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sabato 14 novembre 2009

Vespa: Immunità, salvaguardia contro gli abusi

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Si può parlare di immunità parlamentare senza pensare per una volta a Silvio Berlusconi (l’eventuale ripristino dell’istituto non potrebbe avere infatti effetto retroattivo)? Ci si accapiglia sui paesi che l’hanno e quelli che non l’hanno, ma si dimentica il punto centrale: altrove i pubblici ministeri dipendono dal governo. In Gran Bretagna il lord cancelliere, ministro della Giustizia, è al tempo stesso uomo politico e più alto magistrato del regno: nomina i magistrati su parere di una commissione consultiva istituita in ciascuna giurisdizione e può essere rimosso in qualsiasi momento dal primo ministro. Il pm è nominato da un omologo del nostro procuratore della Repubblica nominato a sua volta da un omologo del nostro procuratore generale di Cassazione. Sono entrambi esponenti del partito di maggioranza, restano in carica quanto il governo, possono sospendere i processi penali in corso, ma anche impedirne l’avvio, qualora ritengano che possono nuocere all’interesse nazionale o alle relazioni internazionali. L’ultimo caso è quello per lo scandalo dei rimborsi spese gonfiati dai parlamentari, chiuso senza l’avvio di procedimenti penali.In Francia l’apertura di un procedimento è lasciata alla discrezionalità del pm che dipende da un procuratore della repubblica, che dipende da un procuratore generale, che dipende gerarchicamente dal ministro della Giustizia. Questi, dopo la riforma del 1993, deve trasmettere per iscritto le sue disposizioni ai magistrati.In Germania i pubblici ministeri sono funzionari che «devono conformarsi agli ordini dei loro superiori», cioè del governo. Nelle corti federali vengono nominati dal ministro della Giustizia, con l’approvazione del Senato. In Belgio, dove tutta la magistratura è sottoposta agli altri poteri dello stato, i pubblici ministeri sono semplici funzionari nominati discrezionalmente dal re. Funzionari anche i pm svedesi nominati dal ministro della Giustizia. Nei Paesi Bassi i pubblici ministeri rispondono direttamente al governo, in Spagna dipendono dal procuratore generale nominato dal re su proposta del governo. In Svizzera il tribunale federale è nominato dal parlamento. In Giappone i magistrati della Cassazione e delle corti inferiori sono nominati dal governo. Per non parlare degli Stati Uniti dove tutta la magistratura è di natura politica.Il paese meno lontano dal nostro è il Portogallo, dove tuttavia pubblici ministeri e giudici dipendono da consigli superiori diversi e i pm rispondono gerarchicamente a un procuratore generale che si muove lungo linee di politica criminale tracciate da governo e parlamento. Il Portogallo ha avuto una dittatura più lunga del fascismo, eppure ha scelto una strada più cauta della nostra. Quando chiesi a Giulio Andreotti perché nella Costituente si decise una soluzione diversa da tutti i paesi europei garantendo l’autonomia anche ai pubblici ministeri, il senatore mi rispose: «Prima delle elezioni del 1948 noi e i comunisti avevamo paura gli uni degli altri. Ma introducemmo l’autorizzazione a procedere per i parlamentari come salvaguardia da eventuali abusi».Nel 1992-93 durante Tangentopoli la classe politica fece un cattivo uso di quella tutela e finì col suicidarsi abolendola. Ma ogni persona in buona fede vede quanto forte sia lo squilibrio tra una magistratura che di fatto non risponde a nessuno e una classe politica spesso non amata, ma eletta democraticamente, che si trova senza tutela.
Al punto che due governi (Berlusconi 1994 e Prodi 2006) sono caduti anche per un’inopinata spinta giudiziaria. Perciò delle due l’una: o si mette il pubblico ministero sotto tutela del governo e la cosa è da noi impensabile. O si ripristina l’immunità parlamentare, lasciando a Camera e Senato la responsabilità di farne buon uso e di risponderne agli elettori, che sono la fonte primaria della nostra democrazia. (Bruno Vespa - Panorama - 13/11/2009)

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