas recelosas y una que otra risita nerviosa. Al final, y como en el Viejo Oeste, gana el más rápido y no el más refinado. Paralelo a esto, la imagen de las servilletas en la mesa con tres o cuatro tequeños vigilados y protegidos por la mirada fiera del dueño(a), quien no tiene intenciones de negociarlos en el mercado negro.

*SE ARMO UN LIMPIO*...

Terminada la cena, le llega el turno a la tradición. Me refiero al 'buqué' y al 'liguero'. Primero la novia, con la ayuda de la orquesta, hace un llamado a las solteras mientras observa con atención dónde está metida Magalys, su amiga de toda la vida que está a punto de quedarse pa' vesti santos, animando en todas las fiestas a las demás damas que se niegan a ir porque es 'pavoso', ya que tienen bastante con haber ido solas a la boda y de paso, en la fiesta no hay ni un sólo hombre que valga la pena (hablamos de los que fueron a la fiesta a buscar a quién machucaban esa noche).

La novia se coloca de espaldas, lanza el 'buqué' y se arma el peo, 'todas' se caen a coñazos pa' ve quien lo agarra, Magalys lo roza, pero cae en manos de la 'ex novia' del novio, que aunque lo dejó hace dos años por un Sueco (que está buenísimo) y que había conocido en un simposio, terminaron y luego se convirtió en una buena amiga de la feliz pareja y por eso la invitaron.

Toca el turno al novio. Él se arrodilla para sacar el liguero que por requerimiento del público y del cantante del grupo (que sigue empeñado en que el carajo se llama Arnoldo y no Aroldo), lo tiene que hacer con los dientes.
Al fin, el novio consigue su cometido, luego de accidentalmente pegarle la boca a la suela del zapato de la novia.

El llamado ahora es para los solteros. Un nuevo lanzamiento y el liguero cae directamente en las manos del hijo de la vecina que tiene 18 años, el acné se lo está comiendo y de paso está amarillo por culpa de 'MANUELITA'.

El coro de manganzones comienza a clamar porque empiece la última parte del evento, donde el pobre carajo tiene que ponérselo a la que se ganó el 'buqué' (quien es la 'ex novia' del novio, que de paso está buenísima y se acaba de operar las tetas), y quien dejó al Sueco y se acaba de empatar con un Disip, el cual ya está lo suficientemente arrecho con la 'guevonaita'.

*LA HORA LOCA (INFALTABLE)*...

Se abre paso la no menos que popular HORA LOCA: agarre su pito, su matraca, serpentina, su papelillo y cuanto 'coroto' haga bastante ruido y ensucie que jode... en esta parte del ACTO CULTURAL entra un personaje infaltable en toda fiesta... 'Enrique' (al que le dicen Kike), el famoso primo gordito del novio que es un vacilador, jodedor y coño e madre de primera y de paso extremadamente simpático y rumbero, va a organizar el 'trencito' (procure agarrar una buena cadera para apoyar sus manos) porque en minutos usted será succionado por una fila de personas que al compás de la conga de Ricardo Montaner, pegan un brinco y estiran la pata, confiados en el alto estado de intoxicación etílica imperante que resguarda sus identidades hasta el día siguiente.

*ULTIMO ACTO*...

Con la rumba prendía, hace su entrada triunfal un grupo de tambores.

Aquí las niñas bonitas de sociedad, los postgraduados bostonianos, el fino sibarita, y la mamita del 'buqué' (la misma de las tetas operadas, la 'ex') como por arte de magia y sin que puedan evitarlo, como poseídas por un gran espectro del mas allá... mijo, se les sale lo negro, 'ROMPEN EL TABÚ' y comienzan, tacón en mano y falda arremangaa, a bailar tambores de la costa, por supuesto sin un coño de ritmo, con las patas abiertotas, pero ellas juran que bailan cual negra de Tambor Urbano.

Por su parte los caballeros, corbata de lado y 'paltó' en mano, cazarán picones y se incorporarán a una rueda de pescao en mitad del salón. El sudor abunda (la del 'buqué' se arregla las tetas, ya que tiene un vestido strapless y están a punto de salirseles).

Ahora sí se puso buena la vaina y mientras todos ponen de manifiesto su exhuberancia, uno que otro borracho echa el primer camarón de la noche, mientras que en una mesa a lo lejos están dos carajos solos y uno le dice al otro totalmente frustrado... 'Yo cuando carajito era novio del culo que se casó'. También siempre está el que pretende encontrar respuestas a través del vaso de wisky', y cual mago observa a través de los hielos y el amarillo del 'etiqueta negra'.

