Ultimissime AISE Agenzia Internazionale Stampa Estero

IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

giovedì 3 gennaio 2008

Messaggio del Presidente della Repubblica

MESSAGGIO DI FINE ANNO
DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
GIORGIO NAPOLITANO
Palazzo del Quirinale , 31 Dicembre 2007
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A voi che mi ascoltate, e a tutti gli italiani, in patria e all’estero, sento di dovere una risposta, insieme con il più sincero, cordiale augurio. Una risposta alla domanda che più ci inquieta: come dobbiamo guardare all’anno che sta per iniziare, con quali preoccupazioni e con quali motivi di speranza e di fiducia? E’ una domanda non facile, alla quale vorrei provarmi a rispondere partendo da quel che dell’Italia ho visto e ho potuto intendere lungo tutto il 2007, attraverso un gran numero di visite e di incontri.

Ho visto, dal Sud al Nord – la mia più recente, intensa tappa è stata Milano – aspetti eloquenti dell’Italia che vuole crescere, divenire più moderna e più giusta, e che sa come per non perdere terreno in Europa e nel mondo debba vincere competizioni e sfide difficili. Ho colto – nelle situazioni più diverse, anche se non dovunque nella stessa misura – segni concreti di dinamismo e di capacità innovativa, prendendo visione di realizzazioni e progetti audaci. Mi si è presentata in questa luce la realtà dell’economia, delle imprese e del lavoro produttivo; e la realtà di istituzioni indubbiamente vitali. Ho visitato, in particolare, Istituti di ricerca e di alta formazione che possono ben vantare il titolo di centri di eccellenza.

Questi sono fatti, e sono motivi di fiducia nell’avvenire dell’Italia: il problema sta nel come valorizzare e incoraggiare dovunque nel paese questo dinamismo, nel come trasmettere questi impulsi all’intero sistema Italia, puntando sull’innovazione e sul merito, privilegiando fortemente l’istruzione, così da giungere via via a un più alto tasso di crescita, a una crescita più sostenuta e generale, in cui sia pienamente coinvolto il Mezzogiorno. Se questo è il problema, con esso deve misurarsi la politica – governo e istituzioni rappresentative ad ogni livello – ma debbono misurarsi nello stesso tempo tutte le forze sociali e culturali. Non c’è da abbandonarsi alla sfiducia, ma da proporre, decidere, operare.

E c’è da proporre soluzioni innanzitutto di fronte all’allarme per l’aumento del costo della vita, che la parte più povera e disagiata della popolazione può sempre meno reggere e un’altra parte delle famiglie, che conta solo su retribuzioni e redditi insufficienti, regge a costo di seri sacrifici, mai abbastanza riconosciuti.

Il malessere sociale è qui, ed è nell’incertezza del lavoro, in special modo nella difficoltà, ancora per troppi giovani nel Sud, a trovare lavoro, nonostante la netta diminuzione del tasso nazionale di disoccupazione. Il malessere è nella insufficiente tutela del lavoro, della vita sul lavoro. Questo è stato e rimane un mio assillo. Mi hanno commosso e scosso le parole di un giovane compagno di lavoro del ventiseienne Rosario, uno degli operai travolti nell’orribile rogo di Torino: “Noi ragazzi che siamo cresciuti insieme a lui da quando avevamo 14 o 15 anni, se lui lotta per la vita dobbiamo lottare con lui fino alla fine”. Gli sono rimasti accanto, poi purtroppo la fine è giunta. E ieri è giunta anche per Giuseppe, altro ventiseienne, ultima delle vittime di una vera e propria inaudita strage. Abbraccio con affetto i loro familiari e la città.

Molti e diversi sono comunque i fatti che smentiscono le rappresentazioni di un’Italia in declino. Un autorevole osservatore straniero – e ce ne sono di attenti e non malevoli – ha di recente indicato un punto di forza del nostro paese – in particolare, la chiave del forte successo, in questo periodo, delle nostre esportazioni – nella cultura della creatività, che deve far considerare grande il potenziale delle nostre imprese e del nostro lavoro. E in questo nuovo esprimersi della creatività italiana, rivive la forza di una tradizione, di un patrimonio e di una sensibilità cui dobbiamo dedicare ben maggiore attenzione. Dovunque mi sia recato in visita quest’anno in Europa e fuori d’Europa ho constatato quanto grande sia la forza d’attrazione del nostro patrimonio storico-artistico e culturale, antico e moderno. Un patrimonio che parte da lontano, come ci dice in questo momento la straordinaria mostra delle opere illegalmente sottratte e ora recuperate all’Italia, grazie a un esemplare sforzo congiunto delle istituzioni e dei corpi dello Stato.

E’ una mostra ospitata al Quirinale. Perché questo Palazzo, senza eguali al mondo, è – permettetemi di sottolinearlo – tra i luoghi più rappresentativi della storia e della creatività italiana, ed è aperto a tutti gli italiani, che in diverse centinaia di migliaia l’hanno visitato nel corso del 2007.

Qui abbiamo accolto anche tante rappresentanze dell’Italia più operosa e generosa. E dell’Italia che soffre, che lotta contro le sofferenze e sostiene l’impegno a combatterle. Mi ha molto colpito l’incontro che abbiamo avuto in Quirinale in occasione della Giornata dedicata alle persone con disabilità: abbiamo visto queste persone non rassegnate, impegnate a esprimere una speranza attiva realizzando al meglio se stesse grazie a una splendida rete di solidarietà. E ciò ci dice che grande è anche il potenziale umano e morale di cui l’Italia dispone.

Vi sto parlando poco di quel che accade nella sfera della politica e delle istituzioni. Ma non certo perché non sia importante: piuttosto perché vorrei richiamare l’attenzione su quel che di più ampio vive e conta nel paese, sulle realtà e sulle responsabilità che non possono ridursi alla sfera della politica. Siamo poi in un momento in cui molto si discute sul bilancio di attività del governo e sulle critiche e richieste dell’opposizione: se ne discute in libertà e con asprezza, e non possono esserci interferenze da parte mia, in nessun senso.

