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domenica 23 maggio 2010

Inter-Leggenda. Missione compiuta dopo 45 anni

Inter nella storia! La Champions League è nerazzurra
La doppietta di un grande Milito trascina i nerazzurri alla vittoria della coppa più ambita dopo 45 anni di astinenza. La squadra di Mourinho conquista così campionato, coppa nazionale e Champions: un'impresa mai riuscita ad un'italiana. In nottata la squadra è rien-trata a Milano portando in trionfo la Coppa: dalla Malpensa a San Siro
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Campioni d’Europa. Campioni d’Europa. Campioni d’Europa. Il cielo è nerazzurro sopra Madrid. Interisti, abbracciatevi forte e voletevi tanto bene. Il sogno è diventato realtà, l’attesa durata 45 anni è finita. Il capitano Zanetti, dopo 15 anni, tante sofferenze, 700 partite, può alzare in alto la coppa. La foto di Massimo Moratti con la Champions si affiancherà a quella del padre Angelo. Il 5 maggio non esiste più. Da oggi esiste solo il 22. Maggio 2010, l’Inter torna sul tetto d’Europa, e con lei l’Italia, tre anni dopo la vittoria del Milan nel 2007. Salvo anche il ranking Uefa, ma chissenefrega del ranking Uefa, in sere così.
LA SERA DELL’INTER E DI MOU - E’ la sera dell’Inter che completa una storica tripletta e dei suoi tifosi, che fanno tremare la curva Nord al fischio finale. E’ la sera del Principe Milito, che decide con una doppietta da Fenomeno. A 30 anni la prima grande squadra e la prima finale: se questo è un debutto... E la sera di José Mourinho che festeggia piangendo la sua seconda Champions con due squadre diverse. Adesso può anche andarsene. Sarà arrogante, penserà solo ai risultati, ma ha fatto più lui in due anni per l’Inter che tutti i suoi predecessori in 44. Se c’è un allenatore galactico, nel calcio, è lui.
PARTENZA TESA - Partita iniziata su ritmi bassi, come spesso in finale. Le finali aperte? Solo per squadre incoscienti. Bayern e Inter, invece, sono coscienziosissime, e inizialmente parecchio coperte. I tedeschi addormentano il gioco con passaggi fra i quattro dietro, quando arrivano dall’altra parte si trovano di fronte un muro. Ne vengono fuori una serie di tiri da fuori sballati, qualche protesta per un possibile tocco di mano in area di Maicon (16’), e poco più. Dall’altra parte, ci prova Sneijder su punizione. Poi il gol, e tutto cambia.
LA TECNICA DEL RINVIO - Per tutto il primo tempo è Julio Cesar a impostare la manovra: rinvii lunghi a cercare le punte. Sembra una scelta autolesionistica, visto che non la prendono mai. Ma non lo è. Al 35’ il suo sinistro lungo finisce dritto sulla testa di Milito: la sponda di testa è perfetta per Sneijder, così come il filtrante di ritorno. Demichelis vede solo la targa del Principe, che aspetta l’uscita di Butt e la piazza, per il 29° gol stagionale.
LA TECNICA DEL PRINCIPE - Fatto 29, si può fare anche 30. Minuto 25 del secondo tempo, va in scena una lezione di tecnica e controllo in corsa di Milito: lanciato in contropiede, punta Van Buyten, con una finta lo manda praticamente gambe all’aria, ritagliandosi uno spazio per l’ennesimo tiro perfetto: 2-0 e tanti saluti. L’Europa in crisi economica sarà meno unita che mai, ma c’è un Principe che regna incontrastato sul continente.
DIFESA COMPATTA - Ma l’Inter non è solo Diego. L’Inter difensivamente è quasi perfetta. Passata in vantaggio ha la sicurezza di chi sa come non prendere gol. Oddio, in realtà un baco nel sistema ci sarebbe, ed è Chivu, in perenne difficoltà con Robben, fino alla sostituzione. Ma quando l’hacker olandese prova a penetrare si trova di fronte i tre antivirus più efficienti in circolazione: Cambiasso, Lucio e Samuel. Respinto. E poi c’è sempre l’ultima risorsa, Julio Cesar: chiude alla grande a inizio ripresa sul tiro di Mueller, poi al 20’ sul tiro a giro di Robben.
OFFESA EFFICACE - Ma l’Inter non è solo difesa, alla faccia di Van Gaal. Sa offendere, riparte con scatti brucianti, controlla palloni difficili con la classe di Sneijder, non ha il solo straripante Maicon ma gli bastano i suoi attaccanti, anche se Eto’o è spesso sulla linea di Maicon (l’anno prossimo lo fa Cristiano Ronaldo, quel ruolo? Mourinho, ripensaci...). E poi la squadra è una "summa" di precisione tattica, con uomini costantemente alla distanza giusta l’uno dall’altro e sempre pronti ad aiutarsi. La forza del gruppo, quello che serve per coronare i sogni. Il calcio è uno sport di squadra. E oggi l’Inter è la miglior squadra d’Europa. (Valerio Clari - gazzetta.it)