También está la dama que vomita y vomita de la pea que tiene, y tiene las santas bolas de decirle al novio: 'AYYYY!!!, disculpa mi vida, no sé qué me pasó, no estoy acostumbrada a beber así...', y el infaltable valentón que quiere acabar la fiesta a coñazos limpio, porque según Él le vieron el culo a su jeva.
Segurito que usted alguna vez ha estado en un 'ACTO CULTURAL' parecido, o a lo mejor podríamos estar describiendo su boda 'con orgullo venezolano'.

*NOTA*:
Cualquier parecido con la realidad es pura coincidencia

mercoledì 16 novembre 2011

Il Governo di Mario Monti. La lista dei Ministri

SONO 18 tecnici. Tra i ministri con portafoglio, 3 donne


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MINISTRI CON PORTAFOGLIO

Mario Monti, Presidente del Consiglio
Ministro ad interim dell'Economia e delle Finanze.
Corrado Passera,
Ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture. È stato il più politico dei banchieri. Laurea alla Bocconi e master in Business Administration alla Wharton School di Philadelphia (USA), Corrado Passera nel 1980 entra in McKinsey dove rimane per cinque anni. Successivamente intraprende una lunga collaborazione con il gruppo di Carlo De Benedetti che lo vede inizialmente impegnato in Cir, la holding del Gruppo, dove ricopre la carica di Direttore Generale fino al 1990. Nel 1991 diventa direttore generale di Arnoldo Mondadori Editore e, a seguire, del Gruppo Editoriale L'Espresso. Nel 2006 Corrado Passera è tra gli artefici del processo che porterà all'integrazione tra Banca Intesa e Sanpaolo IMI dando vita a Intesa Sanpaolo.
Giampaolo Di Paola,
Ministro della Difesa. Nato a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, il 15 agosto 1944. Entrato all'Accademia navale nel 1963 e nominato guardiamarina nel 1966, è stato promosso successivamente ai seguenti gradi: sottotenente di vascello l'11 novembre 1967, tenente di vascello il 31 luglio 1971, capitano di corvetta il 1 gennaio 1976, capitano di fregata il 1 gennaio 1980, capitano di vascello il 31 dicembre 1986, contrammiraglio il 31 dicembre 1993, ammiraglio di divisione il 31 dicembre 1997 ed è stato promosso ammiraglio di squadra il 1° gennaio 1999. Dopo la specializzazione presso la Scuola sommergibili, dal 1968 al 1974 ha prestato servizio con vari incarichi a bordo dei sommergibili convenzionali "Gazzana" e "Piomata". Comandante del sommergibile "Cappellini" nel 1974-75 e del sommergibile "Sauro" nel 1980-81 è stato anche comandante della fregata "Grecale" nel 1984-85; dopo la promozione a capitano di vascello ha prestato servizio come comandante a bordo dell'incrociatore portaeromobili "G. Garibaldi" nel 1989-90.
Anna Maria Cancellieri,
Ministro dell'InternoRomana, 67 anni, Cancellieri ha conquistato sul campo il soprannome di 'lady di ferro' come commissario straordinario al Comune di Parma, dove è stata chiamata a sostituirsi all'amministrazione guidata dal sindaco Vignali. Un percorso simile a quello che ha compiuto per oltre un anno a Bologna, dopo lo scandalo del 'Cinziagate' che coinvolse il sindaco Delbono. "Abbiate fiducia e fatevi sentire", fu il suo primo appello ai cittadini delle Due Torri. In pensione dal 2009, il neoministro dell'Interno ha iniziato a lavorare a soli 19 anni presso la Presidenza del Consiglio. Laureata in Scienze Politiche all'università 'Sapienza' di Roma, ha iniziato la sua carriera direttiva a Milano e nel 1993 è stata nominata Prefetto, carica che ha ricoperto a Vicenza, Bergamo, Brescia, Catania e Genova.
Paola Severino,
Ministro della Giustizia. È uno dei più noti avvocati italiani ed attuale vice rettore dell'Università Luiss 'Guido Carli' di Roma. Laureata in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza, Paola Severino dal 30 luglio 1997 al 30 luglio 2001 ha svolto l'incarico di di Vicepresidente del Consiglio della Magistratura Militare. Dal 1 maggio 2003 al 29 maggio 2006 è stata Preside della Facoltà di Giurisprudenza della Luiss "Guido Carli" di Roma, dal 29 maggio 2006 è Vice Rettore presso lo stesso ateneo. Penalista, è iscritta all'albo degli Avvocati di Roma dal 1975 ed è consulente di società, banche ed associazioni di categoria. Paola Severino è stata relatrice in diversi convegni ed incontri scientifici sui temi del Diritto penale e del Diritto penale commerciale, oltre che componente di varie Commissioni ministeriali per la riforma della legislazione penale e processuale penale.