Posso solo dire che per consolidare e generalizzare tutti i fenomeni e fermenti positivi che ho richiamato, per mettere a frutto le potenzialità su cui l’Italia può contare, è comunque indispensabile che si adottino alcune riforme in campo istituzionale e che si crei un nuovo, più costruttivo clima politico, fondato su una effettiva legittimazione reciproca. Mi sono speso a tal fine sin dall’inizio del mio mandato, e insisterò nelle mie sollecitazioni e nei miei appelli: ora che uno spiraglio di dialogo si è aperto, con il contributo di entrambi gli schieramenti politici, specie sulla riforma elettorale, occorre assolutamente evitare che l’occasione vada perduta. Quali siano le condizioni, da un lato, per la continuità dell’azione di governo, e dall’altro, per un esito positivo del confronto sulle riforme, lo si vedrà presto in Parlamento.

Torno ora su considerazioni che si rivolgono a voi tutti, a noi tutti come italiani. Possiamo avere più fiducia in noi stessi, ma dobbiamo essere più esigenti verso noi stessi. Ci preoccupano giustamente l’insicurezza e la criminalità; ci preoccupano difficoltà e fenomeni legati a una immigrazione in rapida crescita. Non si possono tuttavia ignorare i risultati ottenuti colpendo i vertici delle organizzazioni mafiose, o conseguendo una diminuzione di varii tipi di reato: si tratta di risultati di cui va dato merito alla magistratura e alle forze dell’ordine, apprezzandone l’impegno sempre rischioso e garantendo loro mezzi adeguati. Ma quel che più conta, perché ciascuno possa fare la sua parte, è liberarsi dalle paure che non fanno ragionare e dai particolarismi che non fanno decidere.

La paura può far dimenticare i limiti e i diritti da rispettare nell’azione che va condotta a tutela della sicurezza dei cittadini; la paura può far degenerare la fondata richiesta dell’osservanza della legge e delle regole da parte degli immigrati in minaccia inammissibile di violazione della libertà di culto per tutte le confessioni religiose e della dignità di quanti, provenienti da paesi lontani e vicini, operano nel nostro paese soddisfacendone esigenze e domande concrete.

Paure irragionevoli e particolarismi, politici o localistici, emergono in troppi casi: impedendo, ad esempio, la soluzione del sempre più allarmante problema dei rifiuti in Campania, con grave danno per le condizioni e per l’immagine di una città e di una regione nelle quali invece non mancano energie positive, realtà nuove e iniziative di qualità.

Essere esigenti verso noi stessi significa impegnarci a dare prove effettive di senso civico, dalle più semplici alle più impegnative, come quelle offerte dal coraggioso esporsi degli imprenditori siciliani contro pizzo e mafia; a dare prove di consapevolezza dell’interesse generale, contribuendo, ad esempio, alla salvaguardia dell’ambiente, alla tutela del territorio e del paesaggio, insidiati da nuove spinte speculative. L’interesse generale esige rispetto reciproco tra le istituzioni, ancora una volta, e più che mai, rispetto ed equilibrio tra politica e magistratura, fiducia in tutte le istituzioni di garanzia.

L’interesse generale esige un pieno sostegno all’azione internazionale dell’Italia, al suo impegno, innanzitutto, nell’Unione europea per favorirne il rilancio e l’iniziativa comune sui temi cruciali della pace e della sicurezza internazionale. Qualche settimana fa, portando negli Stati Uniti la voce unitaria del nostro paese, la conferma di una collocazione internazionale dell’Italia largamente condivisa, ho potuto verificare come il nostro maggiore storico alleato apprezzi i contributi e gli sforzi dell’Italia e dell’Europa in un mondo drammaticamente percorso, ancora in questi giorni, dall’aggressività del terrorismo e da una molteplicità di mutamenti e sfide globali e di gravi tensioni. In questo momento, siamo perciò più che mai vicini e grati alle migliaia di nostri militari che affrontano l’estremo rischio quotidiano – rendo commosso omaggio a quanti hanno anche di recente sacrificato la vita in queste missioni – e insieme affrontano la fatica dell’impegno umanitario, in aree tra le più critiche di questo mondo. Lo fanno, lo facciamo nello spirito della Costituzione repubblicana.

Ecco, vedete, ricorre da domani il sessantesimo anniversario della nostra Carta fondamentale: proprio nel proporci di rivederne alcune regole, relative all’ordinamento della Repubblica, dobbiamo risolutamente ancorarci ai suoi principi, anche e non da ultimo ai suoi valori morali, e in special modo a quei suoi indirizzi che non vediamo abbastanza perseguiti e tradotti in atto.

Ciò vale per quell’indirizzo di tutela del lavoro che ho già evocato; o per quell’indirizzo di pari opportunità, in primo luogo tra uomo e donna, che si è venuto solo parzialmente attuando; o ancora per un indirizzo, quale è stato anni fa riformulato, di nuovo equilibrio tra le istituzioni centrali e quelle regionali e locali. Né meno attuale è l’indirizzo costituzionale di garanzia della libertà religiosa, di reciproca indipendenza e di collaborazione tra Stato e Chiesa, che richiede un misurato e schietto confronto tra l’Italia e la Santa Sede, com’è nei voti – ne sono certo – del Pontefice Benedetto XVI, cui rinnovo un sincero augurio.

A voi che mi ascoltate, e a quanti sono in queste ore raccolti con le loro famiglie, auguro un anno sereno, per difficile che sia. E’ un augurio che si ispira a sentimenti e ragioni di fiducia nell’Italia, perché cresca e migliori, guardando soprattutto alle generazioni più giovani e a quelle che verranno.

domenica 11 novembre 2007

Il Re di Spagna le grida a Hugo Chavez ...

"¿Por qué no te callas?".

