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lunedì 23 novembre 2009

Michele Moceri presenta un O.d.G. sul Crocifisso

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CONSIGLIO COMUNALE di MONSUMMANO TERME
Ordine del Giorno del Gruppo Consiliare del PdL
Presentato dal Consigliere Michele Moceri
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Al Signor Presidente del C.C.
Monsummano Terme (PT)


Al Signor Segretario Generale
Monsummano Terme (PT)



OGGETTO: Ordine del Giorno urgente per la valorizzazione della nostra identità nazionale ed in merito alla sentenza emanata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul simbolo del Crocifisso



Il Consiglio Comunale di Monsummano Terme

PREMESSA la sentenza pronunciata in data 13 Ottobre 2009 dalla Seconda Sezione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che, in accoglimento ad un ricorso presentato, ha decretato la rimozione dei crocifissi dalle aule scolastiche italiane in quanto concretizzanti ipotesi di violazione dell’Art. 2 del Protocollo n. 1, nonché dell’Art. 9 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali;
PRESO ATTO che la Convenzione Onu sui Diritti del fanciullo del 1989, ratificata dall’Italia nel 1991, prevede, all’Art. 29 comma c), che nell’educare il ragazzo si deve sviluppare … “il rispetto dei valori nazionali del Paese nel quale vive”;
VISTI
- l’Art. 118 del Regio Decreto n. 965 del 30 aprile 1924 (ancora in vigore ed applicabile) il quale recita: “Ogni scuola deve avere la bandiera nazionale, ogni aula il crocifisso e il ritratto del re”;
- l’Art. 119 del Regio Decreto n. 1297 del 26 aprile 1928 (ancora in vigore ed applicabile) il quale stabilisce: “Il crocifisso è fra le attrezzature e materiali necessari alle aule delle scuole”;
- il Parere del Consiglio di Stato n. 63 del 24 luglio 1988 il quale recita: “Conclusivamente, quindi, poiché le disposizioni di cui all’art. 118 del R.D. 30 aprile 1924, n. 965 e quelle di cui all’allegato C del R.D. 26 aprile 1928, n. 1297, concernenti l’esposizione del Crocifisso nelle scuole, non attengono all’insegnamento della religione cattolica, né costituiscono attuazione degli impegni assunti dallo Stato in sede concordataria, deve ritenersi che esse siano tuttora legittimamente operanti;
- la Direttiva del Ministero dell’Istruzione Prot. n. 2666, del 3 ottobre 2002, dispone che: “Sia assicurata da parte dei Dirigenti scolastici l’esposizione del Crocifisso nelle aule scolastiche”;
- l’Ordinanza della Corte Costituzionale del 15 dicembre 2004, con la quale viene dichiarata: “La manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli Artt. 159 e 190 del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione), come specificati, rispettivamente, dall’Art. 119 (e allegata tab. C) del R.D. 26 aprile 1928, n. 1297 (Approvazione del regolamento generale sui servizi dell’istruzione elementare), e dall’Art. 118 del R.D. 30 aprile 1924, n. 965 (Ordinamento interno delle Giunte e dei Regi istituti di istruzione media), e dell’Art. 676 del predetto D.Lgs. n. 297 del 1994, sollevata, in riferimento al principio di laicità dello Stato e, comunque, agli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione”;
- La decisione del Consiglio di Stato n. 556 del 13 febbraio 2006. Nelle diciannove pagine della sentenza n. 556, il Consiglio di Stato afferma che il crocifisso deve restare nelle aule scolastiche non perché sia un suppellettile o un oggetto di culto, ma perché è un simbolo idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, etc.) che hanno un’origine religiosa, ma che sono poi i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato. La lunga ed articolata sentenza si sofferma anche sul concetto di laicità, specificando come la laicità, benché presupponga e richieda ovunque la distinzione tra la dimensione temporale e la dimensione spirituale e fra gli ordini e le società cui tali dimensioni sono proprie, non si realizza in termini costanti e uniformi nei diversi Paesi, ma, pur all’interno della medesima civiltà, è relativa alla specifica organizzazione istituzionale di ciascuno Stato, e quindi essenzialmente storica, legata com’è al divenire di questa organizzazione. In sostanza per il Consiglio di Stato il concetto di laicità italiano è differente da quello britannico o da quello francese, e così via;
CONSIDERATO che il crocifisso, aldilà della sua identificazione con il simbolo religioso della cristianità, racchiude in sé quei valori universali di giustizia, di pace e di probità in cui la nostra società civile affonda le sue vitali radici. Esso fa’ parte della nostra identità culturale, è un simbolo della nostra storia e da sempre esprime valori umani improntati al rispetto, al perdono, al dialogo, alla comprensione, alla tolleranza, all’amore, alla strenua difesa dell’inviolabile dignità della persona. La presenza del crocifisso nelle aule scolastiche non impedisce ad alcun genitore di educare i figli secondo le proprie convinzioni né ad alcuno studente di essere libero di vivere e professare la propria religione o l’ateismo;
COSTATATO il crescente e pericoloso relativismo culturale, morale ed etico della società contemporanea, la costante tendenza a polemizzare con i capisaldi della nostra millenaria cultura, e gli interventi provocatori tendenti a scalfire immemorabili certezze, anche con la squalificante e riprovevole richiesta di abolire il più innocuo e pacifico dei nostri simboli, il crocifisso, nei luoghi pubblici, in particolare nelle aule scolastiche, nei pubblici uffici e negli ospedali;
TENUTO CONTO dei continui attacchi a cui viene sottoposto il nostro Paese, a cui palesemente non si perdonano la creatività e la perfezione, il saper fare delle difficoltà le più preziose virtù. Un popolo nobile, nella sua immensa ricchezza di storia, di arte, di cultura e di ingegno frutto di millenni di impegno civico, ottenuti nei secoli con sacrifici anche estremi. Il crocifisso è anche il palese esempio di questa grandezza nata anche dalla speranza e dal sacrificio. I millenni che hanno portato l’Italia dal nulla all’Impero e poi di nuovo al nulla e poi di nuovo a protagonista della storia, non possono essere cancellati da sentenze di dubbia certezza giuridica, scritte da sette giudici che nulla hanno a che fare, né culturalmente né idealmente con la nostra società;
COSCIENTE inoltre che il concetto di accoglienza e di integrazione non si basa sulla preventiva ed ingenua volontà di rinuncia alla propria identità, eliminando i segni della propria tradizione storica e culturale ma, al contrario, sulla capacità di saper difendere la propria ideologia nel dialogo con chi ha storie, tradizioni e culture diverse, nel rispetto reciproco del proprio bagaglio di conoscenze e di insegnamenti che comunque abbracciano anche la simbologia;
RIBADITO il profondo valore della laicità dello Stato e, come tale di tutte le istituzioni preposte a rappresentare il popolo italiano. La maturità della coscienza dei laici e dei credenti è il patrimonio etico che sta alla base del fondamento della pace, della solidarietà e della fratellanza umana;
RITENUTO che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha emesso una sentenza, incomprensibile, giuridicamente ed eticamente inaccettabile, oltre che inappropriata e ingiusta in quanto non rispettosa dei principi della democrazia e delle tradizioni di un intero popolo e che detta sentenza è lesiva dei suoi stessi principi ispiratori, e cioè discriminante della libertà religiosa;