Giulio Terzi,
Ministro degli Esteri. Attuale ambasciatore d'Italia a Washington dove si era insediato nel 2009. Bergamasco, classe 1946, Terzi si è laureato in giurisprudenza a Milano con specializzazione in diritto internazionale. Entrato in carriera diplomatica nel 1973, tra gli incarichi ricoperti all'estero di particolare rilievo, Terzi è stato ambasciatore d'Italia in Israele tra il 2002 e il 2004 ed è noto, fra l'altro, per essere stato l'uomo che gettò le basi per la storica visita di fini nello Stato ebraico nel novembre 2003. L'ultimo incarico dell'ambasciatore Terzi prima dell'ambasciata a Washington era stato quello di rappresentante permanente d'Italia all'Onu a New York, dove guidò la delegazione italiana al Consiglio di sicurezza per poco più di un anno (20 agosto 2008-30 settembre 2009), nell'ultimo periodo del biennio italiano come membro non permanente (2007-2008). Prima ancora, il diplomatico aveva ricoperto il delicato incarico di direttore politico alla Farnesina, occupandosi soprattutto di sicurezza internazionale e di organismi multilaterali (Onu, Consiglio europeo, Nato, G8 e Osce).
Elsa Fornero,
Ministro del Welfare con delega alle Pari Opportunità. È considerata soprattutto una grande esperta di lavoro. Nata a San Carlo Canavese, Torino, nel 1948, è professore Ordinario di Economia Politica presso la Facoltà di Economia, Università di Torino e vicepresidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa SanPaolo. È Coordinatore Scientifico del CeRP (Center for Research on Pensions and Welfare Policies, Collegio Carlo Alberto), vice presidente della Compagnia di San Paolo, membro del Collegio Docenti del Dottorato in Scienze Economiche dell'Università di Torino e del dottorato in Social Protection Policy presso la Maastricht Graduate School of Governance (Università di Maastricht), in cui è anche docente. È anche componente del Nucleo di valutazione della Spesa Previdenziale, costituito presso il Ministero del Welfare, membro del comitato editoriale della Rivista Italiana degli Economisti, editorialista de Il Sole 24 Ore e membro del CdA di Buzzi Unicem.
Francesco Profumo,
Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca. Francesco Profumo, 58 anni lascerà la presidenza del Consiglio nazionale delle Ricerche assunta il 13 agosto scorso. Già rettore del Politecnico di Torino dal 2005 al 2011 rettore al Politecnico di Torino, nella scorsa primavera è stato candidato alle primarie del Pd come candidato a sindaco di Torino. Nato a Savona nel 1953. Nel 1977 si è laureato in ingegneria elettrotecnica presso il Politecnico di Torino. Dal 1978 al 1984, ha lavorato come ingegnere progettista per il Centro Ricerca e Sviluppo della Società Ansaldo a Genova. Nel 1984 si è trasferito al Dipartimento di Ingegneria Elettrotecnica del Politecnico di Torino, dove è stato Professore Associato fino al 1995. Nel settembre 2003, Profumo diventa Preside della facoltà di Ingegneria e nell'ottobre del 2005 ricopre l'incarico di Rettore del Politecnico di Torino.
Lorenzo Ornaghi,
Ministro per i Beni culturali. Dal 2002 guida la Cattolica di Milano ed è ora al suo terzo mandato. Lombardo, classe 1948, si è laureato in Scienze politiche nel '72 all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dove ha lavorato fino all'87 come ricercatore. Nello stesso periodo è divenuto poi professore associato presso l'Università di Teramo. Nel 1990, però, è tornato alla Cattolica di Milano ricoprendo il ruolo di titolare della cattedra di Scienza politica nella facoltà di Scienze politiche e di Storia delle dottrine politiche. Negli ultimi anni Ornaghi ha scritto molti volumi e saggi su riviste italiane e internazionali approfondendo il sistema politico e le èlite dell'Italia, oltre che l'integrazione politico-istituzionale dell'Europa e la Costituzione europea. Nel 2006 il rettore ha ricevuto l'Ambrogino d'oro dal Comune di Milano.
Renato Balduzzi,