Durante l'ultima sessione plenaria della XVII "Cumbre Iberoamericana" che si è svolta a Santiago del Cile, il Re di Spagna, Juan Carlos I° ha gridato al Presidente Hugo Chavez: "Perché non stai zitto?". Quest’ultimo stava infatti cercando d’interrompere il Presidente del Governo Spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero, mentre proferiva queste parole: "Si può essere agli antipodi delle posizioni ideologiche e non sono io vicino alle idee di Aznar, però è stato eletto dagli spagnoli e esigo che sia rispettato". Chavez aveva prima dato in varie occasioni del fascista al ex-Presidente del Governo Spagnolo. Il Re quindi, unico capo di stato ad aver partecipato a tutte le edizioni della "Cumbre" , visibilmente irritato per il comportamento del mandatario venezuelano gli ha gridato la frase incriminata.
Ma non è finita qui. Presa la parola, Daniel Ortega, Presidente del Nicaragua, ha iniziato, come aveva gia fatto Chavez in precedenza, a criticare le aziende spagnole che operano nel suo paese; per tutta risposta, il Re, ancora più stizzito, ha per la prima volta nella storia della "Cumbre" abbandonato la sessione plenaria.
Alcuni minuti dopo, su richiesta del Presidente del Cile Michelle Bachelet, Juan Carlos I° è ritornato in sala.
In seguito, il Vice Presidente di Cuba, Carlos Lage, durante il suo intervento ha dichiarato che Chávez, tiene il diritto a difendersi in considerazione dei ripetuti attacchi che Aznar ha rivolto alla dignità del Venezuela.
Il Presidente del Perú, Alan García, il quale era ritornato al suo Paese dopo aver partecipato al Vertice, ha chiamato per telefono il Re Juan Carlos I° per esprimerle la sua solidarietà.
All’uscita dalla “Cumbre” Zapatero ha detto che spera che sia l’ultima volta che qualcuno si comporti come ha fatto Hugo Chávez in un vertice tanto importante come la Cumbre Iberoamericana
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sabato 3 novembre 2007

Senato, la vita dorata degli ex Presidenti

Vita dorata dei benemeriti ex di Palazzo Madama
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E se dessimo un taglio alle spese degli ex presidenti? Dopo il Quirinale, anche il Senato riflette. Il fatto è che tra staff di segreteria e altri benefit ciascuno dei tre ex presidenti a carico del bilancio di Palazzo Madama, Nicola Mancino (ora vicepresidente del Csm), Marcello Pera (senatore di Fi) e Carlo Scognamiglio (non più rieletto dal 1996) continua ad assorbire risorse rilevanti: circa 500 mila euro l’anno. Perché si spende così tanto per i tre benemeriti? A causa delle generose dotazioni che nel tempo gli sono state riconosciute: anzitutto un ufficio (fino a quattro stanze). E un robusto staff: tre funzionari (ma al medesimo costo di uno di questi se ne possono ingaggiare anche due), due addetti alle mansioni esecutive (con lo stesso budget se ne possono prendere fino a quattro), un altro addetto alle mansioni ausiliarie. Naturalmente, tutto a carico del bilancio senatoriale. Poi c’è la vettura, fornita a richiesta dall’autorimessa di Palazzo Madama o messa a disposizione permanente se si dispone in proprio di un autista. Infine, per chi è ancora in carica come senatore, un rimborso di 2.600 euro (più Iva) per l’aquisto di un computer, un altro di pari importo per le spese telefoniche annue di una linea fissa Isdn o Adsl, un altro ancora di 5 mila euro per le spese di un cellulare. (http://espresso.repubblica.it/)

