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martedì 5 gennaio 2010

2010: Buoni propositi per gli Italiani nel Mondo

L’editoriale del direttore de L'Italiano Gian Luigi Ferretti
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Il 2010 sta muovendo i suoi primi passi ed è l’ora dei buoni propositi per L’Italiano, che entra nel suo quarto anno di vita.
Primo proposito: difendere, senza se e senza ma, le grandi conquiste della lunga lotta degli italiani nel mondo. I Comites, il Cgie ed i parlamentari eletti all’estero non si toccano!
Secondo proposito: continuare a ragionare su come quello che una volta si chiamava “il mondo dell’emigrazione” può uscire da un’impasse nella quale pare essere impantanato.
Forse è necessario ripartire proprio dall’analisi di questo “mondo”, capire bene come è fatto. Quattro milioni di cittadini italiani nel mondo rappresentano una realtà con mille sfaccettature, che però noi addetti ai lavori ci siamo ridotti ad illustrare con la semplificazione e l’approssimazione di una caricatura.
Proprio come in Italia, all’estero ci sono bambini, giovani e anziani, uomini e donne, con ogni grado di istruzione, che fanno tutti i lavori possibili e anche disoccupati, onesti e delinquenti, e così via.Sembra un’ovvietà. E’ un’ovvietà.
E allora perché parliamo quasi esclusivamente di pensionati, di indigenti o comunque bisognosi almeno di assistenza sanitaria ovvero di ragazzi che necessitano dello studio della lingua italiana?
Il fatto è che la stragrande maggioranza dei membri degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero e degli eletti in Parlamento provengono dai patronati/sindacati. Parlano preferibilmente della realtà che conoscono meglio e nella quale sono immersi quotidianamente.
Non è strano che il loro angolo visuale sia limitato.
Con questo non voglio certo dire che le problematiche sociali, pur toccando una piccola percentuale di connazionali oltreconfine, non siano importanti. Lo sono, eccome. Però non possono essere gli argomenti preponderanti nel discorso sugli italiani all’estero.
La grande intuizione di Tremaglia quando era Ministro fu quella di andare a recuperare l’intero panorama, di cercare di ricostruire il puzzle completo pezzo dopo pezzo.
Con i suoi Convegni chiamò a Roma gli imprenditori italiani nel mondo e con loro creò la Confederazione degli imprenditori italiani nel mondo, i ristoratori, per i quali istituì la Stella d’identità dei ristoranti italiani nel mondo, gli artisti, gli scienziati ed i ricercatori, per i quali ideò il Comitato scientifico permanente degli scienziati italiani nel mondo, i missionari.
Poi lo fecero fuori come Ministro e si ripiombò a parlare quasi esclusivamente di pensionati, bisognosi e corsi di lingua.
Ultimamente abbiamo notato con piacere che qualcosa si sta muovendo sulla scia della visione tremagliana.
Speriamo bene, noi faremo la nostra parte di sprono e supporto. Perché per gli italiani nel mondo ci sarà un futuro solo se si riuscirà a fare passare nell’opinione pubblica in Italia l’immagine quanto più completa della loro realtà.
Questo è solo un abbozzo, ci ritorneremo su. Gian Luigi Ferretti

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