Ministro per la Salute. Nato a Voghera il 12 febbraio 1955, sposato con tre figli e attuale direttore dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas). Balduzzi succede a Ferruccio Fazio. Dopo aver conseguito nel marzo 1979 la laurea in Giurisprudenza presso l'Università degli studi di Genova discutendo con il professor Lorenzo Acquarone una tesi sul tema "Il controllo della Corte dei conti sui decreti-legge e sui decreti delegati", massimo dei voti e dignità di stampa, ha compiuto, sotto la guida del professor Federico Sorrentino, studi di diritto costituzionale europeo presso la Commissione della Comunità economica europea (1981-1982) e l'Istituto universitario europeo e di diritto costituzionale comparato presso l'Università di Paris X - Nanterre (1985-1986), sotto la guida del professor Michel Troper. Nell'Università del Piemonte Orientale 'A. Avogadro' è, dal 2008, coordinatore del dottorato di ricerca su Autonomie locali, servizi pubblici e diritti di cittadinanza e, dal 2007, direttore del Centro di eccellenza interfacoltà di servizi per il management sanitario.
Mario Catania,
Ministro delle Politiche Agricole e forestali. Dal novembre 2009 è capo Dipartimento delle politiche europee e internazionali del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Sale quindi alla guida del ministero un tecnico, al Mipaaf dal 1978. È nato a Roma nel 1952. Catania ha avuto competenze, in qualità di capo dipartimento, in materia di politiche di mercato nel settore agricolo e agroalimentare, della pesca e dell'acquacoltura e ha curato i rapporti con l'Unione europea nella fase di formazione e di attuazione della normativa comunitaria del Consiglio, del Parlamento e della Commissione.
Corrado Clini,
Ministro dell'Ambiente. Sessantaquattro anni, di Latina, Corrado Clini arriva da direttore generale per lo Sviluppo sostenibile, il clima e l'energia dello stesso dicastero. Clini è stato responsabile del Fondo rotativo del protocollo di Kyoto in Italia e sono note da tempo le sue posizioni critiche sul protocollo: è invece a favore di una nuova economia globale basata sulla diffusione e lo sviluppo di tecnologie a basso contenuto di carbonio nei paesi sviluppati e in quelli in via di sviluppo. Laureato in medicina e chirurgia all'Università di Parma, Clini è stato Chairman della Global bioenergy partnership, Chairman della European environment and health committee, membro dei comitati di governance internazionali Cciced (Cina) e dell'assemblea generale del Regional environment center (Rec) di Budapest; ricercatore alle Università di Harvard e Tshingua; presidente della commissione tecnica Cipe per la riduzione delle emissioni. È stato vicecommissario dell'Enea e vicepresidente del'agenzia europea dell'ambiente.Lo scorso agosto era stato nominato dall'ex ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini presidente del Consorzio per l'area di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste.
Antonio Catricalà,
Sottosegretario della Presidenza del Consiglio. Torna a Palazzo Chigi dove è già stato segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Sposato, due figlie, Catricalà è stato fino ad oggi Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, ruolo ricoperto dal 9 marzo 2005. Il suo incarico all'Antitrust sarebbe terminato a marzo 2012, momento in cui, secondo le sue stesse parole, avrebbe puntato a "rindossare la toga", tornando quindi alla sua lunga carriera di magistrato e giurista. Nato a Catanzaro il 7 febbraio 1952, a ventidue anni si è laureato con lode in legge a Roma ed è stato nominato, a seguito di concorso, assistente di Pietro Rescigno (La Sapienza - Facoltà di Giurisprudenza), di cui era stato studente. Per due anni ha studiato economia, sociologia, storia e scienza dell'amministrazione presso l'Istituto Luigi Sturzo di Roma, dove è stato allievo di Federico Caffè. A ventiquattro anni ha vinto il concorso in magistratura ordinaria e ha superato l'esame di abilitazione all'esercizio della professione forense. Ha vinto i concorsi per procuratore dello Stato e, a ventisette anni, per avvocato dello Stato. Nel 1982 ha vinto il concorso per consigliere di Stato. Dal 2006 è Presidente di sezione del Consiglio di Stato in posizione di fuori ruolo. Presidente e componente di collegi amministrativi, ha collaborato con l'Ufficio legislativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed è stato Capo di Gabinetto e consigliere giuridico nei Ministeri. È stato segretario generale dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il 18 novembre 2010 è stato designato dal consiglio dei ministri presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, carica alla quale ha rinunciato nove giorni dopo, prima che le Commissioni parlamentari esprimessero il parere sulla sua nomina.