mercoledì 31 ottobre 2007

La leggenda di Halloween, la notte delle streghe

La storia, gli eventi e la mitologia di una notte lunga 2.000 anni
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Resa celebre dai film, e più che mai dalla televisione americana, la festa di Halloween, contrariamente a quanto si pensi, non è nata negli Stati Uniti.La Leggenda di Halloween infatti nasce in Britannia, duemila anni fa, con la celebrazione il 31 ottobre della notte di Samhain, un’importante periodo dell’anno celtico che segnava il compimento della stagione del raccolto (l'estate) e l’inizio della stagione invernale.In quello stesso giorno (considerato come Capodanno), oltre a celebrare gli dei per i doni ricevuti dalla terra, i Celti credevano si aprisse un varco con le dimensioni ultraterrene e che Samhain, Principe delle Tenebre e Signore dei morti, richiamasse a se gli spiriti erranti per farli unire al mondo dei viventi.Per impedire agli spettri di soggiornare nelle loro case, i Celti, spegnevano i focolari trasformando le loro accoglienti dimore, in abitazioni fredde e inospitali. A quel punto i Druidi, la casta celtica dei sacerdoti, radunatisi fra le colline per glorificare Samhain, erano soliti accendere un enorme fuoco sotto una quercia in cui lasciavano cadere le ossa del bestiame macellato in suo onore. Terminati gli atti di devozione, i Celti, mascherati con le pelli degli animali sacrificati, rientravano nel villaggio per terrorizzare e mettere in fuga le entità soprannaturali. Poi, durante il primo oro mattutino, muniti di piccole rape intagliate contenenti i tizzoni ardenti del fuoco sacro, ritornavano nelle loro case e riaccendevano i focolari come augurio per il nuovo anno.Affascinati da questa terra leggendaria e dalle sue tradizioni, l’Impero Romano, stabilitosi in Britannia, continuò a celebrare tali cerimonie, rimpiazzando però i sacrifici con lo scambio di dolci e frutta in onore della Dea Pomona, la divinità romana dei frutti e dei giardini.Nel resto d'Europa, col trascorrere degli anni, e con l’avvento del Cristianesimo, certi tipi di usanze vennero modificate. Si narra, per esempio, che per cercare di convertire i Druidi e sradicare altri riti pagani come la celebrazione del sabbath delle streghe (anch'essa festeggiata il 31 ottobre), i Cristiani, si decisero a spostare la festa dei martiri cristiani, da maggio a novembre, trasformando la notte di Samhain in All Allows Eve (“la notte di Ognissanti”) da cui poi deriverà la parola Halloween. Le idolatrie però erano dure a morire. I Cristiani si videro quindi costretti ad aggiungere il 2 novembre come giorno dedicato alla memoria dei morti, per festeggiare le anime dei defunti passati a miglior vita. Sempre dalla cultura cristiana si pensa sia nata l’usanza del trick or treat? (dolcetto o scherzetto?). A quanto pare i primi Cristiani, durante la festa di Ognissanti, vagavano di villaggio in villaggio chiedendo un po’ di “pane d’anima”, una sorta di dolce a forma quadrata farcito di frutta secca, in cambio di preghiere e lodi per omaggiare i defunti delle famiglie. In quei tempi infatti si credeva che le anime dei defunti potessero raggiungere il Paradiso non solo con le preghiere dei propri cari, ma anche con quelle degli sconosciuti. Di solito più dolci dell'anima si ricevevano più preghiere venivano celebrate per i defunti delle famiglie donatrici. Un'altra leggenda fa' risalire il trick or treat all'epoca dei Celti. Secondo queste antiche tradizioni, le Fate, considerate ostili e pericolose, risentite del fatto di dover condividere le loro terre con gli uomini, si dilettavano nel giocare brutti scherzi alle tribù celtiche. Questi, per rabbonirle, erano soliti offrire loro cibo e latte, che veniva lasciato davanti alle scale delle proprie abitazioni. Il mito di Halloween ebbe poi il suo periodo più buio tra il 1840 e il 1845 quando una tremenda carestia di patate colpì l’Irlanda costringendo migliaia di persone a emigrare in altri Paesi, tra cui il Canada e gli Stati Uniti, quest’ultima destinata a ereditare la leggenda di una notte infinita.Simbolo per eccellenza della festività è la caratteristica zucca intagliata, il cui ghigno demoniaco viene in genere reso più spaventoso da una candela posta all'interno della buccia (anche se non è raro vedere zucche dalle facce buffe o bonarie).L'origine della zucca di Halloween, nota come Jack o' Lantern, deriva da una leggenda della metà del 1700 nata dal folklore irlandese le cui versioni, tramandate oralmente, hanno finito per sovrapporsi fino ad adombrarne l'originale. Protagonista della leggenda è il pigro e astuto contadino Jack, coltivatore di rape. Una notte, inseguito da un gruppo di contadini ai danni dei quali aveva commesso un furto, Jack incontra il diavolo. Sembra che sia arrivato il suo turno di morire, ma Jack gli propone un patto, in modo da salvarsi la pelle: Satana si sarebbe trasformato in una moneta d'oro, e poi con essa Jack avrebbe ripagato la merce rubata ai contadini. In seguito, il diavolo e la moneta sarebbero spariti, e ciò avrebbe fatto sì che i pii contadini cristiani si accusassero l'un l'altro su chi di loro avesse rubato la moneta. Intrigato dal piano e dalla prospettiva di corrompere degli animi puri, Satana accetta, si trasforma in moneta e si infila nella borsa dei denari di Jack, trovandosi però vicino a una croce. Intrappolato all'interno della borsa, il diavolo promette al contadino altri 10 anni di vita in cambio della libertà. Così, Jack accetta.In un altra versione della stessa storia di base, Jack è un patito di whiskey, lesto ad alzare troppo il gomito al pub (una versione che sfrutta il classico stereotipo dell'irlandese sbronzo). Una sera, però, Jack comincia a bere insieme a un ospite d'eccezione, il principe dell'Oscurità, che spinge il vizioso contadino a farsi carico di un conto tanto salato da non potersi permettere in alcun modo di saldarlo. Jack così offre a Satana la sua anima in cambio dei soldi per il conto, ma quando il diavolo si trasforma nuovamente in moneta, Jack lo getta nella solita borsa con annesso crocifisso, liberandolo solo in cambio di altri 10 anni di vita.Passati i 10 anni, però, Satana torna per riprendersi l'anima di Jack, ma egli lo inganna di nuovo, chiedendogli di cogliere da un albero una mela per lui, prima di avviarsi all'inferno. Il diavolo, che in queste leggende non si dimostra affatto degno della sua famigerata intelligenza, si arrampica sull'albero per esaudire l'ultimo desiderio di Jack, ma il contadino intaglia in fretta una croce sulla corteccia del tronco, intrappolandolo di nuovo. Questa volta Jack lo libera solo in cambio della sua anima.Una volta giunta l'ora della sua morte naturale, Jack si reca in paradiso, ma San Pietro gli impedisce l'accesso a causa di tutti i peccati commessi in vita. Il contadino prova quindi a entrare all'inferno, ma viene messo alla porta anche da Satana, condannandolo così a vivere in eterno a cavallo fra i due mondi. In segno di rispetto alla sua furbizia luciferina (o come presa in giro, a seconda dell'interpretazione), il diavolo regala a Jack una fiamma inestinguibile, in modo che lui possa farsi strada nell'oscurità eterna del suo limbo terreno. Jack raccoglie la scintilla infernale, la mette dentro una delle sue rape intagliate e comincia vagare per il mondo, senza mai trovare pace.Jack o'Lantern diventa così il simbolo di tutte le anime perdute a causa di una condotta di vita troppo dissoluta, unendosi a quella folta schiera di creature e spettri intrappolati fra paradiso e inferno, come le Will-o'-the-Wisp (o fuochi fatui, la cui leggenda si sovrappone a quella di Jack, tanto da esserne praticamente indistinguibile), i fantasmi, le ombre, i pixie (ovvero neonati morti prima di aver ricevuto un regolare battesimo) e così via.Il costume di intagliare rape che rappresentino ghigni diabolici deriva probabilmente dalla volontà degli irlandesi di scongiurare una visita del buon Jack o di altri spettri simili. Quando poi gli irlandesi emigrarono in America a causa della carestia, sostituirono le rape con le zucche, vegetali più adatti allo scopo. L'usanza rimarrà in vita fino ai giorni nostri, alimentando la curiosità e il fascino senza tempo che ruota intorno alla festa dedicata a demoni, spettri e streghe.
di: Francesco Spagnuolo e Leonardo Pappalardo