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Tutti in piedi, passa l’Inter. Triplete, tre tituli, un solo Milito. Meraviglioso principe di questo sogno interista: ci voleva uno stadio Real per incastonare l’incanto di un popolo e l’incantesimo di uno straordinario goleador che ha inondato delle sue meraviglie la notte di Madrid. Milito eppoi l’Inter. Mourinho avrà fatto il suo, d’accordo, ma andatelo a spiegare come si fa a vincere senza un centravanti così. L’Inter ha coronato il sogno, l’avevano chiesto i tifosi: accontentati! Veder le tribune del Bernabeu era una stretta al cuore per qualunque amante dello sport. Non parliamo di tifo pro o contro, parliamo della bellezza di una storia. E l’Inter l’ha onorata. Squadra che ormai conosce perfettamente il suo cuore e il suo motore. Il Bayern è stato quel che sapeva essere: squadra monocorde, provvista di qualche guizzo e tanta forza fisica. L’Inter era sulla carta, e lo è stata sul campo di più, molto di più. Forse salvata dall’arbitro che, dopo 16 minuti, ha chiuso gli occhi su una smanacciata di Maicon. Poteva essere determinante, ma quest’anno va così. Va l’Inter e soprattutto vanno i suoi solisti-coristi. Sneijder e Milito si sono fatti compagnia, là davanti, e dopo qualche assaggio hanno capito che la carne dei centrali tedeschi era tenera, tenera, ed hanno acchiappato l’attimo fuggente. Uno spettacolare contropiede lanciato da Julio Cesar, proseguito da Milito, e rifinito da Sneijder per l’italo-argentino, è stato il capolavoro della partita. Il doppio dribbling del principe, pescato da Eto’o, con marchio doc sulla conclusione, è stato l’acuto d’autore. Poi ci sono state le parate rassicuranti di Julio Cesar, l’incessante giocare di Cambiasso e Zanetti, anche qualche gol sbagliato. Partita bella nei particolari, nelle giocate da campioni, un po’ monotona nelle strategie, quasi mai imprevedibile. Un po’ crudele quando Mou ha preferito omaggiare della presenza Muntari e Materazzi e non Balotelli che, al posto di Pandev, sarebbe stato ben altra cosa. Partita da metter in cornice per la storia dell’Inter, finalmente un Moratti è tornato con la coppa fra le mani. Mourinho ha compiuto il suo cammino e chiuso la storia, potendo dire: missione compiuta. Dopo 45 anni la coppa è dell’Inter, il resto sono statistiche. E tutti quelli che ieri erano sulle tribune un giorno potranno dire: c’ero anch’io. Lasciamoli godere. Lo sport è questo, non solo veleno. (Tratto da: ilgiornale.it)
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Alba a San Siro per i tifosi interisti
La lunga notte dei festeggiamenti nerazzurri. E alle 6 di mattina l'arrivo dei campioni
MILANO – Non contenti di avere stabilito un record unico del calcio italiano (tre titoli vinti in una sola stagione), gli interisti si sono voluti regalare quello che probabilmente è un primato mondiale: vedere arrivare l’alba dentro un stadio. A Milano, la notte della Champions League riconquistata a Madrid dall’Inter dopo 45 anni, per 50 mila persone è passata aspettando che i neocampioni d’Europa tornassero dalla Spagna, salissero sul pullman e da Malpensa si presentassero direttamente a San Siro.
L'ARRIVO ALLE SEI - Cancelli aperti alle 2.30, giocatori dati in arrivo per le 4.30, poi per le 5, poi per le 5.30. Infine l’arrivo alle 6, mentre sullo stadio si cominciava a intravedere il sole. A quel punto i primi due anelli di San Siro, quasi pieni, sono esplosi come se la gente fosse appena arrivata e dopo una notte di sonno sereno. Sono partiti fumogeni e fuochi d’artificio, mentre i calciatori (tranne assenti illustri come Eto’o e Sneijder, già in viaggio verso le rispettive nazionali) si concedevano un doppio giro del campo passandosi la coppa. Stankovic fingeva di lanciarla verso il pubblico, il capitano Javier Zanetti veniva portato in trionfo dai compagni, Thiago Motta saltava come un matto, Lucio roteava la maglia, mentre Samuel passeggiava per il cerchio di centrocampo tenendo per mano le figlie. Da segnalare un Arnautovic magistrale nel dirigere coreografie e cori del pubblico. Tutto sommato, una scena piuttosto surreale. Ma niente rispetto alle 3 ore e mezza d’attesa, con volonterosi speaker che tenevano tonici i 50 mila di San Siro facendo provare i cori per i giocatori e cantare a ripetizione i due inni nerazzurri (“C’è solo l’Inter” e “Pazza Inter”) mentre il megaschermo trasmetteva spezzoni della finale e il riassunto della strepitosa stagione europea dell’Inter. Poi tutti a casa, trovando anche il tempo (e la forza) di assediare giocatori e dirigenti in uscita dal parcheggio e diretti verso vacanze piuttosto meritate. La festa era finita. O forse era appena cominciata. Almeno per tutti gli abitanti della zona San Siro, che hanno ritrovato il silenzio. (Tommaso Pellizzari - corriere.it)

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