MINISTRI SENZA PORTAFOGLIO

Enzo Moavero Milanesi
Affari Europei. È giudice presso la Corte europea di Giustizia di Lussemburgo. Avvocato, 57 anni, specializzato in antitrust, è stato fino al 2006 direttore generale del 'Bureau of European Policy Advisors' della Commissione europea. Vice segretario generale dell'esecutivo Ue dal 2002 al 2005, era stato in precedenza direttore del Servizio Antitrust (2000-2001), e capo di gabinetto dell'allora commissario Ue alla Concorrenza Mario Monti (1999-2000) e con lo stesso incarico aveva affiancato il neo premier anche quando era alla guida del Mercato Interno (1995-1999). Dopo la laurea in legge alla Sapienza nel 1977, e un tirocinio in uno studio legale di diritto internazionale, Moavero nel 1982 si è specializzatoi al noto College of Europe di Bruges. Un anno dopo, ecco un altro titolo di specializzazione in diritto internazionale presso la University of Texas, a Dallas. Fra 1992 e 1994 rientra spesso a Roma come consigliere dei governi Amato e Ciampi.
Piero Gnudi
Turismo e Sport. È nato a Bologna il 17 maggio 1938. Dottore commercialista iscritto all'Ordine di Bologna dal 1964 ed al Registro dei Revisori Contabili dalla sua istituzione nel 1995 è fondatore dello Studio Gnudi. Consigliere di Amministrazione di Unicredit, è membro del Consiglio Generale e della Giunta direttiva di Assonime, del Comitato Esecutivo e del Consiglio Generale dell'Aspen Istitute, del Comitato Direttivo del Consiglio per le Relazioni tra Italia e Stati Uniti. È stato presidente, membro del Consiglio di amministrazione, e Sindaco di importanti Società a cominciare da Enel (di cui è stato presidente), all'Iri, di cui è stato presidente e ad. E' stato inoltre presidente di Rai Holding, presidente Locat, presidente Astaldi.
Fabrizio Barca,
Coesione territoriale. Laurea in Scienze statistiche e demografiche (indirizzo economico) all'Università di Roma; master of Philosophy in Economia all'Università di Cambridge e visiting professor presso le Università Mit e Stanford, Barca vanta un curriculum di studi internazionale. Ha insegnato nelle Università di Siena, Bocconi, Roma 'Tor Vergata', Modena, Urbino. È capo del dipartimento delle Politiche di Sviluppo del ministero dell'Economia e delle Finanze. Il neoministro può vantare anche una conoscenza specifica, rispetto all'incarico che andrà a ricoprire. Infatti a partire dal 1998 ha contribuito, al ministero del Tesoro, agli studi sullo sviluppo economico italiano e alla rifondazione delle politiche territoriali di sviluppo, studi che prima aveva condotto presso la Banca d'Italia come direttore di Area. La sua esperienza sul territorio è proseguita anche in seguito, quando nel 1999 è stato nominato presidente del comitato per le Politiche territoriali dell' Ocse. Barca ha inoltre scritto numerosi saggi e volumi sull'impresa, sul governo societario, sul capitalismo italiano.
Piero Giarda,
Rapporti con il Parlamento. Laureato in economia e commercio nell'Università Cattolica di Milano nel 1962, ha studiato nelle Università di Princeton e Harvard nel periodo 1965-69. È responsabile del Laboratorio di Analisi Monetaria dell'Università Cattolica. Componente del Comitato direttivo della scuola per il dottarato in Economia e finanza delle amminsitrazioni pubbliche. Ha svolto attività di consulenza alla Presidenza del Consiglio e al Ministero delle Finanze. È stato Presidente della Commissione Tecnica per la Spesa pubblica presso il Ministero del Tesoro dal 1986 al 1995. E' stato Sottosegretario di Stato al Ministero del Tesoro dal 1995 al 2001. Libero docente di Scienza delle finanze e diritto finanziario nel 1970. Ha insegnato all'Università Cattolica dal 1968 fino al 1976 in qualità di professore incaricato; dal 1976 al 2001 in qualità di professore ordinario di Scienza delle finanze. Ha insegnato anche alla Università degli Studi della Calabria dal 1972 al 1975 e all'Università di Harvard nel 1970.
Andrea Riccardi,
Cooperazione internazionale. Nato a Roma il 16 gennaio del 1950, è ordinario di Storia contemporanea all'Università degli Studi Roma Tre, noto come studioso della Chiesa in età moderna e contemporanea. Al di là del suo impegno accademico, Riccardi è conosciuto come fondatore della Comunità di Sant'Egidio: il 7 febbraio del 1968, ancora studente, Riccardi si riunì per la prima volta con un gruppo di liceali, nell'Oratorio della Chiesa Nuova, il santuario di san Filippo Neri. Da quel primo incontro nascerà appunto la Comunità di Sant'Egidio che nel settembre 1973 stabilì il proprio centro in Piazza Sant'Egidio, a Roma, in un ex convento di monache carmelitane. Con la Comunità Riccardi ha concretizzato un forte impegno per la pace che lo ha visto nel ruolo di mediatore in diversi conflitti e ha contribuito al raggiungimento della pace in alcuni Paesi, tra cui il Mozambico, il Guatemala, la Costa d'Avorio.

domenica 13 novembre 2011

IL CAV. SILVIO BERLUSCONI SI E' DIMESSO

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Berlusconi punta il dito contro Fini: "La sua fronda ha minato la legislatura".
Dopo il passo indietro è il giorno dell'orgoglio e delle puntualizzazioni: "Siamo andati avanti nella consapevolezza che la maggioranza voluta dagli italiani avesse il diritto e soprattutto il dovere di governare ma alla fine in Parlamento ha prevalso la logica dei piccoli ricatti e del trasformismo che è il vizio più antico della politica italiana". E poi la bordata al Presidente della Camera: "Ha minato il percorso di una legislatura che avrebbe dovuto essere costituente e che si è invece incagliata nelle secche di una politica che non ci appartiene".