venerdì 26 ottobre 2007

I privilegi degli ex Presidenti della Repubblica

Presi di mira le numerose dotazioni degli ex capi di Stato
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Si parla di tagli e volano le polemiche. Fino a investire il Colle più alto della Repubblica, quello del Quirinale. Francesco Cossiga non ha peli sulla lingua: «Non metterò più piede là dentro nemmeno quando quelli lì mi convocheranno per le consultazioni di rito in caso di crisi di governo». Cossiga tuona, ma non è il solo a sentirsi colpito. Anche Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi, gli altri due ex presidenti della Repubblica, celano a fatica il loro disappunto e in privato si lamentano delle ultime iniziative del Colle. Nella corsa ai risparmi che dovrebbe portare a un dimagrimento dei costi del Quirinale (217 milioni nel 2006), è stato preso di mira il trattamento concesso agli ex capi dello Stato. Una voce di spesa che per ragioni di riservatezza la presidenza della Repubblica preferisce non divulgare: a “L’espresso” è stato opposto un cortese rifiuto. Cosa c’è in ballo esattamente? A ciascuno dei presidenti cessati dalla carica spetta una lunga serie di servizi a spese del Quirinale: un dipendente della presidenza della Repubblica, con funzioni di segretario, distaccato (in posizione di “comando”) nel suo staff; due dipendenti, con funzioni di guardarobiere e di addetto alla persona, distaccati presso l’abitazione privata. Ancora: un telefono cellulare o satellitare, un fax, una linea urbana riservata, un collegamento “punto punto” con il centralino della presidenza, uno con la batteria del Viminale e una connessione diretta con la centrale dei servizi di sicurezza del Quirinale. Con una particolarità: la duplicazione di questi impianti, uno installato presso lo studio e l’altro presso l’abitazione. E non è finita: agli ex spettano anche collegamenti (sempre duplicati) telematici per la consultazione delle agenzie di stampa e di banche dati, e televisivi in bassa frequenza. Infine, c’è l’auto, «dotata di telefono veicolare» e con autista, spettante anche alla vedova dell’ex presidente o al primo dei suoi figli.A questa dote a carico del Quirinale gli ex presidenti sommano (oltre all’uso di navi, aerei e treni a cura della presidenza del Consiglio) pure le garanzie per i senatori a vita previste da Palazzo Madama: un ufficio (tra i 150 e i 200 metri quadrati) e segreterie particolari con un capufficio, tre funzionari, due addetti alle mansioni esecutive, altri due addetti alle mansioni ausiliari più, a scelta, un consigliere militare o diplomatico. Senza contare le scorte: contando le postazione fisse davanti alle case, ci sono una ventina di poliziotti e carabinieri. Insomma: oltre 30 persone al servizio di ciascun ex presidente. (http://espresso.repubblica.it/)

