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lunedì 15 febbraio 2010

A Fucecchio c'è un fantasma "trombettiere"?

Quel suono da brividi: il fantasma "trombettiere"
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Il palazzo Della Volta stava andando in rovina. Lo adocchiarono, per farne la sede della contrada Sant’Andrea, i contradaioli rossoverdi del Palio di Fucecchio. Ricevuta la concessione del Comune i volontari si misero all’opera. Ma chi lavorava lì sentiva un suono stridente, come di trombetta, raggelava il sangue. La sera dopo il fenomeno si ripeté, e allora gli operai dissero che avrebbero lavorato solo in altre stanze.
Quando ci voleva coraggio a parlare di fantasmi o di spiriti - altri tempi - la gente diceva: «Al palazzo del Gattino, in quella casa ci si sente». Il riferimento era al palazzo Della Volta, storicamente il più antico del castello medievale, e attualmente il più conosciuto, diventato sede della fondazione Montanelli, istituzione voluta dal grande giornalista Indro (quando era ancora in vita, nel 1987). Ma prima il palazzo stava andando in rovina. Lo adocchiarono, per farne la sede della contrada Sant’Andrea, i contradaioli rossoverdi del Palio di Fucecchio. Ricevuta la concessione del Comune i volontari si misero all’opera. Ma durante quest’impegno sovrumano - sono stati portati via oltre 200 camion di macerie - chi ci lavorava ebbe in più d’un’occasione tanta paura. Parla un anziano che ci ha lavorato sodo: «C’era il fantasma Trombetta. Lo chiamavamo così perché mentre Antero Pagliaro stava stuccando il soffitto al primo piano, sentì un suono stridente, come di trombetta, che gli raggelò il sangue. La sera dopo il fenomeno si ripeté, e allora disse che avrebbe lavorato solo in altre stanze. Quella strana trombetta la sentirono anche altri, ma sempre da soli». «Quando ci ripenso - continua - non dormo la notte neanche ora. Si sentivano voci dal basso, dal profondo dove c’è un trabocchetto, che facevano venire i brividi. Si udivano colpi, in stanze dove non stava nessuno. C’erano come oscure presenze, che non volevano essere disturbate. Noi portavamo fuori le macerie, e avevamo l’impressione che loro le riportassero dentro: non si finiva mai». Sulle paurose dicerie, l’avvocato Piero Malvolti, appassionato di storia locale e poi primo presidente della Fondazione Montanelli, ha lasciato scritto che il palazzo era già stato in precedenza luogo «d’incursioni notturne di giovanissimi e spericolati amanti. Cominciarono anche a spargersi le voci che fosse abitato da fantasmi per i delitti commessi ai tempi dei Della Volta. Si disse anche che vi si celebrassero riti satanici». Le sere d’inverno, quando fischiava il tramontano e le superstiti imposte battevano incessantemente per il vento, il palazzo rivelava un aspetto inquietante. In realtà nell’edificio si davano convegno un numero impressionante di gatti.
Invece nell’alto Medioevo il palazzo sorgeva tra le torri e le abitazioni delle più prestigiose famiglie fucecchiesi, aderenti alla consorteria che dal luogo prese il nome “Della Volta”. Dal più ricco e potente lignaggio del clan, quello dei Guillicioni, derivarono tutte le famiglie che, da Pietro detto Montanello, presero poi il cognome Montanelli. Esiliati nel Trecento, i Montanelli rientrarono un secolo più tardi. Nacque così l’edificio che, dal tardo Settecento, fu noto come palazzo Montanelli Della Volta. Ma quando l’ultimo della stirpe - Indro il giornalista “contro”, che ha sempre anteposto il proprio dubbio alle certezze altrui - ha visitato la sede alla Fondazione, deve aver avuto paura il fantasma Trombetta: non s’è fatto vedere né sentire. (Il Tirreno)

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