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La versione di Silvio. Il giorno dopo le dimissioni e l'uscita di scena, mentre una folla inferocita assediava i palazzi del potere in un sabato sera di isteria collettiva, Silvio Berlusconi rompe il silenzio.
E' la giornata dell'orgoglio e delle puntualizzazioni e il Cavaliere difende i mille giorni passati a Palazzo Chigi: "Rivendico con orgoglio quanto siamo riusciti a fare in questi tre anni e mezzo segnati da una crisi internazionale senza precedenti nella storia". "Siamo andati avanti nella consapevolezza che la maggioranza voluta dagli italiani avesse il diritto e soprattutto il dovere di governare - prosegue l'ex premier in una lettera inviata alla Destra di Francesco Storace -, ma alla fine in Parlamento ha prevalso la logica dei piccoli ricatti e del trasformismo che è il vizio più antico della politica italiana".
E poi il Cavaliere si toglie un sassolino dalla scarpa: "La fronda di Gianfranco Fini è il peccato originale che ha minato il percorso di una legislatura che avrebbe dovuto essere costituente e che si è invece incagliata nelle secche di una politica che non ci appartiene". La larghissima maggioranza uscita vittoriosa dalle elezioni del 2008 si è sgretolata sotto la pressione dell'ex leader di Alleanza Nazionale e dei fuoriusciti fillini. Con un dato che risulta ancora più evidente oggi: a tre anni dalle elezioni Berlusconi si è dimesso e invece Gianfranco Fini è ancora incollato alla poltrona della Presidenza della Camera. E le parole depositate da Fini il 24 febbraio scorso a Santoro rimbombano ancora: "Mi dimetto quando Silvio lascia". E ora? Nel frattempo il presidente della Camera se la ride per il passo indietro del Cav, come dimostrano le foto delle consultazioni di questa mattina al Colle che ritraggono un Fini che non sta più nella pelle per la gioia.
(di Libero Pennucci - il Giornale.it)

mercoledì 28 settembre 2011

Al via il 15° Censimento della popolazione in Italia

Terzo censimento dei cittadini italiani residenti all’estero

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Dal 12 Settembre le famiglie che abitano in Italia hanno cominciato a ricevere nelle cassette postali i questionari del 15° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni 2011, che si svolge nell’anno in cui si celebra il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Ha preso così avvio la rilevazione che l’Istat effettua ogni 10 anni per conteggiare la popolazione e conoscere le sue caratteristiche, nonché per aggiornare e revisionare le anagrafi comunali, così da determinare la popolazione legale necessaria a fini giuridici generali ed elettorali. Inoltre, il Censimento raccoglie informazioni sulla quantità e le caratteristiche strutturali delle abitazioni e degli edifici. Un’operazione che il 9 ottobre, data di riferimento del Censimento 2011, scatterà una fotografia a oltre 25 milioni di famiglie, quasi 61 milioni di cittadini, italiani e stranieri, residenti in 8.092 Comuni italiani.
Tra le principali innovazioni del 15° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni c’è l’invio per posta del questionario che, fino all’edizione precedente, veniva consegnato dai rilevatori comunali direttamente casa per casa.
Grazie all’impiego delle Liste anagrafiche comunali, ciascun intestatario del foglio di famiglia riceverà all’indirizzo di residenza – risultante in anagrafe alla data del 31 dicembre 2010 – un plico contenente il questionario, la guida per la sua compilazione e tutte le informazioni su come restituirlo. Altra importante novità del Censimento è la possibilità offerta alle famiglie di compilare e restituire il questionario via Internet collegandosi al sito http://censimentopopolazione.istat.it/ e inserendo la propria password di accesso (stampata sul questionario). La restituzione via web del modello servirà a snellire e semplificare le operazioni di compilazione e ridurre i tempi di rilascio dei risultati.
Qualora la famiglia preferisca compilare il questionario cartaceo, potrà restituirlo agli uffici postali o ai Centri di raccolta allestiti dai Comuni.
Per la prima volta, inoltre, una legge europea rende obbligatorio il Censimento in tutti i Paesi dell’Unione, fissando regole comuni relative all’anno di riferimento, al campo di osservazione, alle definizioni, alle classificazioni e alle variabili da rilevare. L’obiettivo è quello di garantire una migliore comparabilità dei risultati.
Rispetto al Censimento 2001, sono state inserite alcune domande nuove che riservano particolare attenzione all’ambiente: nel questionario 2011, infatti, si trovano quesiti sul tipo di combustibile o di energia usati per il sistema di riscaldamento delle abitazioni e sull’eventuale presenza di impianti a energia rinnovabile o di aria condizionata.
Un’attenzione particolare è stata posta anche alla tecnologia, con una domanda sulla disponibilità di cellulari e connessione a Internet. Sono, inoltre, presenti quesiti sulle difficoltà incontrate - per problemi di salute - nello svolgere alcune attività della vita quotidiana (presenti soltanto nel questionario in forma completa).
Tutte le informazioni raccolte dal Censimento sono garantite dalla legge sotto il profilo della tutela e della riservatezza, principi che l’Istat rispetta rigidamente e assicura in occasione di ogni rilevazione, applicando le disposizioni del Codice in materia di protezione dei dati personali (legge n. 196 del 2003).
La compilazione dei questionari potrà avvenire via Internet o sul modello cartaceo non prima del 9 ottobre, data di riferimento del Censimento; a partire dal 9 ottobre e fino al 20 novembre sarà possibile riconsegnare i modelli. (Per tutte le informazioni si veda "http://www.istat.it/it/archivio/38062".
Anche gli italiani residenti all’estero verranno censiti il 9 ottobre. Tale operazione si chiama “rilevazione” ed è disciplinata da due atti normativi: la legge 470 del 1988 e la modifica operata dalla legge 104 del maggio 2002. La rilevazione del 2011 costituisce il 3° Censimento dei cittadini italiani residenti all’estero.
In considerazione della notevole intensità dei flussi migratori di nostri connazionali, numerosi sono stati i tentativi di definire la consistenza della presenza italiana nel mondo. Attualmente, la determinazione del numero dei cittadini italiani residenti all’estero discende dall’elaborazione dei dati provenienti dagli schedari consolari. Ecco perché il Ministero degli Affari Esteri ha già da tempo impartito precise istruzioni alla rete diplomatico-consolare per la revisione e la bonifica dei dati degli schedari. L’occasione del censimento è infatti di particolare importanza per il MAE, in quanto consentirà di avere un’immagine piuttosto articolata delle collettività all’estero, su cui basare la pianificazione futura delle varie attività di competenza di questo Ministero.