lunedì 22 ottobre 2007

La Ferrari, con giallo finale, sul tetto del mondo

Trionfo Ferrari e mondiale a Kimi Raikkonen
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La vittoria della giustizia. La Ferrari vince il Gp del Brasile con una doppietta e si aggiudica il titolo mondiale piloti con Kimi Raikkonen dopo aver già vinto quello costruttori. L’ultimo Gp della stagione è stato emozionante ed è successo l’imprevedibile. Hamilton parte male e rischia di uscire di pista, riparte 12mo ma poi ha un problema di computer e scivola al 18mo posto. Le Rosse sono regolari, mentre Alonso non riesce a fare meglio del terzo posto. A tre quarti di gara Raikkonen passa Massa, Hamilton fa un gran recupero ma è solo settimo. E poi c’è spazio solo per il trionfo prima della notizia della possibile squalifica di Bmw e Williams che avrebbe dato il titolo ad Hamilton.
IL TITOLO
C’era un solo modo per la Ferrari per vincere il titolo piloti: Kimi Raikkonen primo, Fernando Alonso terzo, Lewis Hamilton sesto. I primi due sono finiti primi e terzo, Hamilton settimo. Classifica finale: Raikkonen 110 punti, Hamilton 109, Alonso 109. Le Rosse di Maranello si aggiudicano un titolo che a metà stagione sembrava irraggiungibile. Un titolo che sa di giustizia, dopo le note vicende dello spionaggio della McLaren a danno della Ferrari e le discutibili decisioni della Federazione internazionale che fino all’ultimo non hanno penalizzato Hamilton autore di evidenti scorrettezze durante il campionato. Comunque onore ad Hamilton: un debuttante ha rischiato sino agli ultimi giri di vincere il mondiale per la prima volta nella storia della Formula Uno. Sarà il campione del futuro.
LA GARA
Massa in pole, al suo fianco Hamilton, dietro Raikkonen e Alonso. Le Ferrrari partono benissimo e chiudono Hamilton alla prima curva. Lewis rischia di toccarsi con il suo compagno di squadra Alonso e deve allargare alla seconda curva: finisce quasi fuori e ritorna in pista al dodicesimo posto. Riprende con rabbia, ma il suo campionato si decide all’ottavo giro. All’uscita della curva dei box, la sua auto rallenta inspiegabilmente. Forse non entra una marcia, più probabilmente va in tilt il sistema computerizzato. L’inglese riesce a restare calmo e a resettare il tutto, ma cade in 18ma posizione. Le due Ferrari marciano invece come su due binari, con Massa primo e Raikkonen secondo, Alonso rimane terzo e sarebbe campione del mondo. Hamilton inizia una grande rimonta pur con una strategia di tre soste ai box, ma non riesce a salire oltre la settima posizione, che gli assicura due punti. A tre quarti di gara, Massa esce lungo da una curva e perde i circa tre secondi di vantaggio che aveva su Raikkonen e dopo il pit-stop il finlandese lo sorpassa e corre sicuro verso la vittoria nel Gp e nel campionato mondiale. Alla fine è il trionfo Ferrari, con le McLaren che vedono sfuggire un titolo che si sentivano già in tasca. Ma non si dimentichi che Raikkonen con sei successi è il pilota che quest’anno ha vinto più Gp di tutti.
RAIKKONEN
«Ora festeggerò per un mese», sono state le prime parole del neocampione del mondo, il terzo pilota a vincere l’iride della Formula Uno per la Finlandia dopo Keke Rosberg e Mika Hakkinen. «Ho sempre creduto alla rimonta, ho sempre pensato che potevo fare meglio di tutti gli altri. Abbiamo lavorato sodo e non abbiamo mollato la presa. Abbiamo fatto bene».
ALONSO
«Kimi ha fatto un buon campionato, con alti e bassi come tutti gli altri concorrenti, e oggi ha fatto un ottimo lavoro, lo meritava», ha detto sportivamente Fernando Alonso, il bicampione del mondo uscente. «Sapevo che la gara sarebbe stata difficile perché la Ferrari avrebbe potuto prendere la prima e la seconda posizione. Io non sono riuscito a tenere il passo e ho aspettato che succedesse qualcosa a loro, ma hanno gestito bene la situazione dei pneumatici e alla fine non è successo nulla. Abbiamo dimostrato di avere un’ottima monoposto e conserverò sempre grandi ricordi da questa stagione e dalle vittorie che ho ottenuto».
MASSA
«Sono felice per la squadra e per Kimi», ha detto Felipe Massa. «È un titolo meritato per una squadra che ha sempre lavorato sodo anche nei momenti più difficili. Questa è una squadra che ha sempre avuto grande fiducia nei miei confronti e spero di averla ricambiata. Un giorno spero di poter vincere io con con la Ferrari. Purtroppo non ero qui per vincere il titolo di campione, mi sarebbe comunque piaciuto arrivare primo nel Gran Premio. Ma sono contento ugualmente».HAMILTON
Lewis Hamilton «non è sconvolto». Lo ha reso noto suo padre Anthony. «È solo una gara. Per lui era un sogno vincere il mondiale al debutto, ma sono felice che sia arrivato secondo, per ciò che ha fatto in questa stagione. Ha fatto del suo meglio, tutto ciò che poteva fare». (corriere.it)
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Era scritto, Kimi Raikkonen è campione del mondo, la Ferrari riconquista il titolo iridato dopo tre stagioni. Il clamoroso verdetto è stato sancito dal GP del Brasile che ha chiuso un indimenticabile 2007, l’anno che sarà ricordato per la Spy Story McLaren-Ferrari, l’esplosione di una nuova stella, Lewis Hamilton e il trionfo in rimonta di un finlandese di ghiaccio che è diventato campione al primo anno di Ferrari.
IMPRENDIBILI
Onore a Kimi Raikkonen, vincitore a Interlagos davanti a Felipe Massa per una strepitosa doppietta delle F2007, letteralmente imprendibili proprio quando serviva, nell’ultimo e decisivo GP dell’anno. Fernando Alonso ha chiuso terzo, Lewis Hamilton settimo: Kimi li ha scavalcati per un solo punto.
VELENI
Un trionfo Ferrari incredibile e meritato che cancella una stagione piena di veleni tra Maranello e i rivali di Woking. Che cancella quella sentenza a metà che ha punito la McLaren ma non i piloti. Che cancella soprattutto i tanti errori con cui la Ferrari ha rischiato di gettare al vento questo titolo. La Spy Story ha innegabilmente avvantaggiato la McLaren, ma ai box del Cavallino e in pista gli sbagli erano stati troppi, specie guardando il potenziale altissimo della F2007. Il pregio più grande è stato però crederci fino alla fine. E la vittoria alla fine è arrivata. Rocambolesca, ma è arrivata.
DISPERATA
La gara è andata come doveva andare. Le Ferrari hanno preso la testa con Massa e Kimi. Dietro Hamilton si è praticamente suicidato sbagliando dopo poche curve. Lewis (inesperienza? sfortuna?) è rientrato sesto ma dopo pochi giri si è ritrovato con la McLaren ammutolita col cambio inceppato. La sua macchina è poi ripartita ma dalla 18ª posizione la rimonta al quinto posto, quello che gli serviva, è stata tanto generosa quanto disperata. Alonso, terzo, è rimasto virtuale campione fino al secondo pit stop della gara, quando Raikkonen è rientrato in pista davanti a Massa, la situazione di punteggio che serviva. Raikkonen 110, Alonso e Hamilton 109. Era scritto.
BMW e WILLIAMS NESSUNA PENALITA’
Il titolo mondiale di Kimi Raikkonen è rimasto sub judice per alcune ore. Le due Bmw Sauber e le due Williams sono state a lungo sotto inchiesta poiché al termine delle verifiche tecniche post gara il campione di benzina prelevato era risultato non conforme al regolamento. Lo ha confermato anche Stefano Domenicali, direttore tecnico della Ferrari il quale ha detto: "Fa parte di questa stagione, particolare e ricca di colpi di scena. Aspettiamo le verifiche per festeggiare. Non riusciamo a finire le gare anche quando sono concluse". In gara i due piloti Bmw, Kubica e Heidfeld si erano piazzati rispettivamente al quinto e sesto posto, mentre Rosberg della Williams aveva concluso al quarto posto.