RITENUTO inoltre che la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo rappresenta una pericolosa intromissione nel nostro democratico sistema legislativo, poiché di fatto lede l’interesse di tutto il popolo italiano con il pretesto di tutelare i diritti umani e civili di un singolo, senza tenere conto che sullo stesso tema la giustizia italiana, in tutti i suoi gradi, ed in tutte le sue sedi, ha più volte riconosciuto la legittimità della collocazione dei crocifissi. Il crocifisso è considerato ormai anche da laici, ed autorevoli esponenti delle altre confessioni religiose, un simbolo ricchissimo di significati anche per chi crede in altre religioni e per chi non crede affatto, essendo il simbolo della sofferenza umana che chiede di essere riscattata, una speranza universale che va offerta a tutti gli uomini e naturalmente ai bambini ed ai ragazzi che vanno a scuola;
CONOSCIUTA la volontà del Governo Italiano, che ha immediatamente presentato ricorso, contro la sentenza, alla Grande Camera Europea che funge da organo di appello;
EVIDENZIATO che la sentenza non è eseguibile in Italia, se prima non viene messo in moto un lungo iter e lo stesso non giunga a termine, ed in ogni caso sempre e quando la sentenza definitiva non contrasti con i principi fondamentali della nostra Costituzione. Quindi, fino al pronunciamento della Grande Camera Europea, la sentenza non potrà comunque essere applicata, ed eventualmente, se dopo l’appello, dovesse diventare vincolante, non sono previste sanzioni in caso di inosservanza. Spetterebbe poi al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa controllarne l’esecuzione.
In attesa dell’esito del ricorso in appello proposto dal Governo Italiano contro la sentenza;

ESPRIME

Il proprio assoluto dissenso nei confronti di detta sentenza e la propria preoccupazione per la decisione assunta dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo per i motivi esposti;

RIAFFERMA

La necessità e l’opportunità di salvaguardare la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche italiane, riconoscendone l’alto valore simbolico, non solo religioso ma anche civile ed educativo, in qualunque sede esso sia esposto;

AUSPICA

L’accoglimento del ricorso presentato dal Governo della Repubblica Italiana;

INVITA

Il Sindaco e la Giunta Municipale a disporre un’attenta ed accurata verifica in tutti gli Uffici Pubblici, compresi quelli del Comune aperti al pubblico, e le Aule delle Scuole Comunali, coinvolgendo anche i rappresentanti locali delle suddette Istituzioni, per assicurare la presenza dei crocifissi sia negli Uffici che in ogni aula scolastica, al loro ripristino ove siano stati rimossi, ed alla loro collocazione ove non siano mai stati posti. In ambito scolastico sarebbe opportuno svolgere una riflessione sui valori sopra richiamati, insiti nella nostra storia e nella nostra tradizione, ed in particolare, con l’approssimarsi delle festività natalizie, per mantenere vive le tradizioni, sarebbe consigliabile che le scuole curassero l’allestimento del Presepe e l’organizzazione delle recite;

INVIA

Il presente ordine del giorno, approvato, alla Presidenza della Provincia di Pistoia, alla Presidenza della Regione Toscana, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Presidente della Repubblica, ed al Presidente della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

1 commento:

Ennio.Fratini ha detto...

Bravo Michele!!!