Il primo Censimento della popolazione risale al 1861, anno dell’unificazione del Paese nel Regno d’Italia, quando gli italiani erano 26 milioni e trecentomila.Da allora sono state realizzate 14 rilevazioni, di cui l’ultima risale al 2001. Con il Censimento 2011, e una popolazione che supera i 60 milioni, si arriva a 15. Dal 1861 le tornate censuarie si sono susseguite ogni dieci anni con le eccezioni del 1891, per le difficoltà finanziarie in cui versava il Paese, e del 1941, a causa della guerra. Un’altra eccezione è il Censimento del 1936, svolto a soli cinque anni dal precedente a seguito di una riforma legislativa del 1930 che ne aveva modificato la periodicità, subito dopo riportata a cadenza decennale e rimasta invariata fino a oggi.
Il 2° Censimento dei cittadini italiani residenti all’estero si è svolto in data 21 marzo 2003, a seguito dell’approvazione della legge 104 del 2002 che stabilisce l’utilizzo dei dati degli schedari consolari per la rilevazione dei cittadini all’estero.

Per ulteriori informazioni, consultare il sito dell’ISTAT all’indirizzo http://censimentopopolazione.istat.it/.
(Agenzia Inform)

lunedì 19 settembre 2011

La missione impossibile del Cavaliere

Pubblichiamo l'editoriale di Giuliano Ferrara comparso sul Giornale
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Berlusconi incastrato: Non ha commesso reati ma un errore politico. Si scusi per ripartire, ma resista e contrattacchi
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Tecnicamente Berlusconi è incastrato. Quel che emerge dalle intercettazioni non è reato, non è un crimine, ma è peggio: è un devastante errore politico. Un uomo di stato non deve parlare con un telefonino peruviano, non deve maneggiare i liquidi in quantità sconsiderate, non deve trovarsi in mezzo a piccole intermediazioni con aziende pubbliche, non deve imbarcare una compagnia di giro rutilante sugli aerei di stato, non deve fare in prima persona quel che l’amicizia il diletto o l’imbarazzante condizione di sorvegliato speciale gli suggerisce, e per giunta non deve a nessun costo essere esposto in questi comportamenti davanti a tutti. Incastrato. È la parola giusta, di verità, che chi ama Berlusconi e lo sostiene con consapevolezza politica, e perfino amicizia personale, non deve nascondere. Né a sé stesso né ai lettori né a lui.
Dunque se ne deve andare? Subito? Difendersi da privato cittadino o da deputato? Deve farlo nell’interesse della maggioranza che lo ha eletto e poi lo ha sostenuto in Parlamento, nell’interesse del suo partito e del suo paese, soprattutto del suo paese? La mia risposta è “no”, non deve. C’è qualcosa di importante e dignitoso che gli resta da fare. Deve andare dai magistrati e dir loro la verità, che non è una verità criminale. Si è divertito in modo imprudente, ma si è solo divertito. E quando una ragazza ha insistito un po’ troppo, le ha detto che “a tempo perso” faceva il primo ministro. Ridendo, con l’autoironia che è sua, con la percezione da monello del fatto che la faccenda stava diventando un po’ imbarazzante, perché poi lui, sì, se la godeva come desiderava e voleva, il che è insindacabile, ma aveva molte altre cose da fare, e le faceva.