La Fia aveva ufficializzato, con un comunicato, l'apertura di un'inchiesta su quattro vetture del GP del Brasile, le due Bmw Sauber e le due Williams, indicando che la temperatura del carburante era risultata inferiore di più di "dieci gradi rispetto alla temperatura ambiente". In particolare, la benzina della Bmw di Heidfeld avrebbe fatto segnare 24 e 25 gradi ai due pit stop contro i 37 gradi della temperatura ambiente, e quella di Kubica prima 23 e poi 24 gradi. Il regolamento vieta benzina troppo fredda, perché questo migliora il rendimento dei motori. In caso di squalifica dei tre piloti, Lewis Hamilton sarebbe passato al quarto posto e con i tre punti in più sarebbe diventato campione del mondo. Invece, nella notte italiana è arrivata l'ufficializzazione (a meno di ricorsi, comunque consentiti dal regolamento) della classifica definita in pista a Interlagos. I giudici hanno deciso di non infliggere alcuna sanzione ai team coinvolti, confermando indirettamente il trionfo del finlandese della Ferrari nel mondiale piloti. (gazzetta.it)
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RESOCONTO DEL GIALLO FINALE
Per quasi quattro ore Kimi Raikkonen ha tremato freddo: il suo titolo mondiale sembrava sfuggirgli di mano dopo averlo vinto in pista. La Fia (Federazione automobilistica mondiale) aveva infatti aperto un'inchiesta sul carburante delle due Bmw guidate da Robert Kubica (quinto) e Nick Heidfeld (sesto), e le due Williams di Nico Rosberg (quarto) e Kazuki Nakajima.
RON DENNIS LA SPIA
Secondo il sito online della tv brasiliana Globo, è stato il patron della McLaren, Ron Dennis, ad avvertire i commissari della presunta irregolarità delle auto sotto esame: una mossa disperata per stravolgere il risultato del mondiale dopo la punizione che aveva subito la sua scuderia per lo spionaggio nei confronti della Ferrari.
MINACCIA DIMISSIONI
Fonti informate hanno detto a Globo.com che i commissari avrebbero minacciato le dimissioni di massa se il risultato della corsa fosse stato alterato e la vittoria del mondiale fosse stata assegnata a Lewis Hamilton.
RAIKKONEN CAMPIONE
Perciò i commissari dopo una lunga discussione, hanno lasciato immutata la classifica del Gp del Brasile che assegna a Raikkonen il titolo mondiale.
VERIFICHE
Tutto è nato dalle temperature delle benzine registrate automaticamente durante i pit stop di Kubica, Heidfeld e Rosberg, che sarebbero state di 2-4 gradi inferiori al mimino ammesso di 10 gradi in meno rispetto alla temperatura ambiente, che al momento della sosta ai box era di 37 gradi. Il regolamento vieta benzina troppo fredda perché migliora il rendimento del carburante. Se i piloti fossero stati squalificati, Hamilton da settimo sarebbe passato quarto e avrebbe guadagnato i punti necessari per conquistare il titolo. Secondo voci non ufficiali dapprima circolate, i punti sarebbero però stati tolti solo ai costruttori e non ai piloti. Quindi in questo caso la classifica piloti non sarebbe cambiata e Raikkonen sarebbe stato, finalmente, campione. «Dobbiamo aspettare la conclusione delle verifiche», aveva spiegato Stefano Domenicali, direttore sportivo della Ferrari. «Non possiamo dire altro. In questa stagione va così». Invece, nessuna penalità nemmeno per i costruttori.
RICORSO MCLAREN
Il titolo, in realtà, resta in bilico. La McLaren-Mercedes ha infatti presentato ricorso contro la decisione della Fia di non sanzionare Bmw e Williams. Lo ha annunciato la Federazione internazionale. Il titolo di Raikkonen, in altre parole, potrebbe ancora essere messo in forse dalla Corte d’appello internazionale della Fia che si riunirà per esaminare il caso. La data non è stata ancora fissata.
ALONSO: «NON SAREBBE GIUSTO»
All’idea del titolo ad Hamilton a tavolino si era ribellato il suo compagno di squadra: Fernando Alonso. «Non sarebbe giusto. Una vittoria di Hamilton a tavolino mi farebbe cadere la faccia per la vergogna», ha affermato Alonso a una rete televisiva spagnola. «Il campione del mondo deve essere chi ha fatto più punti. Se danno il titolo a tavolino ad Hamilton sarà la fine di questo sport».
TEMPERATURA
«C’è un regolamento e va rispettato: se lo rispettano alla lettera, esiste il rischio di squalifica. Sabato per esempio Hamilton non lo ha rispettato, e non c’è stata un’applicazione letterale», aveva detto Luca Baldisserri, responsabile Ferrari delle operazioni in pista. «Qualcosa di strano è successo prima della gara», aveva aggiunto Baldisseri. « Nell'ora prima della partenza la temperatura ambiente si è alzata all'improvviso da 30 a 35 gradi. Noi abbiamo stabilizzato il sensore della benzina sulla soglia dei 10 gradi sotto la temperatura; altri invece probabilmente hanno avuto problemi. Però pochi gradi di differenza, però, non inficiano il risultato sportivo».
PRECEDENTE
C’è un precedente: il 26 marzo 1995, proprio sul circuito di Interlagos nel Gp d’apertura della stagione, non furono assegnati i punti alla Benetton Renault e alla Williams perché fu riscontrato che la benzina utilizzata durante la gara non era conforme al campione depositato una settimana prima della partenza alla Fia a Parigi, anche se nell’occasione non si trattava di un problema di temperatura. In quel caso comunque non furono penalizzati i piloti. (corriere.it)
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MONTEZEMOLO
A Maranello intanto si celebra la doppia vittoria, costruttori e piloti, conquistata in una stagione travagliata e incredibile. «Direi una bugia se avessi creduto veramente ad una vittoria in questo modo, ci speravo. Ero convinto che avremmo vinto la gara. La forza della Ferrari è stata quella di non mollare mai. Dietro a qualunque grande prodotto o impresa sportiva ci sono persone meravigliose, il merito va agli uomini e alle donne Ferrari. Il merito è loro, abbiamo persone straordinarie», ha infatti detto il presidente, Luca Cordero di Montezemolo, a “Radio Anch’io”.
«Su otto anni abbiamo vinto 6 mondiali piloti e 7 mondiali costruttori e lo abbiamo fatto contro le migliori aziende costruttrici di auto del mondo. La differenza tra noi e la McLaren è che noi siamo una squadra che all’ultima gara ha visto i piloti aiutarsi e che nei momenti più difficili è ancora più unita. Alonso e Hamilton non hanno avuto gli stessi comportamenti di Raikkonen e Massa. Anche nell’ultima gara c’è stata una bellissima dimostrazione di superiorità tecnica. Ha trionfato anche lo sport: di fronte a tanti veleni e a tanta slealtà, c’è stata una giustizia sportiva che ha prevalso, senza esagerare è anche questo è un argomento di riflessione».
«Siamo a dei livelli talmente minimi di differenza che si gioca tutto sui centesimi di secondo e certi dati tecnici si sono rivelati decisivi per alcune macchine -ha agigunto Montezemolo in merito alla vincenda dell'inchiesta su Bmw e Williams, e sul ricordo McLaren-. Quanto avvenuto ieri sera mi è sembrato un ulteriore e inutile stress per tutti, tenendo conto che il regolamento prevede che anche se qualche macchina poteva essere squalificata non significava ridare punti ad altri o penalizzare i piloti».
MICHAEL SCHUMACHER
«Un finale incredibile, peccato non essere lì a festeggiare», è stato il commento di Michael Schumacher, che si è goduto il trionfo della Ferrari e di Kimi Raikkonen dal divano del suo salotto. «Mi è dispiaciuto non essere in Brasile, avrei voluto festeggiare con tutti i ragazzi. Lo faremo presto, non vedo l’ora», dice Schumi dal suo sito ufficiale. «E' stato un epilogo incredibile. Ho provato un’enorme emozione quando Kimi e Felipe hanno tagliato il traguardo, è stata una grossa gioia. Io ci ho sempre creduto, bisogna continuare a lottare anche quando le possibilità sono minime. Certo, nessuno credeva che potesse accadere una cosa del genere».

sabato 20 ottobre 2007

Selezionati i momenti fondamentali dello sviluppo

Le 50 date più importanti della storia
ooooooooooOoooooooooo
Quali sono le 50 date-chiave della storia dell’umanità? Difficile dare una risposta che metta d’accordo tutti, perché la scelta è soggettiva e legata a svariati fattori, anche emotivi. L’eminente storico Richard Overy, autore di “The Times Complete History of the World”, ha deciso di mettere in fila quelle a suo giudizio più rilevanti per l’umanità, spiegando al “Times” i criteri usati per la selezione, come pure i motivi alla base di ogni singola preferenza.
I LIMITI DELLA SELEZIONE
«Non ho preso volutamente in considerazione date che risalissero ad epoche precedenti la civilizzazione – ha raccontato Overy – perché era necessario fare una limitazione, mentre altre date sono per forza generiche, perché non esiste un anno preciso in cui un dato evento, come ad esempio l’invenzione della ruota, si è verificato”.
IL CRITERIO DELLE SCELTE
Ma perché queste date anziché altre? «La storia umana è vasta e complessa, ma ci sono state alcune invenzioni chiave che hanno permesso lo sviluppo della società, come la ruota, la scrittura o l’orologio. Ovviamente, anche gli avvenimenti politici trovano un riscontro ed è per questo motivo che ho citato l’unificazione dell’Antica Cina o il crollo dei regimi comunisti».
LA CLASSIFICA
Guardando la classifica, al primo posto Overy piazza l’invenzione della ruota (3500 A.C.), seguita da quella della scrittura (3200 A.C.) e dal primo insediamento dei Sumeri (3000 A.C.). La scoperta dell’America (1492) è solo al 28° posto, la Rivoluzione Francese (1789) al 36°, una posizione prima della battaglia di Waterloo del 1815, che segnò la fine dell’Impero di Napoleone, mentre la teoria della relatività di Einstein (1905) è al 42° posto. La fine della prima Guerra Mondiale (1918) è alla posizione numero 44, due posti più in là c’è invece la bomba nucleare lanciata su Hiroshima (1945) che fece finire la Seconda Guerra Mondiale. L’invenzione della pillola (1960), che sancì per la donna una scelta contraccettiva finalmente libera e consapevole, è al 49° posto, mentre la data a noi più vicina è il 1989-90, con il crollo dei regimi comunisti in Europa, scelto come ultimo evento della classifica.
LE DATE FONDAMENTALI
Queste, comunque, le prime 10 date da ricordare selezionate da Overy:
1-3500 circa A.C.: l’invenzione della ruota e dell’aratro in Mesopotomia e la vela in Egitto. Tre scoperte fondamentali per l’agricoltura, il commercio e i viaggi in mare
2-3200 circa A.C.: l’invenzione della scrittura in Mesopotamia
3-3000 circa A.C.: la fondazione della prima città da parte dei Sumeri, origine delle moderne strutture sociali ed amministrative
4-1600 circa A.C.: l’invenzione del moderno alfabeto
5-1600 circa A.C.: l’inizio della civiltà greca, fondamentale per il patrimonio di conoscenze matematiche, filosofiche e politiche tramandate fino ai nostri giorni
6-753 A.C.: la fondazione di Roma. L’Impero Romano è stato un pilastro dell’era moderna
7-670 circa A.C.: l’invenzione del ferro, con la metallurgia che diventa la chiave per lo sviluppo economico e militare
8-551 circa A.C.: la nascita di Confucio, fondatore di una delle maggiori dottrine filosofiche del mondo
9-490 A.C.: la battaglia di Maratona. Respingendo l’invasione persiana, i Greci salvano il loro mondo e la loro cultura
10- 486 A.C: la nascita di Buddha, fondatore di una delle più importanti religioni del mondo.
(Simona Marchetti - http://www.corriere.it/ 19 ottobre 2007)