Berlusconi deve scuse formali, non per il gusto delle belle donne (“che sono care”, come diceva nel documentario Silvio forever! Con bella e simpatica improntitudine italiana, condivisa dal resto della vecchia nazione maschia), non per quello, ma per la situazione in cui si è cacciato, aiutato dalla sua folle giocosità, da una punta di innocentemanonimpeccabilesciatteria, dalla solita corte che i grandi si portano sempre appresso. Le cose specifiche per cui deve scusarsi le ho elencate all’inizio di questo articolo, che non avrei mai voluto scrivere (come chi legge immagina da sé). Le scuse ci vogliono, l’interrogatorio va reso, e non a Palazzo Chigi ma a Napoli. Con o senza avvocati. Berlusconi non è un gangster, non deve nascondersi dietro il collegio dei bravi avvocati che fanno di tutto per preservarlo di fronte all’accanimento che lo colpisce: è stato per quasi due decenni il capo degli italiani, di un’Italia diversa da quella che c’era sempre stata, un dandy colpito dall’invidia puritana ma anche un uomo di idee e di fatti incancellabili, ha meriti e responsabilità storiche, pubbliche, che non può nascondere sotto la sabbia della mera difesa della vita privata. Deve essere umano come lo è sempre stato. Sa di avere sbagliato, deve scusarsi.
Poi, il contrattacco. Gli italiani saranno anche cinici ma non sono stupidi. Sanno che la vita privata è grigioscura. Sanno che se Agnelli, Carli, Colombo e molti altri eminenti protagonisti della nostra storia, come è avvenuto per Martin Luther King e per John Kennedy, fossero stati sottoposti allo screening barbarico, oltre che grottesco, toccato a Berlusconi, nessuno sarebbe sopravvissuto per la monumentalizzazione in memoriam. Sanno che nel modo in cui è trattato Berlusconi, da un pugno di magistrati e dai mass media, c’è qualcosa di atroce, di losco, di civilmente irresponsabile, di antinazionale, di sommamente ingiusto. Un grande imprenditore e impresario coraggioso, pieno di idee e di fuoco nella pancia, ha conquistato la guida dello stato, ed è questo il peccato originale che l’Italia parruccona non gli ha mai perdonato. E in questo la maggioranza degli italiani sente di essere stata manipolata e ingannata.
L’ultimo inganno sarebbe darla vinta ai suoi avversari e nemici. C’è una soluzione sana, seria, politicamente credibile e responsabile per interrompere la legislatura o formare un nuovo governo che sappia fare alcune cose recenti fatte dall’armata Berlusconi, come la nomina di Draghi a Francoforte, quella di Saccomanni alla Banca d’Italia, una manovra di argine finanziario al disastro internazionale della “comunità di debito” chiamata Europa (banche tedesche comprese)? C’è gente in grado di affrontare con forza questioni drammatiche e urgenti come il mercato del lavoro, i livelli abnormi di spesa pubblica improduttiva, il bisogno di misure per la crescita economica capaci di scardinare assetti corporativi e sindacali arcaici? Non c’è.
Eliminato Berlusconi personalmente, posto che Berlusconi accetti di andarsene senza un’ordalia elettorale che oggi nessuno vuole, le soluzioni possibili, interne alla maggioranza o di unità nazionale, non danno alcuna garanzia di riuscita, di significato. Eppoi, questo è il punto decisivo, l’Italia non deve festeggiare la liberazione da Berlusconi e dal berlusconismo in nome di disvalori belluini come quelli che hanno portato a centinaia di migliaia di intercettazioni usate come arma impropria di lotta politica, alla esibizione di un tredicenne nel ruolo di Torquemada in uno stadio di Milano, e alla trasformazione di peccati personali in reati pubblici, la via più sicura verso l’ingiustizia e l’asservimento a una morale insincera, più fatua e dannosa di qualsiasi telefonata tra il premier e Tarantini.
Fatte le sue scuse, ammessi i suoi errori, umano e vero, Berlusconi deve resistere e contrattaccare....
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